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L'ODG in allegato è stato appena approvato all'unanimità dal consiglio comunale di Faenza!!!
Scritto dalle associazioni, e indirizzato a promuovere e favorire la RIDUZIONE dei RIFIUTI, il RIUSO, il VUOTO A RENDERE, i PANNOLINI LAVABILI,ecc...
Ora ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo a lavorare! Auspichiamo che sempre più comuni adottino un odg del genere...che è solo un punto di partenza...non di arrivo.
Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato e in particolare Natale Belosi!
Linda

C O M U N E di F A E N Z A



PROGETTO PER FAVORIRE LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI, IL VUOTO A RENDERE E L'ECONOMIA CIRCOLARE NEL TERRITORIO COMUNALE

Il presente documento è stato redatto su iniziativa delle associazioni CIF Comitato contro gli Inceneritori Faenza; Comitato Acqua Bene Comune Faenza e comprensorio; Comitato ambiente e paesaggio di Castel Bolognese; Comitato Brisighella Bene Comune; Comitato Debito pubblico: decido anch'io; Circolo Legambiente Lamone di Faenza; Ecoistituto Ecologia scienza e società Faenza; Fuori dal Coro; Gruppo Famiglie Rifiuti Zero, Gruppo Acquisto Solidale di Faenza; Gruppo Allattando a Faenza; Referente Rete rifiuti zero Emilia Romagna; Sì rinnovabili No nucleare e viene proposto al Consiglio Comunale di Faenza su proposta della Conferenza dei Capigruppo e della Commissione III “Ambiente ed Assetto del Territorio”..

Considerato che

  • In base all’ultimo Report sulla gestione dei rifiuti in Emilia-Romagna nel 2014 a Faenza sono stati prodotti in media 724 kg di rifiuti pro-capite all'anno, di cui 344 kg di rifiuti indifferenziati;

  • nella spesa quotidiana c’è uno spreco eccessivo di materiali da imballaggio, si calcola che ogni anno in Italia vengano prodotti circa 11 milioni di tonnellate di imballaggi;

  • gli imballaggi nell'atto di produzione e smaltimento consumano grandi quantità di materie prime: ad esempio per produrre 1 kg di plastica ad esempio si consumano 4 litri di petrolio e 400 litri di acqua; per produrre 1 kg di carta vergine si consumano 3 kg di risorse vegetali, 9 kg di collanti e resine, 268 litri di acqua e energia equivalente a 0,7 litri di petrolio;

  • sulla base delle analisi merceologiche condotte dalla Regione Emilia-Romagna nel 2014 in media l’8% del rifiuto urbano indifferenziato è rappresentato da pannolini e altri ausili assorbenti usa e getta;

Tenuto conto che

  • nella Regione Emilia Romagna la plastica viene differenziata solo al 40% e nemmeno la metà (47%) di quella differenziata viene riciclata, quindi complessivamente solo il 19% della plastica buttata viene riciclata (dati Arpae, Atersir, Conai);

  • il restante 81% viene avviato a incenerimento o a smaltimento in discarica con notevoli ripercussioni ambientali e sulla qualità dell'aria che respiriamo;

  • lo stesso riciclo impegna risorse energetiche e non tutti i materiali possono riciclarsi infinite volte;

  • lo smaltimento dei rifiuti impegna ingenti risorse economiche che vengono sottratte a tutta la comunità.

Riconosciuto che

  • la prevenzione dei rifiuti, come bere acqua di rubinetto, portarsi il contenitore e la sporta da casa, comprare alla spina, usare pannolini lavabili, fare vuoto a rendere, sono semplici azioni virtuose che vanno sostenute, promosse e incentivate da ogni amministrazione. All'estero (Olanda, Germania...) si praticano già da decenni. Anche in Italia molti Comuni Virtuosi sostengono progetti di questo tipo, seguendo la strategia Rifiuti Zero;

  • la Legge Regionale 16/2015 impegna tutti i comuni a raggiungere almeno il 73% di RD nel 2020, e il 20-25% di riduzione a monte dei rifiuti urbani e una produzione pro-capite massima di 150 kg di rifiuti non inviati a riciclaggio;

