America oggi Oltre mille manifestazioni, la più grande a Washington. Intanto entrano in vigore i «dazi di base» al 10% - nessuno escluso
La manifestazione a Bryant Park (New York) – Marina Catucci
Il giorno dopo il crollo delle borse globali più drammatico dai tempi del Covid, dagli Stati uniti arriva la prima protesta di massa contro Donald Trump (e il suo vice ombra Elon Musk). Più di mille piazze in tutto il Paese, da New York alla California, mentre l’evento principale si è svolto nella città sede del governo – Washington D.C. – dove erano attese 500.000 persone. E dove i manifestanti sono stati raggiunti anche da parlamentari democratici, fra cui Ilhan Omar, Jamie Raskin e Maxwell Frost: «Questa ascesa insidiosa dell’autoritarismo – ha detto Frost – è alimentata da miliardari corrotti e mega corporation che credono di avere il diritto di controllare ogni aspetto delle nostre vite». Il nome della piazza (e di quelle in tutti gli Usa) è Hands Off: giù le mani, a cui ciascuno aggiunge da cosa – gli studenti, i migranti, la sanità, le istituzioni.
L’EVENTO è organizzato da decine di organizzazioni per i diritti umani e della società civile, da MoveOn a Women’s March: «Hanno paura di ciò che stiamo costruendo. E fanno bene ad averne. Non è finita qui, abbiamo appena cominciato – scrive l’organizzazione femminista che ai tempi del primo mandato Trump aveva organizzato una delle più grandi manifestazioni di protesta della storia Usa. Non a caso nella piazza di New York, a Bryant Park, in molti indossano il cappellino rosa di quella storica Women’s March. «Sono qui a protestare per quello che l’amministrazione Trump sta facendo agli studenti. Non ero d’accordo con le manifestazioni dell’anno scorso nelle università, ma è intollerabile che vengano perseguitati per aver espresso il loro pensiero», dice al manifesto Rachel. Edward ha un cappellino rosso Make America Great Again, ma è scritto in cirillico: «Perché Trump – dice – vuole rendere l’America come la Russia di Putin».
LE FERMATE della metropolitana e i treni diretti verso Bryant Park straripavano di persone, nonostante la pioggia che ieri cadeva su New York. Ogni autobus di passaggio suonava il clacson in sostegno ai manifestanti, e quando il guidatore di una Tesla ha avuto la cattiva idea di passare davanti alla piazza è stato accolto da una marea di boati.
Contemporaneamente, a Washington i manifestanti hanno esposto davanti alla sede dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) centinaia di scarpine vuote, a rappresentare i bimbi palestinesi uccisi dalla guerra a Gaza. Mentre sul National Mall i manifesti proclamavano che «L’America non ha re – e non ne ha bisogno».
NELLA NOTTE, prima che si cominciasse a manifestare, è intanto scattata la scure: a mezzanotte e un minuto i dazi di base (baseline tariffs) del 10% hanno iniziato a essere imposti su quasi tutte le merci in ingesso alle dogane portuali e aeroportuali degli Stati uniti. Nessuno sconto neanche per le navi cargo che avevano raggiunto il porto di destinazione entro la mezzanotte – nonostante il Customs and Border Protection avesse concesso un «periodo di grazia» di 51 giorni su carichi a bordo di aerei o navi il cui transito verso gli Stati uniti fosse iniziato prima della deadline di sabato.
Nel frattempo il Senato approvava il piano di budget voluto dai repubblicani (tutti i senatori Gop tranne due, Rand Paul e Susan Collins) diretto ora alla Camera, che sancisce tagli alle tasse mentre sugli americani si stanno per abbattere tasse ben più gravose sotto forma di prezzi gonfiati dai dazi. A scontare le tariffe anche gli accordi su Tik Tok: poco prima della ritorsione di Pechino era stata decisa un’ulteriore proroga di 75 giorni per la piattaforma di proprietà cinese negli Usa. Ma dopo i dazi annunciati da Trump tutte le trattative sono in stand-by.
A INCASSARE il colpo c’è lo stesso segretario del Tesoro nominato da Trump, Scott Bessent, che secondo delle fonti della giornalista Msnbc Stephanie Ruhle starebbe cercando una via di fuga dal suo incarico: «Mi hanno detto che sta cercando una via d’uscita per entrare alla Fed, perché negli ultimi giorni la sua credibilità è stata distrutta». «Quanti Scaramucci è durato?» ci si chiede sui social, usando come unità di tempo la permanenza alla direzione delle comunicazioni della Casa bianca di Anthony Scaramucci, licenziato da Trump durante il suo primo mandato dopo appena 11 giorni.