Alcune foto dell'assemblea del 9 novembre a Bologna, con Elly Schlein e quasi un migliaio di persone. Un progetto per l'Emilia-Romagna futura.
In fondo il logo di "Emilia-Romagna coraggiosa" ecologista, progressista.
Dichiarazione del Comitato Direttivo della Lega SPI-CGIL di Faenza
Il Comitato Direttivo dell Lega SPI-Cgil di Faenza in merito al comunicato di FdI riportante la notizia della deposizione di una corona di alloro dell’Amministrazione comunale di Brisighella, alla presenza dello stesso Sindaco, in onore dei caduti degli appartenenti alla RSI,
approva la seguente dichiarazione:
La Costituzione, lo Stato democratico, la Libertà del popolo italiano sono state conquiste della Resistenza e della lotta di liberazione dal nazi-fascismo per le quali hanno combattuto e dato la vita lavoratrici, lavoratori, partigiani e cittadini anche di Brisighella.
I morti sono morti, ma non vuole dire che siano uguali.
Coloro che appartenevano alla RSI non hanno combattuto per la Patria e la Libertà, ma piuttosto per il nazismo di Hitler e il fascismo di Mussolini ovvero dalla parte delle forze di oppressione, che hanno approvato leggi razziali ed hanno reso un intero popolo privo della libertà e dei diritti minimi.
I fatti storici ne sono dimostrazione inconfutabile.
Il Sindaco di Brisighella rappresenta l’intera comunità comunale, ne è il primo cittadino ed ha giurato fedeltà alla Costituzione italiana.
I Pensionati aderenti allo SPI-CGIL auspicano che Egli voglia attenersi ad essa e rispettare valori e principi sanciti dalla Costituzione democratica nata dalla Resistenza e dalla Liberazione dal nazi-fascismo.
Faenza 05 Novembre 2019
Ci spiace. Noi non saremo presenti alle celebrazioni del 4 novembre nel nostro territorio. Perché si continua a evitare di parlare delle responsabilità criminali della monarchia sabauda e delle alte sfere militari, e si dimenticano i soldati lanciati come carne da macello contro le trincee nemiche o giustiziati sommariamente per volere dei propri superiori in caso di tentennamenti. E si fa cenno ben poco alle vittime civili e alle conseguenze tragiche sulle popolazioni.
Fu un brutale massacro, e quella “gloriosa vittoria militare” fu uno degli elementi che aprirono la strada a vent’anni di dittatura fascista e ad altre catastrofiche guerre. Anche Papa Benedetto XV, definì quel conflitto una inutile strage, rimanendo totalmente inascoltato.
680.000 morti e un milione di mutilati, più tutte le vittime (anche civili) della miseria e delle malattie, molto di più degli abitanti di Trento e Trieste (che verosimilmente sarebbero stati concessi dall’Austria, in cambio della neutralità). Le acquisizioni della ricerca storica più approfondita degli ultimi decenni, a cento anni di distanza, chiedono che una volta per tutte si sia capaci di uno sforzo di sincerità e di rivisitazione.
Il 4 novembre va trasformato in una giornata di riflessione, di studio e di impegno per la Pace. Lo scorso anno, un’interessantissima iniziativa del nostro Consiglio Territoriale, con la presenza degli storici Angelo D’Orsi dell’ Università di Torino e Alessandro Luparini della Biblioteca Oriani, aveva iniziato ad abbattere il muro di unanimismo e di luoghi comuni, e a rivitalizzare la capacità di critica. Questa è la strada sulla quale si dovrebbe continuare . Ma su questa strada le istituzioni ancora non vogliono camminare.
Siamo assolutamente convinti che nelle manifestazioni ricorrenziali
si dovrebbe sempre citare innanzi tutto l’articolo 11 della Costituzione della Repubblica, che ripudia la guerra.
Si dovrebbe restituire dignità e onore a quei soldati caduti vittime delle fucilazioni, delle decimazioni, delle esecuzioni sommarie, decise e ordinate su precisa indicazione delle alte sfere militari , perché sospetti di aver tentennato in assalti dai quali uscire vivi era quasi impossibile, e a tutti coloro che rifiutarono di andare ad uccidere altri lavoratori e altri poveri, e per questo furono imprigionati e fucilati.
Non dovrebbe mai mancare una parola di pietà per le popolazioni civili d’ Italia e di tutta Europa, che pagarono un pesantissimo tributo, vittime prima di tutto delle politiche scellerate dei loro governi.