  • la medesima Legge Regionale 16/2015 prevede un fondo di incentivazione alla trasformazione del servizio e alla riduzione dei rifiuti con una linea specifica di finanziamento ai progetti comunali di riduzione della produzione di rifiuti;

  • a Faenza, secondo il Piano d'ambito per la gestione dei rifiuti urbani, si è finalmente scelto di puntare sul porta a porta misto che, dopo la fase di avvio, troverà ulteriori miglioramenti a partire dalla tariffazione puntuale;

  • anche il collegato ambientale art.219 bis approvato in Parlamento nel dicembre 2015 e in attesa di decreto attuativo, prevede incentivi alla sperimentazione del vuoto a rendere con cauzione per birra e acqua minerale.

Visto che nel nostro territorio negli ultimi anni:

  • i gestori hanno chiuso tutti i distributori di latte crudo alla spina che erano presenti in città;

  • i piccoli produttori di miele, latte, conserve o succhi che facevano vuoto a rendere non praticano più questa azione e sono tornati all'usa e getta. I produttori lamentano che non c'è chiarezza sulle regole igienico sanitarie e sulle procedure Haccp da seguire. Il problema è anche economico: i piccoli produttori non possono permettersi grandi e costose autoclavi e non sanno se ci sono mezzi alternativi;

  • nei mercati del contadino e in alcuni negozi si continuano a distribuire shopper in plastica non trasparente in violazione della Legge 116/2014;

  • nonostante l'eccellente qualità dell'acqua faentina, in molte mense lavorative, aziendali e commerciali si utilizza acqua in bottigliette da 1/2 litro; in tutte le scuole faentine ci sono distributori di bottigliette di acqua e bibite zuccherate, totalmente in contrapposizione con l'educazione ambientale e alla salute che si vuole dare ai bambini e ai ragazzi;

  • la maggior parte dei bar e dei ristoranti non somministra acqua di rubinetto e utilizza bustine monodose di zucchero. L'Unione dei consumatori ha calcolato uno spreco annuale (in Italia) di 7000 tonnellate di zucchero buttato oltre alla carta;

  • la carta nella pubblica amministrazione e nelle scuole è il più delle volte vergine e non riciclata e non proveniente da foreste gestite in maniera responsabile.

Si chiede al Comune di Faenza di:

  • creare un tavolo di confronto permanente sui temi della gestione consapevole dei rifiuti che coinvolga l’Amministrazione comunale, le associazioni ambientaliste, le associazioni di categoria, l’Ausl, le autorità competenti, i rappresentanti dei mercati diretti, piccoli produttori e commercianti;

  • promuovere, sostenere e se possibile incentivare tutti quei produttori e quelle attività che fanno vuoto a rendere con cauzione, che vendono prodotti sfusi, alla spina o senza imballaggi;

  • chiarire, con tutti gli stakeholder interessati, quali sono le procedure e le norme igienico sanitarie da seguire per fare il vuoto a rendere del vetro, per i vari alimenti (birra, latte, marmellata, miele...) e quali macchinari sono adatti a sterilizzare i vuoti. Il tutto calato nella realtà della piccola distribuzione locale, che non può permettersi grandi e costosi macchinari;

  • coinvolgere rappresentanti della GDO (grande distribuzione) per promuovere progetti di riduzione degli imballaggi, anche nei supermercati;

  • sensibilizzare con campagne informative i cittadini a portarsi le sporte da casa, anche quelle necessarie all'ortofrutta, evitando così lo spreco di nuovi shopper in nylon usa e getta. I mercati diretti e i supermercati potrebbero far pagare 0,20 cent gli shopper per l'ortofrutta, incentivando così i clienti a portarsi da casa tutte le sportine necessarie, secondo il progetto Porta la Sporta http://www.portalasporta.it;

  • sensibilizzare i cittadini a portarsi il contenitore (pulito e richiudibile) da casa, laddove si vendono prodotti sfusi da bancone come in macelleria, gastronomia, pescheria, gelateria, ecc.;

  • controllare maggiormente i mercati diretti ortofrutticoli e i negozi affinché non vengano più distribuiti shopper in plastica non trasparente vietati dalla Legge 116/2014;

