Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

IL CASO. L'incontro era stato negato "con scuse ridicole" a luglio. Oggi a Como il forum di Sbilanciamoci mentre a pochi chilometri a Villa d’Este ci sarà il Forum Ambrosetti. Meloni salta il turno sul lago di Como,, ma ci sarà un'ampia rappresentanza del suo governo. Domani la manifestazione indetta dal sindacato Usb

L’altra Cernobbio, la strada maestra Tavoli di lavoro durante un'edizione de l’Altra Cernobbio

Il forum «L’Altra Cernobbio, organizzato dalla Campagna Sbilanciamoci! e intitolato «La strada maestra. Ambiente, diritti, lavoro, pace: la nostra Costituzione» si terrà oggi dalle 16 e domani presso l’Arci Xanadù, Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como in contemporanea al 49esimo seminario dello Studio Ambrosetti organizzato nella Villa d’Este di Cernobbio dove gli esponenti del mondo della finanza e dell’economia e del mainstream del pensiero neoliberista incontreranno tra gli altri i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.

LA REDAZIONE CONSIGLIA:

Il valore programmatico della lotta contro povertà e diseguaglianze

DOPO AVERE LASCIATO in sospeso la sua partecipazione alla kermesse alla fine la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preferito non intervenire. A differenza dell’anno scorso, quando l’incontro nella magnifica villa sul lago di Como serviva all’ultradestra per confermare la sua vocazione capitalista, quest’anno Meloni sembra abbia preferito non soffermarsi sugli incerti destini della tassa sugli extra-profitti da lei difesa contro i suoi alleati e non pronunciarsi sui risicati spazi di manovra in una situazione di pre-crisi. La legge di bilancio che il suo governo sta elaborando è senza risorse per la sanità e l’istruzione, oltre che per il rinnovo dei contratti di lavoro del settore pubblico. I 10 miliardi che sembrano necessari per l’aleatorio taglio del cuneo fiscale sono una caccia al tesoro.

L’ALTRA CERNOBBIO, giunta quest’anno alla tredicesima edizione, avrebbe dovuto tenersi come sempre a Cernobbio. Quest’anno, in coincidenza con l’avvento del governo, al seminario che presenta tesi alternative a quelle dello Studio Ambrosetti sono stati vietati gli spazi della sala comunale. Il comune di Cernobbio ha addotto «motivi di ordine pubblico», gli stessi che sono stati usati per negare la manifestazione indetta dal sindacato Usb domani. Ne abbiamo parlato su Il Manifesto a fine luglio.

LA REDAZIONE CONSIGLIA:

I divieti non fermano il corteo: a Como la manifestazione di Usb

Per Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci!, una rete composta da 51 organizzazioni, quella adotta dal Comune è «una scusa ridicola e una scelta non contrastata, e di fatto avallata, dal governo Meloni: una grave ferita ai diritti costituzionali di libertà di espressione e di riunione».

LA REDAZIONE CONSIGLIA:

Loro sì quindi noi no, è una ferita alla democrazia

AGLI INCONTRI DI COMO che potranno essere seguiti anche dalla pagina Facebook di Sbilanciamoci parteciperanno oltre 30 organizzazioni. Ci saranno tra gli altri Arci, Acli, Oxfam, Rete degli studenti medi e Unione degli Studenti, Legambiente e Wwf, Asvis, Fiom, Flai, Filt (Cgil), Medicina Democratica, Rete pace e Disarmo, Movimento No Tav. Il titolo della manifestazione – «La strada maestra» – prende ispirazione dalla iniziativa «La via maestra», promossa 10 anni fa da Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Gustavo Zagrebelsky, Lorenza Carlassarre, don Ciotti. Alla stessa idea sarà ispirata la manifestazione del prossimo 7 ottobre indetta tra gli altri dalla Cgil e da numerose realtà delle sinistre. Segno dei tempi, la Costituzione repubblicana largamente inattuata è considerata un «programma politico» che comprende il lavoro, il diritto all’istruzione, alla salute, all’assistenza, il ripudio della guerra, la progressività fiscale, la tutela dell’ambiente.