Nella ricostruzione storica e nell’insegnamento si dovrebbero spiegare le pesantissime responsabilità della monarchia sabauda, delle alte sfere militari, dell’apparato militare - industriale e di un’intera classe dirigente politica, che avrebbero dovuto svolgere un ruolo attivo nel mantenimento della pace in Europa.
Si dovrebbe evitare ogni retorica militarista, e invece valorizzare l’ opposizione alle guerre, ricordando che oggi siamo di fronte a un vero “ conflitto mondiale a pezzi”.
Si dovrebbe auspicare a gran voce la riduzione progressiva delle spese militari e la loro destinazione a finalità realmente e strettamente difensive, e che quanto risparmiato venga reinvestito in opere di protezione sociale e ambientale.
Il nostro Paese dovrebbe sostituire le logiche di controllo geopolitico e di possesso delle fonti di energia con l’impegno ad attuare una politica di fratellanza fra i popoli e di cooperazione internazionale seria.
Abbiamo il rispetto più profondo per coloro che diedero la vita in nome di ideali irredentisti, ma proprio per questo pensiamo che oggi il concetto di amore di Patria debba declinarsi completamente nell’impegno per la fine di tutte le guerre e per l’affermazione dei principi di giustizia che ispirano la Costituzione e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.
Quando il 4 novembre verrà onorato in questi termini, saremo i primi ad essere presenti !
RAVENNA IN COMUNE – Zona 7
4 novembre 2019
Ciao Eugenio, questa mattina ci hai lasciato per “la grande vacanza” della vita eterna. Lo hai fatto felice per il cammino percorso lungo le mille strade del tuo servizio, come abitante di questa piccola terra, come uomo, come sacerdote, come politico, come servitore... ed infine, di nuovo, come sacerdote. GRAZIE EUGENIO!!!
Ti ho incontrato la prima volta sotto una tenda mentre, giovane prete missionario saveriano, ti preparavi a celebrare la S. Messa al termine di un incontro giovanile. Fin da quel primo saluto, mi hai trasmesso gioia: gioia di vivere, gioia di lottare, gioia di Amare. Poi, ho imparato a conoscerti lungo 40 anni di cammino insieme, ben 35 nel CIPSI, che ci ha visto insieme a tanti amici in campagne, iniziative, battaglie...
Ti ho seguito dal 1980 in poi quando come direttore della rivista dei Saveriani Missione Oggi, con Padre Zanotelli a Nigrizia, avete risvegliato, le coscienze di tanti giovani ed amici sui temi della pace, della cooperazione, della fame, della giustizia, dell’Africa... Pace, Obiezione di coscienza, vendita delle armi, basi nucleari, obiezione alle spese militari, disarmo unilaterale... non erano solo slogan, ma impegni concreti. Non erano progetti, ma: marce, occupazioni, dimostrazioni, che coinvolgevano migliaia di giovani, fino a trasformarsi anche in leggi dello stato italiano.
Ci hai aiutato a costruire quell’anima sociale, quel coraggio sociale, quell’utopia ed entusiasmo che oggi forse abbiamo un po' perso. Abbiamo veramente imparato che, insieme, ce la potevamo fare a cambiare le cose. Forse, anche questo, ti ha portato a metterti in gioco nelle elezioni europee del 1989, consapevole che questa scelta l’avresti duramente pagata con la sospensione a divinis dal tuo ministero presbiteriale. Sapevi però, che anche in politica è possibile servire i poveri. Credevi e hai sempre creduto che la politica deve essere al servizio dei deboli e dei diritti. Non del potere e dei primi. In questo, hai sempre vissuto il tuo ministero. Già da quegli anni ti sei schierato dalla parte dei diritti degli immigrati, ma la pace era il tuo grande obiettivo di vita e nel dicembre 1992 con altri parlamentari italiani sei stato tra i protagonisti della Marcia della Pace promossa dall'associazione pacifista Beati costruttori di pace per interrompere l'Assedio di Sarajevo. Sei stato fratello e padre allo stesso tempo.