  • sensibilizzare i bar, gli alberghi, i Bed & breakfast e altri punti di consumo a sostituire le bustine monodose di zucchero, miele e marmellata, con dosatori. (Sono infatti vietate unicamente le zuccheriere apribili, mentre i dosatori si possono usare, come chiarito nella risoluzione del Ministero delle Attività Produttive n. 769422 del 28 maggio 2004);

  • promuovere, sostenere e, se possibile, incentivare le attività (bar, mense, ristoranti, ecc.) che utilizzano e propongono acqua dal rubinetto (o tramite impianti di microfiltraggio) ai propri clienti;

  • promuovere, sostenere e se possibile incentivare le scuole che decidono di non rinnovare gli appalti per le macchinette distributrici di acqua e bibite in bottiglia, invitando tutti a bere acqua dal rubinetto e portarsi borracce da casa. Sostenere le scuole che vogliono dotarsi di erogatore e/o impianti di microfiltraggio di acqua potabile;

  • sensibilizzare i cittadini e i negozianti affinché sappiano che ci si può portare il contenitore da casa laddove si vendono prodotti sfusi da bancone come in macelleria, gastronomia, pescheria, gelateria, ecc;

  • patrocinare l'iniziativa Disimballiamoci (in allegato) ideata dalle associazioni scriventi, divulgarla e promuoverla anche tramite le associazioni di categoria;

  • Valutare lo stato degli acquisti diretti dell'Amministrazione Comunale, secondo la procedura GPP (Green Public Procurement), per migliorare il mix di prodotti riciclati e con minor impatto ambientale;

  • effettuare e pubblicizzare la raccolta differenziata in tutti i luoghi pubblici;

  • promuovere, sostenere e se possibile incentivare gli organizzatori delle feste (sagre, feste scolastiche, ecc.) affinché si dotino di bicchieri e stoviglie lavabili e riutilizzabili o, se questo non è possibile, biodegradabili, redigendo un apposito vademecum scaricabile dal sito del Comune;

  • promuovere, sostenere e se possibile incentivare l'acquisto di pannolini lavabili, ad esempio con buoni sconto spendibili in tutti i negozi del territorio comunale che trattano tali merceologie; favorire l'uso dei pannolini lavabili anche nei nidi comunali coinvolgendo le mamme volontarie del Gaaf che gestiscono la “pannolinoteca” comunale;

  • prendere spunto dalle idee di realtà che da anni stanno già lavorando con ottimi risultati su questi temi anche confrontandosi direttamente con essi e coinvolgendoli in prima persona;

  • promuovere, tramite tutti i mezzi a disposizione dell’amministrazione, anche con la collaborazione di associazioni presenti sul territorio, una dettagliata formazione dei cittadini (anche nelle scuole) sensibilizzando ai benefici etici, culturali, ambientali e sanitari insiti nella riduzione dei rifiuti e della loro gestione quotidiana.

Il presente Ordine del Giorno impegna l'Amministrazione Comunale a predisporre progressivamente i necessari e opportuni atti deliberativi per il raggiungimento di questi obiettivi.

 

di MASSIMO VILLONE E DOMENICO GALLO E ALFIERO GRANDI   
27 Maggio 2016

1. Perché raccogliere le firme, se il referendum è stato già chiesto dai parlamentari?
Non si può lasciare al Palazzo la scelta se votare su una vasta modifica della Costituzione, facendone un plebiscito Renzi sì-Renzi no. La richiesta dei cittadini corregge la torsione plebiscitaria, inaccettabile perché impedisce la discussione di merito su una modifica pessima e stravolgente, che va respinta a prescindere dalla sorte del governo.

2. Ma anche Renzi ha avviato la raccolta delle firme.
Lo ha fatto non per amore di democrazia, ma solo perché i sondaggi hanno dimostrato che la via del plebiscito personale era per lui pericolosa. È anche un tentativo di scippare la bandiera della raccolta firme ai sostenitori del no. Tutto deve essere nel nome del governo.