LA REDAZIONE CONSIGLIA:

«Tax the rich»: basta privilegi e diseguaglianze

CON L’AUMENTO della povertà, il taglio del cosiddetto «reddito di cittadinanza», la riduzione del potere d’acquisto dei salari, il definanziamento della sanità pubblica e l’aumento delle spese militari l’esigenza di un piano alternativo è sentita con maggiore urgenza. Anche per questo il forum rilancerà l’iniziativa dell’«Alleanza clima-lavoro» per la lotta ai cambiamenti climatici e la promozione della mobilità sostenibile, il disarmo. Inoltre Sbilanciamoci rilancerà la campagna «Tax the Rich» che si propone di tassare le grandi ricchezze, prevede politiche pubbliche di investimento nell’istruzione e nella sanità, per l’occupazione e il potere d’acquisto dei salari, il salario minimo e la difesa del «reddito di cittadinanza».Sarà inoltre presentato un ebook, curato da Paolo Andruccioli,in cui si spiega in maniera dettagliata il progetto. Saranno questi gli argomenti della «Costituente del cambiamento» di cui si parlerà alle 16 di domani.

A VILLA D’ESTE, a dieci chilometri circa di distanza dal controvertice di Como, la giornata clou sarà quella di domenica con i leader politici (Calenda, Conte e Schlein, tra gli altri) e buona parte del governo da Urso a Nordio e Piantedosi, Calderone e Fitto. Previsto un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un altro del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Alle discussioni parteciperà anche il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni

LOTTERIA ITALIA. Il governo scarica sui Comuni, a loro volta in forte difficoltà per la mancanza di personale e di risorse economiche, il problema della povertà e del disagio di tante famiglie e il peso di provare a dare le risposte che lo Stato ha deciso di non dare più

 Napoli, manifestazione contro l’abolizione del reddito di cittadinanza - LaPresse

Se la ministra Calderone non vede nessun rischio di bomba sociale evidentemente non ha la percezione della realtà. La realtà di centinaia di migliaia di persone e di famiglie disperate che con l’abolizione del reddito vengono lasciate sole e senza sostegni.

È questa la scelta crudele di un governo ostile con i poveri, ritenuti i colpevoli della loro condizione. Così se sei povero, se sei disoccupato, se sei in difficoltà, per il governo la colpa è tua che non fai abbastanza per uscire dalla tua condizione. Un governo che colpevolizza le vittime, che lo siano di abusi o della povertà.

Così, mentre la Germania innalza salario minimo e misura di sostegno al reddito, consapevole che nei momenti di difficoltà bisogna poter contare sulla protezione di uno stato sociale solido e inclusivo, in Italia, con oltre 5 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta e 15 milioni a rischio di esclusione sociale, si sceglie di cancellare il reddito di cittadinanza, strumento universale di contrasto alla povertà, introducendo nuove misure e dividendo la platea delle persone in condizioni di difficoltà, tra coloro che possono accedere a un sostegno economico e coloro che ne sono escluse a prescindere dalle loro reali condizioni di bisogno.

Il reddito di cittadinanza era sicuramente migliorabile, ma indubbiamente prevedeva una risposta economica per tutti coloro che si trovavano in condizioni di bisogno, per poi attivare percorsi di inclusione lavorativa e sociale.

Da oggi, una parte consistente di persone in difficoltà, sarà lasciata sola.

Chi vive in nuclei familiari nei quali non ci sono minori, persone con disabilità o non autosufficienti o prese in carico dai servizi sociali, non potrà accedere all’assegno di inclusione sulla base di una presunta ‘occupabilità’ basata solo su un criterio anagrafico: avere tra i 18 e i 59 anni di età. Un criterio assolutamente arbitrario, senza alcuna logica e soprattutto che non tiene conto né dell’effettiva condizione delle persone, molte delle quali sono lontane da tempo dal mercato del lavoro o comunque difficilmente occupabili, né del mercato del lavoro che in ampie realtà del Paese, a partire da quelle del Sud, presenta criticità pesanti e strutturali che il governo ancora una volta dimentica.