Ci sei stato accanto, ci hai accompagnato, sostenuto... nei momenti belli, ma soprattutto in quelli difficili e scuri. Sempre con rispetto: magari con il tuo linguaggio “fiorito”, ma sempre pieno di quella Speranza che porta in sé solo un uomo felice, perché libero da ogni egoismo. Hai percorso le “mille” strade del mondo da nord a sud e da est ad ovest, a fianco di piccoli e di potenti, ma soprattutto con le donne e i violentati-schiacciati dai poteri di ogni genere, sempre con quell’Amore verso il prossimo, come a te stesso. Per te, non ci sono mai stati né primi, né secondi. Tantomeno ci sono oggi primi o ultimi. Esisteva, il prossimo. Esisteva, una sola umanità. Per questo, caro Eugenio, il tuo posto, sarà sempre con noi, con le donne africane, con gli africani, con i violentati, in ogni periferia, in ogni barcone.
Oggi, con la tua voce, si è spenta una delle voci più forti ed autentica dell’Africa di oggi. Quell’Africa violata e derubata che non ha mai chinato la testa, ma che rappresenta il futuro dell’umanità intera. Oggi si è spenta una voce forte del pacifismo italiano e mondiale. Una voce contro ogni individualismo e divisione, perché individualismi e divisioni non aiutano nessuno, dividono e facilitano i poteri.
Caro Eugenio, ti porteremo con noi ogni giorno, in ogni istante, in ogni nuova battaglia e siamo certi che ci aiuterai ad essere uniti nella giusta direzione. Sei stato e sarai ancora semplicemente, la nostra “ala di riserva”.
Vogliamo quindi salutarti con questi versi di un altro testimone unico, a cui eri tanto vicino, Don Tonino Bello:
“Signore, dammi un’ala di riserva”
Voglio ringraziarti, Signore per il dono della vita;
ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto:
possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare,
Signore, che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta,
forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me; per questo mi hai dato la vita:
perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora, a librarmi con Te, perché vivere non è trascinare la vita,
non è strapparla, non è rosicchiarla,
vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l’avventura della libertà.
Vivere è stendere l’ala, l’unica ala,
con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.
Ma non basta saper volare con Te, Signore.
Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare.
Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.
Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala,
l’unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine
e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te;
soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, un’ala di riserva.
Ciao Eugenio.
Guido Barbera e tutti gli amici della Tavola della pace
INVITO APERTO: RIPENSIAMO IL FUTURO DELL’EMILIA-ROMAGNA
Si avvicina un momento decisivo per il futuro dell’Emilia-Romagna. Anche nella nostra regione corriamo il rischio di consegnare alle prossime generazioni una società diseguale ed ecologicamente compromessa. Quest’emergenza climatica e sociale ci riguarda tutte e tutti e dobbiamo essere all'altezza della sfida.
In pochi decenni il nostro territorio è stato protagonista di trasformazioni epocali. Il lavoro, l’inventiva e il pragmatismo delle cittadine e dei cittadini emiliano-romagnoli, sostenuti da valori irrinunciabili – la solidarietà, la cooperazione e la centralità di servizi universali come sanità e scuola – hanno garantito per anni crescita sociale e benessere. Questo circolo virtuoso fatto di lotte sindacali, emancipazione sociale, sviluppo economico e redistribuzione della ricchezza, si è però interrotto con l’avvento della crisi che anche nella nostra regione ha prodotto forti diseguaglianze. Tanto da far largo, in alcuni territori, ad una sensazione di abbandono, di aver perso il controllo sul proprio futuro, di aver visto peggiorare le proprie condizioni materiali. Un disagio che non va sottovalutato, ma ascoltato, cercando di individuare nuove risposte a nuovi bisogni, per non lasciare nessuno indietro.
Oggi l’Emilia Romagna è alle prese con l’emergenza climatica e i suoi effetti disastrosi, come gli eventi climatici sempre più estremi, l’aumento del rischio idrogeologico e dell’inquinamento. Anche qui abbiamo conosciuto il calo dei redditi e la svalutazione del lavoro, l'indebolimento dei servizi pubblici e l’allentamento della coesione sociale. Questi problemi, a cui si aggiungono persino rigurgiti fascisti e nazionalisti, proiettano incertezze pesanti sul futuro. Il diverso e lo straniero sono diventati il capro espiatorio di ogni rabbia e frustrazione: smentiamo una volta per tutte il pregiudizio per cui le difficoltà dei giovani a costruirsi un futuro dignitoso che valorizzi le loro competenze dipendano da chi viene salvato dal mare o vive al margine nelle nostre città. Il miglior antidoto alla paura e all’odio è dare più sicurezza sociale, più opportunità e certezze sul futuro.