3. Finalmente si riesce dove tutti avevano fallito.
È decisivo il come. Un Parlamento illegittimo per l’incostituzionalità della legge elettorale, e una maggioranza raccogliticcia e occasionale, col sostegno decisivo dei voltagabbana, stravolgono la Costituzione nata dalla Resistenza. L’irrisione e gli insulti rivolti agli avversari vogliono nascondere l’incapacità di rispondere alle critiche.

4. La legge Renzi-Boschi riduce i costi della politica, cancellando le indennità per i senatori non elettivi.
Il risparmio è di spiccioli. La gran parte dei costi viene non dalle indennità, ma dalla gestione degli immobili, dai servizi, dal personale. Mentre anche il senatore non elettivo ha un costo per la trasferta e la permanenza a Roma, nonché per l’esercizio delle funzioni (segreteria, assistente parlamentare, etc). Risparmi con certezza maggiori si avrebbero – anche mantenendo il carattere elettivo – riducendo la Camera a 400 deputati, e il Senato a 200. Avremmo in totale 600 parlamentari, invece dei 730 che la legge Renzi-Boschi ci consegna.

5. I senatori eletti dai consigli regionali nel proprio ambito, insieme a un sindaco per ogni regione, rappresentano le istituzioni di autonomia. È la Camera delle Regioni, da tempo richiesta.
Falso. Un consigliere regionale è espressione di un territorio limitato e infraregionale, cui rimane legato per la sua carriera politica. Lo stesso vale per il sindaco-senatore. Avendo pochi senatori, ogni regione sarà rappresentata a macchia di leopardo. Pochi territori avranno voce nel Senato, e tutti gli altri non l’avranno. È la Camera dei localismi, non delle regioni.

6. Sarebbe stato meglio con l’elezione diretta?
Certo, perché i senatori eletti avrebbero dato rappresentanza a tutto il territorio regionale e a tutti i comuni. Una vera Camera delle regioni richiede l’elezione diretta, mentre l’elezione di secondo grado apre la via ai localismi e agli egoismi territoriali.

7. Il riconoscimento del seggio senatoriale può essere la via per creare un circuito di eccellenza nel ceto politico regionale e locale.
È vero piuttosto, al contrario, che si rischia un abbassamento della qualità nei massimi livelli di rappresentanza nazionale. Basta considerare le cronache

 

 

Abbiamo appreso, pur senza la benché minima discussione in Consiglio Comunale, che la Giunta di Faenza ha promosso, già dall'autunno scorso, “un percorso per revisionare, aggiornare e attualizzare i contenuti della Conferenza Economica Comprensoriale tenutasi nel lontano 2009”.

Dopo diversi annunci, dopo la costituzione di quattro gruppi di lavoro (ristretti alle sole Associazioni economiche) che si sono riuniti da febbraio ad aprile, dopo l'indicazione di svolgere la Conferenza nella seconda quindicina di maggio (più precisamente il 20), il 13 maggio scorso si sarebbe indicata una nuova data per lo svolgimento della Conferenza attorno al 15 giugno.

Che problemi sono sorti? Ma soprattutto, a cosa deve servire questa Conferenza?

E perché prepararla con un percorso che ha escluso completamente il Consiglio Comunale - non solo le forze di opposizione, ma anche quelle di maggioranza (così almeno ci risulta) – le istanze della società civile, dell'associazionismo e gli stessi Comuni dell'Unione, cosa piuttosto strana per una Conferenza che vorrebbe essere comprensoriale?

Ben altro coinvolgimento e metodi furono usati per preparare la Conferenza del 2009.

Abbiamo l'impressione che si tratti semplicemente di un’operazione di immagine, volendo imitare lo stesso stile di Renzi e del suo Governo: un uomo solo al comando, che non si confronta con nessuno e che lancia qualche slogan e annunci che vorrebbero essere rassicuranti. Non funziona a livello nazionale, tanto meno può funzionare in periferia.

Abbiamo potuto visionare il documento preparatorio e da questo prendere spunto per fornire alcuni argomenti di discussione e farli conoscere alla collettività, dato che la questione economica deve essere prioritaria per la nostra città, attanagliata com’è da una crisi che vede erodere sempre più posti di lavoro.