Un criterio sbagliato che non tiene in nessuna considerazione il problema drammatico del lavoro povero che non garantisce redditi adeguati a tanti, troppi, lavoratori e lavoratrici imprigionati in una morsa fatta di precarietà, part-time involontari, appalti e subappalti, lavoro povero.

Ma cosa succede a chi resta fuori e senza sostegni? Il governo, come pensa debbano vivere coloro che, perdendo il reddito di cittadinanza, non potranno accedere a nessun aiuto? Come farà chi non avrà neanche la possibilità di partecipare ai corsi previsti dal Supporto per la formazione e lavoro, unico modo per accedere ai 350 euro al mese di sostegno, e solo per la durata dei corsi? Come pagheranno l’affitto, visto che sono stati azzerati anche i fondi per il sostegno affitti e morosità incolpevole?

Il governo scarica sui Comuni, a loro volta in forte difficoltà per la mancanza di personale e di risorse economiche, il problema della povertà e del disagio di tante famiglie e il peso di provare a dare le risposte che lo Stato ha deciso di non dare più.

Ma sono soprattutto le persone in condizione di fragilità e bisogno, a pagare il prezzo più alto.

Per questo è necessario che, a partire dalla prossima legge di bilancio, venga ripristinato uno strumento di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito che abbia carattere universale e venga fatto un forte investimento nell’infrastrutturazione sociale per rispondere ai bisogni delle persone in condizioni di difficoltà e disagio spesso a molteplici dimensioni (economiche, abitative, educative, sociali, assistenziali, sanitarie), per garantire loro una vera presa in carico con servizi pubblici e sostegni.

Ma soprattutto è necessario che un Paese che voglia dirsi civile si faccia carico di rimuovere le cause che generano povertà, emarginazione, diseguaglianze, indicatori di arretratezza e ingiustizia, come prevede la Costituzione.

Anche a sostegno di queste rivendicazioni, il 7 ottobre saremo di nuovo in piazza in una grande manifestazione nazionale a Rome per un’altra idea di Paese, di società, di giustizia sociale.

*segretaria confederale Cgil

 

Il governo piange i cinque operai morti sui binari della Torino-Milano, ma è lo stesso governo che taglia i fondi sulla sicurezza nei luoghi lavoro. Servirebbe meno cordoglio di facciata e più interventi seri per fermare questa mattanza

Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Saverio Lombardo, Giuseppe Aversa. Riuscite davvero a leggere questi nomi senza provare vergogna? Senza essere investiti da un lacerante rimorso morale? Da un intimo e profondo senso di colpa? E con quale faccia corrucciata scrollate le loro foto spensierate, immortalate sui social poco prima che scoccasse quella maledetta mezzanotte? Con che animo ascoltate i ricordi e i singhiozzi di parenti e amici? Ma, soprattutto, come fate a non autoproclamarvi colpevoli per questa ennesima strage di Stato?

Perché dopo la nuova spoon river operaia, consumata in un binario della provincia di Torino, non ci si lava la coscienza imbrattata di sangue rigurgitando le solite parole di circostanza. Generando in automatico quel cordoglio dal sapore posticcio. Risparmiateci, vi prego, almeno la stomachevole retorica lessicale della “tragedia che si poteva evitare”. O quel burocratico monito del “faremo quanto prima piena luce sull’accaduto”. Fatelo innanzitutto per il rispetto verso le vittime e i loro cari.

