CLIMA. Appello di 11 ex commissari Ue. Mattarella: più rinnovabili
Il capo dello Stato Sergio Mattarella - LaPresse
La «risposta alla crisi Ucraina» va di pari passo con una «attuazione audace del Green Deal» e serve un «Patto Verde di Emergenza» per ridurre la dipendenza dell’Europa dalle fonti fossili «che finanziano la guerra». È la proposta di undici ex commissari e presidenti della Commissione europea, tra cui Romano Prodi. In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al vicepresidente Frans Timmermans il gruppo chiede una «mobilitazione» economica da «tempo di guerra» che aumenti l’ambizione dei target clima su edifici, trasporti, efficienza e rinnovabili ed eviti di creare nuova dipendenza da combustibili fossili, grazie alla creazione di un fondo sociale di emergenza, e alla creazione di maggiore «spazio fiscale» per gli investimenti degli Stati (allentare le regole di bilancio).
Oltre a nuovi target clima, i firmatari chiedono anche il ritiro del regolamento sulla tassonomia che classifica il gas come fonte di energia utile alla transizione verde. Il gruppo, che oltre a Prodi include ex Commissari come Janez Potocnik e vicepresidenti della Commissione come Jirky Katainen, è nato per iniziativa di Pascal Lamy, ex presidente del Wto e capo staff di Jacques Delors, e dalla già Commissaria per il clima 2010-14 Connie Hoedegaard. – Un invito a intervenire in maniera decisa a tutale dell’ambiente è arrivato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ieri ha parlato agli studenti delle scuole ambasciatrici del Parlamento Europeo: «L’ Italia è molto impegnata – ha detto il capo dello Stato -, ma serve intensificare lo sviluppo delle fonti alternative: lo ha fatto il Portogallo. Dobbiamo fare molto di più e il Pnrr va in quella direzione, ora bisogna attuarlo in modo rapido».
FRANCIA. L’adesione sofferta alla Nuova unione popolare scatena la bufera nel Ps, giovedì il voto al Consiglio nazionale sull’intesa raggiunta. Accordi, non esattamente identici, sono stati già siglati con verdi e comunisti
Jean-Luc Mélenchon Ap
Dopo aver concluso un accordo con Europa-Ecologia (Ee) qualche giorno fa e aver firmato con i comunisti (Pcf) nella notte del primo maggio, La France Insoumise (Lfi), che guida la danza della coalizione a sinistra per le legislative forte del 21,9% ottenuto da Jean-Luc Mélenchon al primo turno della presidenziale, ieri, dopo giorni di discussioni, ha concluso un’intesa anche con il Partito socialista. Nel pomeriggio il dialogo è continuato con gli anticapitalisti dell’Npa. La sinistra dovrebbe quindi arrivare unita all’imminente appuntamento elettorale, con l’obiettivo di essere maggioranza e di imporre al presidente rieletto Emanuel Macron una coabitazione, con Mélenchon primo ministro. I manifesti sono pronti da giorni: «Eleggetemi primo ministro» chiede il leader Lfi.
La coalizione intende rivolgersi alla Francia popolare, che da anni si è buttata nelle braccia dell’estrema destra, e mostrare che esiste un’alternativa: il senso di questa coalizione è ritrovare la strada per parlare a un elettorato arrabbiato e disilluso, lontano mille miglia dalla politica di Macron.
Intanto, l’attuale governo di Jean Castex rimarrà in carica fino alla fine del primo mandato di Macron, che scade a mezzanotte del 13 maggio. Il 7 maggio ci sarà la cerimonia ufficiale di investitura per il secondo mandato e Macron prende tempo per nominare un governo transitorio in attesa del risultato delle legislative.
LA FRANCE INSOUMISE aveva sperato di poter spodestare l’estrema destra dal ballottaggio. Non ci è riuscita e ha accusato senza guanti le troppe candidature a sinistra, Fabien Roussel del Pcf e Yannick Jadot dei Verdi, di aver fatto mancare una manciata di voti per battere Marine Le Pen. Nella campagna delle presidenziali ci sono state tensioni e anche insulti tra le varie formazioni, Mélenchon è stato accusato di voler schiacciare i partner, di cercare l’egemonia, è stato criticato soprattutto da socialisti e verdi per le posizioni internazionali, l’Europa, l’Ucraina, la Russia, la Nato. Ma tutto sembra dimenticato in queste ore.