E' piuttosto inquietante che il documento preparatorio si apra dichiarando una “concezione di città come organizzazione imprenditoriale il cui output è la creazione d'impresae poi ricicli l'ormai trito concetto di marketing territoriale.

Una città “desiderabile” non dovrebbe essere organizzata come un’impresa, ma piuttosto come un luogo accogliente socialmente, con al primo posto i beni comuni, la socialità, l'equità. Un luogo, quindi, dove le attività produttive, commerciali, dei servizi, le imprese e lo stesso lavoro - che deve essere il più possibile garantito per tutti - sono un mezzo e non un fine.

Il problema è che questa Amministrazione (in carica ormai da oltre sei anni) non ha un progetto, un’idea di città sostenibile, da proporre alle forze sociali ed economiche del territorio. La “vision” di lungo termine comporta la definizione di un obiettivo di outcome, (era più semplice dire risultato) di trasformazione della realtà socio-economica del territorio faentino, traguardata al 2020 - citata nel testo - pare semplicemente accompagnare le tendenze di mercato, ed in particolare le richieste che possono venire da alcuni poteri forti. Il 2020 è dietro l’angolo, sappiamo come azioni di questo tipo abbiano bisogno di tempo per vedere realizzati i propri obiettivi: il tempo per mettere in campo azioni di marketing territoriale e per lo sviluppo del territorio c’era.

L'Altra Faenza chiede formalmente che si apra una discussione pubblica e vengano coinvolti anche i Consigli Comunali dell'Unione, per affrontare una situazione economica e occupazionale – e i suoi effetti sociali - particolarmente pesante nei nostri territori.

Sappiamo bene che gli strumenti e i poteri degli Enti Locali per promuovere uno sviluppo equilibrato del territorio sono limitati, ma qualche scelta importante può essere indicata.

Giusto per non essere facilmente etichettati dalla solita litania di “opposizione che sa dire solo no”, oppure “che sa criticare senza proporre mai nulla”, mettiamo sul tavolo alcune proposte, riservandoci di argomentarle se ci sarà data la possibilità di farlo:

  • Fin dalla campagna elettorale della primavera 2016 abbiamo sollecitato l’attivazione di un Osservatorio in grado di monitorare gli effetti della crisi (aziende chiuse e in difficoltà, posti di lavoro persi, lavoratrici e lavoratori disoccupati e in Cassa integrazione, nuove aree di povertà, ecc.); se non si conosce la realtà è difficile destinare le poche risorse possibili a favore di chi più ha bisogno;

  • Nei mesi scorsi, proprio in considerazione della gravità della situazione, abbiamo pubblicamente proposto che “tutta la città si unisca nel fronteggiare la crisi”; lo abbiamo fatto perché riteniamo utili il confronto, il dialogo, la collaborazione.

  • E’ necessario individuare i settori sui quali puntare nel nostro territorio, evitando espressioni generiche quali quelle contenute nel documento della Giunta; è necessario elaborare un vero e proprio piano strategico territoriale e promuoverlo con un tangibile processo partecipativo allargato; 

  • Si deve dare corso al Piano di Azione per l'Energia Sostenibile – il PAES (approvato più di un anno fa e non ancora partito) - e iniziare a tradurre in fatti concreti i principi sull'”economia circolare” contenuti nella recente Legge Regionale, particolarmente di attualità vista la “crisi dei rifiuti” che coinvolge tutti.

Lo ripetiamo: L'Altra Faenza chiede di poter esprimere il proprio contributo, al pari di altre realtà attive nel territorio: forze politiche, associazioni, volontariato, movimenti. Su temi quali quelli che la Conferenza economica dovrebbe essere chiamata ad affrontare - così da poter fornire una lettura puntuale e articolata della situazione e le conseguenti indicazioni e scelte di prospettiva - procedere escludendo espressioni della società in grado di fornire un apporto positivo costituirebbe una scelta miope e di basso profilo.