Il disgusto istituzionale provocato da chi oggi parla di prevenzione è della stessa putrida intensità olfattiva di chi continua a tagliare i fondi per la sicurezza, a ridurre gli ispettori del lavoro, a giocare con l'infame algoritmo, a costringere le persone a turni massacranti, condannandoli di fatto a una vita che sconfina perennemente in una terra di non ritorno. In balìa di un destino già segnato.

E poi ci si mette anche la schiavitù legalizzata dei subappalti e degli appalti a sfidare la sorte. Un sistema perverso che strizza l’occhio alle imprese e aumenta il rischio di uscire orizzontali dal posto di lavoro. In un mondo sempre più automatizzato e dove l’intelligenza artificiale scandisce l'alienazione dei nostri tempi moderni, parlare di fatalità o anche di errore è un insulto al buon senso.

“Morire sul lavoro è un oltraggio ai valori della convivenza”. Le parole del presidente Mattarella andrebbero tatuate nella memoria collettiva di un Paese minimamente civile, ma rischiano di risuonare afone in questa valle di lacrime di coccodrillo. Habitat naturale della nostra classe politica che si risveglia e si riaddormenta a comando, in un cinico gioco di perenne opportunismo. Immobile nell'attesa di piangere il prossimo morto. E poi un altro. E un altro ancora.

PresaDiretta torna in onda lunedì 4 settembre, alle 21.20 su Rai 3.

Un nuovo ciclo di inchieste e reportage di PresaDiretta, 9 grandi appuntamenti con l’approfondimento.

 

Nella prima puntata della stagione, la squadra di Riccardo Iacona torna a occuparsi di cambiamento climatico con un viaggio drammatico nei territori colpiti dall’alluvione emiliano-romagnola, dalla montagna alla pianura. Intere città finite sott’acqua, decine di fiumi straripati, centinaia di frane, migliaia di chilometri quadrati con case, aziende e terreni agricoli, allagati. Centinaia di feriti, sfollati e purtroppo, 16 vittime. A più di tre mesi dall’alluvione in Emilia-Romagna, i soldi stanziati dal Governo sono sufficienti? E come vogliamo ricostruire per mettere davvero in sicurezza il nostro territorio dai fenomeni climatici estremi che stanno diventando sempre più ordinari?

 

PresaDiretta ha attraversato le zone appenniniche coinvolte nell’alluvione di maggio scorso, dove in poche ore è piovuta la quantità d’acqua che cade in sei mesi. Le montagne si sono spaccate con centinaia e centinaia di frane che hanno portato via tutto quello che incontravano: boschi, strade, case. Perché è successo?

Un viaggio nelle città e nei piccoli Comuni colpiti, incontrando i cittadini e gli amministratori locali, i tecnici e tutti gli interlocutori coinvolti, per raccontare non solo cosa è accaduto, ma di che cosa il territorio ha bisogno oggi. E come far fronte alla ricostruzione.

 

La gigantesca alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna ci ha fatto capire che non basta intervenire sui fiumi, bisogna intervenire sui boschi, sulla manutenzione della montagna, sul consumo di suolo, se vogliamo salvare le città. I dati ci sono, la conoscenza tecnica e gli studi scientifici pure. Adesso il contrasto al cambiamento climatico deve diventare centrale nell’agenda della politica.

 

Ospite di Riccardo Iacona: Stefano Bonaccini Presidente della Regione Emilia-Romagna per capire insieme di cosa hanno bisogno popolazione civile e imprese e come mettere in sicurezza il territorio per far fronte al cambiamento climatico.

 

STATO DI CALAMITA’ PERMANENTE: è un racconto di Riccardo Iacona, con Elisabetta Camilleri, Cecilia Carpio, Sabrina Carreras, Marianna De Marzi, Alessandro Macina, Cesarina Trillini, Alessandro Marcelli, Massimiliano Torchia. 