È il momento di avere il coraggio di riconoscere che il modello di sviluppo che abbiamo conosciuto in questi decenni a livello globale si sta rivelando insostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Dobbiamo ripensare il futuro
Uno stimolante comunicato di Legambiente, che - ci pare - chieda se, sulla gestione dei rifiuti, conti più Hera o gli Assessori all'ambiente
In Emilia Romagna abbiamo una legge (la n.16/2015) che ha un titolo impegnativo: "Disposizioni a sostegno dell’economia circolare, della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata ...”.
Nella legge, vengono posti alcuni obiettivi minimi, da raggiungere nel 2020:
riduzione della produzione di rifiuti, del 20 – 25%, rispetto a quelli del 2011;
raccolta differenziata al 73% del totale;
riciclaggio dei materiali raccolti del 70%;
inoltre, tra i sistemi di raccolta dei rifiuti, viene indicato la raccolta porta a porta, come quello più efficace per differenziare e ridurre i rifiuti;
viene introdotta la tariffazione puntuale, con la quale ognuno pagherebbe per i rifiuti realmente prodotti (la qual cosa dovrebbe comportare un risparmio rispetto alle attuali tariffe della TARI).
A che punto siamo nei nostri territori?
La media regionale della raccolta differenziata è del 68%, ma i territori della provincia di Ravenna, complessivamente presi, hanno il risultato peggiore della regione, 55,9%.
Il territorio di Faenza si colloca più in basso, 55,4%, e il resto dei Comuni della Romagna Faentina (che comprende anche i territori collinari, con oggettivi problemi in più) sono molto più bassi.
In questo contesto, dove non è partita la raccolta porta a porta, Hera ha annunciato il rinnovo del sistema stradale di raccolta dei rifiuti, attraverso le “Isole Ecologiche di base”. Non ci sembra una grande novità, se non la collocazione di alcuni nuovi cassonetti stradali.
Rappresenta, anche per i costi di ammortamento dei nuovi contenitori, un rallentamento della estensione della raccolta porta a porta ?
Ed inoltre, la tariffa puntuale come verrebbe calcolata e quando partirebbe?
Ce lo chiediamo, perché il 2020 arriva presto.
A noi sembra che Hera voglia rallentare al massimo, sia l'entrata in funzione della raccolta porta a porta, che della tariffazione puntuale, perché dovrebbe riorganizzare la propria organizzazione del servizio.
Noi continuiamo a pensare che, come dice la legge regionale, estendere, ovunque possibile, la raccolta “porta a porta”, superando i cassonetti stradali, serva ad avere una maggiore qualità delle materie differenziate e anche a contrastare gli “abusi” che si verificano fuori dai cassonetti.
Domande e considerazioni che rivolgiamo agli Amministratori, che in quanto responsabili dei servizi verso i cittadini, devono decidere direttamente, e non delegare ad Hera.
Per contribuire alla miglior gestione dei rifiuti, secondo la legge regionale, gli Amministratori locali possono avviare iniziative importanti, come è stato il caso di “Disimballiamoci” Progetto di riduzione degli imballaggi rivolto ai pubblici esercizi di Faenza, (che andrebbe potenziato e rilanciato).
Come potrebbe essere con l'applicazione della “Dichiarazione di intenti” per costituire un Centro di Riuso sottoscritta da diverse associazioni e dall'Amministrazione Comunale (testo allegato).
Gli impegni assunti nella dichiarazione intendono:
- aumentare il recupero, in quantità e qualità, di materiali ed oggetti ancora riutilizzabili, prolungandone il ciclo di vita, riducendo quindi la produzione di rifiuti indifferenziati da smaltire;
- istituire un' area di preselezione all'ingresso dell'isola ecologica per raccogliere questi beni;
- avviare una campagna di informazione e sensibilizzazione dei cittadini;
- messa a disposizione delle associazioni di un sito, nella prospettiva di un vero e proprio Centro di riuso, predisponendo il progetto per il bando regionale per un contributo alla realizzazione .
Purtroppo, l'Amministrazione non è riuscita a partecipare al bando in tempo utile per quest'anno, ma tutti gli altri impegni possono essere avviati da subito e noi li sollecitiamo.
Faenza, 15 ottobre 2019
Circolo Legambiente Lamone Faenza