 

Faenza, 25 maggio 2016

L'Altra Faenza

 

 

Comunicato

(I 10 passi della strategia Rifiuti Zero)

La vicenda dei subappalti per il servizio di raccolta rifiuti, che Hera ha fatto al massimo ribasso, sta diventando una “telenovela”, mentre i disservizi continuano. (Ritiro dell'affidamento alla “chiacchierata” società Ambiente 2.0; proposta di assegnazione al consorzio Ciclat, che giustamente ad un ribasso del 14% ha rifiutato; necessità di una nuova gara...).

E' necessaria una riflessione più approfondita sul ruolo delle multiutility (nel nostro caso di Hera) ancora formalmente a partecipazione e maggioranza pubblica, ma senza che gli Amministratori pubblici abbiano un vero ruolo di orientamento e decisione.

Mai più questi disservizi” hanno detto molti Amministratori locali. Ma cosa pensano di fare perché non si ripetono?

L'Altra Faenza avanza alcune questioni sulle quali vorremmo aprire una discussione pubblica.

I Comuni del comprensorio forlivese, gestiranno la raccolta dei rifiuti con una propria società pubblica, perché non si può fare anche nei nostri territori? In ogni caso, in vista della prossima gara europea di affidamento del servizio, indichiamo alcuni punti:

1) Per evitare pericolose commistioni, andrebbe separata la fase di raccolta da quello dello smaltimento (Hera non può gestirle entrambe, peraltro subappaltando gran parte della raccolta);

2) I bacini di raccolta dovrebbero essere più piccoli (tra i 30 e 100 mila abitanti) per poter applicare meglio gli obiettivi dalla nuova legge regionale (riduzione, differenziazione, riuso, raccolta porta a porta e tariffa puntuale);

3) La durata dell'affidamento dovrebbe essere di 5 anni (eventualmente prorogabili) e non 15 anni, come ipotizzato dalla Regione.

4) Per preparare il bando è necessario avere un quadro esatto del ciclo di raccolta e smaltimento nei nostri territori, serve una relazione dettagliata, da rendere pubblica.

5) Nel bando di gara vanno indicati con precisione i termini del servizio che deve essere svolto e le necessarie penalizzazioni nei casi di inadempienza.

6) La preparazione del bando di gara non può essere lasciata all'Agenzia Territoriale dell'Emilia-Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti (Atersir), ma deve essere definita con la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori coinvolti, anche attraverso le associazioni dei cittadini, degli ambientalisti, delle organizzazioni sindacali, chiamando i Consigli Comunali a discutere e deliberare.

Maggio 2016

 

 

Comunicato stampa del Comitato Salviamo la Costituzione di Ravenna

Siamo in buona compagnia Con Roberto Benigni e con Valerio Onida Altro che Casa Pound

www.salviamolacostituzione.ra.it 

 

La nostra forza sta nella partecipazione, nel sostegno che riceviamo dalla cittadinanza, e nel nostro capillare impegno, che continua in tanti diversi luoghi della provincia.

Diamo importanza ai numeri, ma non soltanto ai numeri.

Ci conforta sapere che siamo in buona compagnia, nel nostro quotidiano sforzo di informare e chiedere attenzione.

Roberto Benigni, uno dei pochi “eroi popolari” del nostro tempo, sta informandosi sulla “riforma” e orientandosi verso il NO al referendum costituzionale del prossimo ottobre.

Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, con il quale abbiamo intensamente collaborato nella campagna referendaria del 2006,

si impegna - e ci impegna - in una argomentata e approfondita valutazione delle ragioni del NO a QUESTA “riforma” costituzionale. In un recente articolo pubblicato su “Il Sole 24 Ore” ( 3 maggio 2016), Onida sottolinea il valore che ogni Costituzione deve avere, e che la nostra ha sicuramente avuto, nella sua origine e nella storia della Repubblica, fino a vent’anni fa: essere espressione di unità.

 La Costituzione è tale se è “casa comune”.

Non lo è più se diventa

 

Hera è sempre più una finanziaria che delega i servizi, con la nuova Legge Regionale sui rifiuti e i prossimi bandi di affidamento bisogna cambiare strada

Le immagini dei cassonetti delle città della nostra provincia, stracolme di rifiuti sono preoccupanti sia per l’impatto estetico, sia per il disservizio causato alla cittadinanza e stanno generando le giuste proteste dei cittadini.