Si apre la mostra della laguna che prosegue fino al 9 settembre. In programma l'opera di Garrone sugli sbarchi, i film su Pinochet e Ferrari, il ritorno di Stéphane Brizé. Dall'Iran il grido di resistenza. E tante cineaste corrono per il Leone d'oro

Io Capitano di Matteo Garrone

 

l Festival di Venezia arriva a cifra tonda: è l'edizione numero 80. Si apre oggi, 30 agosto, al Lido di Venezia la kermesse diretta da Alberto Barbera, che andrà avanti fino a sabato 9 settembre, il giorno in cui si assegna il Leone d'oro al miglior film. La mostra della laguna, per citare un vecchio programma televisivo, come tradizione comprende il glamour e i tappeti rossi, confermati malgrado lo sciopero di Hollywood (tra i giganti previsti è saltato solo Challengers di Guadagnino). Si attendono i maestri come David Fincher, Roman Polanski, Woody Allen. Ma è tradizione anche dare spazio ai temi sociali, che si fanno specchio del presente e riflettono lo spirito del tempo: donne, lavoro, diritti, guerra, resistenza contro le dittature. Di queste tracce è pieno il cartellone.

Il ritorno di Stéphane Brizé

Partiamo dal concorso, ovvero la sezione principale e il biglietto da visita del Festival. Qui si danno appuntamento alcuni tra i maggiori registi mondiali, il cinema americano si intreccia a quello europeo e italiano. Uno dei maggiori cineasti del lavoro è atteso al Lido: Stéphane Brizé. Dopo la trilogia dedicata totalmente all'occupazione (La legge del mercato - In guerra - Un altro mondo), torna in campo col nuovo Hors-Saison, la storia d'amore tra due persone già adulte, Guillaume Canet e Alba Rohrwacher, che non sarà prettamente un film lavoristico ma di sicuro piantato nel contemporaneo. Lo dice il regista: "Avevo realizzato diversi film che affrontavano i devastanti meccanismi finanziari delle multinazionali, quando è sopravvenuto il Covid. In quanto individui che esistono in gran parte attraverso la propria funzione sociale, probabilmente siamo stati tutti profondamente scossi dalla sconcertante precarietà dell’esistenza. I personaggi riflettono quella vertigine". 

L'odissea dei migranti

Il grande film sui migranti sarà Io Capitano di Matteo Garrone. Il tema viene affrontato in modo frontale, di petto: la storia racconta il viaggio avventuroso di Seydou e Moussa, due giovani che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Affronteranno il deserto, i centri di detenzione in Libia, la tragedia delle morti in mare. Con la crisi dei migranti attualmente in corso sulle coste italiane, un titolo più che mai attuale che farà discutere. Completano il parco degli italiani Comandante di Edoardo De Angelis con Favino (film di apertura), Lubo di Giorgio Diritti, Enea di Pietro Castellitto, Finalmente l'alba di Saverio Costanzo, Adagio di Stefano Sollima. 

Pinochet e Ferrari

Tutto il cinema di Pablo Larraín gira intorno alla riflessione sulla dittatura nel suo Paese, il Cile. Torna in concorso stavolta con El Conde (Il conte), che propone una riscrittura inedita di Augusto Pinochet: il dittatore viene dipinto come un vampiro che vive nascosto in una villa fatiscente e ha ormai 250 anni, perché la creatura non può morire. Una provocazione horror, ma anche sulla carta un'idea geniale: e se i dittatori fossero tutti vampiri? Non si fatica troppo a immaginare Putin con i canini sporgenti... 

Enzo Ferrari è un simbolo immortale nell'Italia e nel mondo. Colui che ha rivoluzionato l'idea di auto sportiva e ha "inventato" la formula uno. Lo vedremo in Ferrari di Michael Mann, con l'imprenditore interpretato da Adam Driver, uno dei film più attesi della stagione. Nella certezza che sarà lontano dal classico biopic, perché affidato al regista di Heat - La sfida e Insider, uno dei maggiori cineasti viventi che segue il progetto da molti anni. 

I film delle donne

Poi le registe donne. Tante animano i dieci giorni lagunari, non per una triste questione di quote rosa, ma perché il cinema delle registe sta crescendo esponenzialmente negli ultimi anni, si impone a livello commerciale e autoriale, vince premi. Chi dice che esistono pochi film femminili sbaglia, basta cercarli in sede di selezione. Ecco allora in concorso la grande polacca Agnieszka Holland con Il confine verde, che racconta i rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa che cercano di raggiungere l’Unione europea e restano impantanati nel confine tra Bielorussa e Polonia, appunto. La cineasta nera americana Ava DuVernay arriva con Origin, storia della scrittrice Isabel Wilkerson, vincitrice del Pulitzer, che si preannuncia come ulteriore tassello del cinema black del nostro tempo.

Sofia Coppola, già Leone d'oro per Somewhere, sbarca al Lido con Priscilla, la storia della moglie di Elvis Presley che mostrerà il volto femminile dietro al mito. La belga Fien Troch va in competizione con Holly, parabola su un'adolescente difficile, mentre Małgorzata Szumowska firma con Michał Englert l'intrigante Kobieta Z...: attraverso lo sguardo di una trans si mette in scena il passaggio della Polonia dal comunismo al capitalismo. Fuori concorso una maestra del nostro cinema: Liliana Cavani, 90 anni, che presenta il nuovo film L'ordine del tempo liberamente ispirato al libro di Carlo Rovelli.

 

Ad assegnare il Leone d'oro sarà la giuria presieduta da Damien Chazelle, il regista di La La Land e ultimamente di Babylon. Inutile dire che c'è parecchia curiosità rispetto ai gusti che porteranno alle scelte finali: premierà il cinema hollywoodiano da cui proviene oppure un grande tema del presente? Staremo a vedere.

La resistenza dell'Iran 

Tra le sezioni collaterali, ci piace segnalare le Giornate degli Autori, che scelgono il tema del viaggio in cerca di un’identità. Succede per un regista italiano che va fino a Cuba per girare il suo primo film (Tommaso Santambrogio con Los océanos son los verdaderos continentes). Accade anche a un autore che dalla Germania torna alla sua terra, l’Iran, per girare un film e si trova immerso nella cronaca del Paese (The Sun will rise di Ayat Najafi). In questo titolo il regista Ayat Najafi ci accompagna in un teatro di Teheran con Aftab Mishavad, in un film-documento che segue le vicissitudini di una compagnia teatrale nell’Iran della polizia morale istituita dal regime, e il tentativo di mettere in scena la Lisistrata di Aristofane. Fuori dal teatro intanto avviene la rivoluzione: la giovane generazione iraniana manifesta per la propria libertà e si trova a un punto di non ritorno. Così il regista: “Ci sono film che ti auguri di non dover mai fare. E ci sono film che sono sempre stati nei tuoi sogni. Questo è entrambe le cose. È stato girato in condizioni davvero difficili (...). È stato reso possibile dalle persone libere e dalla loro voglia di libertà”.

 

Il cinema riparte?

Insomma, passati gli anni difficili del Covid c'è una forte voglia di cinema. Lo dimostrano gli incassi estivi di Barbie Oppenheimer, che a prescindere dal giudizio hanno riportato il pubblico nelle sale. Nell'epoca delle piattaforme e degli schermi piccoli, se il cinema e ciò che ruota intorno - soprattutto i lavoratori - avranno una ripartenza vera e stabile, sarà anche la Mostra di Venezia a deciderlo con la forza del suo carisma.

Nelle foto dall'alto: Io Capitano di Matteo Garrone, Ferrari di Michael Mann, El Conde di Pablo Larraín, Holly di Fien Troch, The Sun will rise di Ayat Najafi

 

Leggi anche

L'EVENTO

Bookciak, Azione! premia i ventenni al Festival di Venezia

Il premio ai cortometraggi ispirati a libri, consegnato dal presidente della giuria Nichi Vendola. Dedicata alla memoria è la speciale sezione Memory Ciak, in collaborazione con Spi Cgil, LiberEtà e Premio Zavattini

Massimo Isola: tutti i fiumi della Romagna hanno rotto, c'è ...