Le ragioni sono senz'altro da ricercare nel nuovo appalto di Hera per la raccolta e trasporto dei rifiuti, che è stato vinto da Ambiente 2.0, con un ribasso di circa il 14% sulla base d’asta.

All'epoca furono sollevati molti dubbi su un ribasso così anomalo, proposto peraltro da aziende che in passato hanno avuto problemi nel pagamento degli stipendi e indagini a carico per corruzione e traffico illegale di rifiuti. Com'era possibile pensare che a queste condizioni si avessero gli stessi trattamenti per i lavoratori e la stessa qualità del servizio?

Le responsabilità, tuttavia, stanno soprattutto nelle scelte di Hera, che controlla l'intero ciclo dei rifiuti, ma ha affidato all’esterno tutto il servizio di raccolta, tenendo per sé solo lo smaltimento e i profitti.

Se chi controlla la raccolta è lo stesso che gestisce lo smaltimento è facile che si producano commistioni pericolose. Infatti Hera ed Herambiente sono già state sanzionate nel 2014 dall'antitrust per abuso di posizione dominante nei mercati collegati alla raccolta differenziata della carta, in diversi Comuni della regione.

L'applicazione della nuova legge Regionale sui rifiuti, la n.16/2015 e poi la preparazione dei prossimi bandi per l'affidamento della raccolta, devono essere l'occasione per cambiare strada.

Noi ribadiamo che la strada migliore sarebbe quella di bacini di raccolta contenuti in una dimensione tra i trenta ed i centomila abitanti (come chiede anche il garante della concorrenza) e l'affidamento del servizio a società totalmente pubbliche sotto la guida diretta dei Comuni, con un percorso partecipato della popolazione. Ossia in house, come stanno facendo i Comuni del forlivese. Nella nostra provincia gli strumenti sarebbero già a disposizione: Ravenna Holding, per Ravenna; Lugo Team, per il comprensorio di Lugo; AMF, per il comprensorio di Faenza.

Purtroppo, non è stata questa finora, la scelta dei nostri Amministratori locali, ma vorremmo almeno sperare che per i prossimi bandi per la gara europea di affidamento della raccolta (che dovrebbero essere svolti entro l'anno) non si seguano le stesse infauste logiche attuali.

Ricordiamo due capisaldi sanciti recentemente dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust):

- Occorre separare nettamente la fase della raccolta dalla fase dello smaltimento affidandoli a due soggetti diversi;

- L’affidamento della raccolta non deve superare la durata di cinque anni (invece dei 15 previsti attualmente), sia nel caso di procedura a gara sia nel caso di affidamento in house, in quanto questi sono i tempi necessari per l’ammortamento di mezzi ed attrezzature.

A questo fine, chiediamo che gli Amministratori locali rendano pubblica una precisa relazione sullo stato delle diverse fasi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti nelle nostre zone e che le bozze di articolato del bando di gara siano note, prima della sua attivazione, anche per poter essere discusse nei Consigli Comunali.

Le novità positive della nuova Legge regionale sui rifiuti, che tutti abbiamo riconosciuto, non possono restare principi astratti da sbandierare in qualche occasione, ma devono cominciare ad essere applicate con servizi adeguati a ridurre i rifiuti non riciclati, aumentare la raccolta differenziata e il riuso di materia, generalizzando la raccolta porta a porta e attivando la tariffazione puntuale.

Faenza, 30 aprile 2016

CIF Comitato contro gli Inceneritori Faenza; Comitato Acqua Bene Comune Faenza e comprensorio; Comitato ambiente e paesaggio di Castel Bolognese; Comitato Brisighella Bene Comune; Comitato Debito pubblico: decido anch'io; Circolo Legambiente Lamone di Faenza; Ecoistituto Ecologia scienza e società Faenza; Fuori dal Coro; Gruppo Famiglie Rifiuti Zero, Gruppo Acquisto Solidale di Faenza; Gruppo Allattando a Faenza; Referente Rete rifiuti zero Emilia Romagna; Sì rinnovabili No nucleare