COMUNICATO STAMPA

Sarà presente anche il sindaco di Faenza e presidente dell’Unione della Romagna faentina Massimo Isola all’incontro in programma domani a Bologna con il commissario straordinario alla ricostruzione post alluvione Gen. Figliuolo.

Dopo un primo confronto fra le varie strutture tecniche, commissariale, della Regione Emilia-Romagna e degli Enti Locali avvenuto il 24 agosto scorso, quello di domani è senza dubbio un appuntamento molto atteso. Sono tante infatti le risposte che le comunità romagnole colpite dalle inondazioni del maggio scorso attendono, a partire dalle risorse economiche promesse dal Governo ma non ancora erogate, necessarie per realizzare velocemente le opere indispensabili a far ripartire i territori. Saranno presenti, oltre al commissario Figliuolo, il governatore Stefano Bonaccini e tutti i componenti del Patto per il Lavoro e per il Clima dell’Emilia-Romagna: sindaci, Province, rappresentanze sindacali, sociali e di impresa.

“Voglio innanzitutto ringraziare ANCI Emilia-Romagna e il suo presidente Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia – dichiara Massimo Isola – per la particolare attenzione nei confronti di Faenza e della Romagna faentina. Il nostro territorio è il più colpito da questa tragedia e sconta conseguenze distintive molto più pesanti rispetto ad altri. Per questo credo meriti di essere rappresentato direttamente al Tavolo commissariale.

Domani – prosegue il sindaco – non andrò solo ad ascoltare ma per avanzare richieste precise e concrete. Intendo innanzitutto proporre una proroga almeno fino a primavera, della scadenza al 31 ottobre delle domande di saldo del CIS, il contributo di immediato sostegno. Faenza registra domande nell’ordine delle migliaia, non centinaia come gran parte degli altri Comuni alluvionati. Ciò si traduce in una maggiore lentezza nelle erogazioni e quindi nel fatto che diverse famiglie riceveranno il primo contributo di 3mila euro troppo a ridosso della scadenza di ottobre, costringendole a spendere e rendicontare gli acquisti in un arco di tempo brevissimo e con case non ancora agibili. È una preoccupazione diffusa di cui intendo farmi carico.

In secondo luogo, chiederò che i lavori di ripristino dei danni lungo le arginature dei fiumi che ci espongono, in caso di forti piogge autunnali, a nuovi disagi, vengano velocizzati il più possibile. I faentini non possono vivere in angoscia permanente ogni volta che le previsioni meteo indicano piogge intense.

Inoltre, ribadirò quando votato all’unanimità dal consiglio comunale e da altri Comuni: oltre alle proroghe, chiediamo l’azzeramento o una riduzione delle bollette e degli avvisi di pagamento delle utenze. Sarebbe paradossale che le famiglie, le imprese e le attività commerciali alluvionate dovessero farsi carico dei costi aggiuntivi dovuti all’utilizzo delle maggiori quantità di acqua per la pulizia degli spazi alluvionati e di luce e gas per favorire l’asciugatura delle abitazioni.

Infine, auspico che venga messo al centro del confronto il tema dei risarcimenti al 100% passato un po’ in secondo piano dopo le promesse della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’immediatezza degli eventi. Oltre alle parole occorrono precise garanzie sulla messa a disposizione di nuovi fondi e l’individuazione delle relative procedure burocratiche che consentano a famiglie, imprese e mondo agricolo di poter contare su risorse certe per recuperare uno sguardo al futuro con un minimo di speranza e ottimismo"

Faenza, 30 agosto 2023
Ufficio di staff del Sindaco
COMUNE di FAENZA
UNIONE della ROMAGNA FAENTINA