LFI HA NEGOZIATO in forma bilaterale con gli altri partiti. Il risultato sono dei testi di accordo non esattamente identici, con Ee, con il Pcf e con il Ps. Per Mélenchon il progetto è mettere tutti d’accordo dietro un programma che ricalca nei punti-chiave quello dell’Avvenire in comune di Lfi, anche se ha dovuto cedere un po’. Il programma finale della Nuova unione popolare ecologista e sociale (Nupes), che verrà svelato il 7 maggio, giorno del lancio delle investiture per le 577 candidature in tutte le circoscrizioni, contiene l’aumento del salario minimo di 100 euro, a 1.400, la pensione a 60 anni, il blocco dei prezzi per i beni di prima necessità, la fine della monarchia presidenziale con la VI Repubblica. Più controversa, per Verdi e Ps, la questione della “disobbedienza” ai Trattati europei nel caso contraddicano il programma di governo e per il Pcf la questione del nucleare.
NELL’ACCORDO CON IL PS è scritto che c’è «un obiettivo comune: mettere fine al corso liberista e produttivista della Ue e costruire un nuovo progetto al servizio della biforcazione ecologica e solidale. In ragione delle nostre storie, alcuni parlano di disobbedienza, altri di derogare in modo transitorio, ma puntiamo a un eguale obiettivo: poter applicare pienamente il programma di governo». L’Ucraina è stata messa da parte, la Nato anche, sul nucleare i testi di accordo restano vaghi.
Mentre a Europa-Ecologia l’accordo è passato senza troppi contrasti (ma Jadot è silenzioso) e nel Pcf Roussel ammette che «è duro, ma è il prezzo da pagare per ottenere una grande coalizione», nel Ps c’è bufera. I socialisti voteranno sull’intesa della Nupes al Consiglio nazionale, convocato per giovedì, dove il segretario Olivier Faure ha una maggioranza risicata.
Ieri, si è scatenato l’attacco dei vecchi notabili, l’ex presidente François Hollande denuncia «la morte del Ps», i due ex primi ministri Bernard Cazeneuve e Jean-Marc Ayrault annunciano che lasceranno il partito, c’è poi un’opposizione tra gli eletti locali, che apre la strada a candidature dissidenti socialiste. Verdi, Pcf e Ps hanno firmato anche per la prospettiva di avere un gruppo parlamentare (ci vogliono 15 deputati), che significa finanziamenti: Lfi ha concesso 100 circoscrizioni a Ee, 70 al Ps, 50 al Pcf, il resto dei 577 candidati è per il partito di Mélenchon.
NELL’ACCORDO CON IL PS è scritto che c’è «un obiettivo comune: mettere fine al corso liberista e produttivista della Ue e costruire un nuovo progetto al servizio della biforcazione ecologica e solidale. In ragione delle nostre storie, alcuni parlano di disobbedienza, altri di derogare in modo transitorio, ma puntiamo a un eguale obiettivo: poter applicare pienamente il programma di governo». L’Ucraina è stata messa da parte, la Nato anche, sul nucleare i testi di accordo restano vaghi.
Mentre a Europa-Ecologia l’accordo è passato senza troppi contrasti (ma Jadot è silenzioso) e nel Pcf Roussel ammette che «è duro, ma è il prezzo da pagare per ottenere una grande coalizione», nel Ps c’è bufera. I socialisti voteranno sull’intesa della Nupes al Consiglio nazionale, convocato per giovedì, dove il segretario Olivier Faure ha una maggioranza risicata.
Ieri, si è scatenato l’attacco dei vecchi notabili, l’ex presidente François Hollande denuncia «la morte del Ps», i due ex primi ministri Bernard Cazeneuve e Jean-Marc Ayrault annunciano che lasceranno il partito, c’è poi un’opposizione tra gli eletti locali, che apre la strada a candidature dissidenti socialiste. Verdi, Pcf e Ps hanno firmato anche per la prospettiva di avere un gruppo parlamentare (ci vogliono 15 deputati), che significa finanziamenti: Lfi ha concesso 100 circoscrizioni a Ee, 70 al Ps, 50 al Pcf, il resto dei 577 candidati è per il partito di Mélenchon.
Come riferiscono oggi “Avvenire”, “Il Fatto quotidiano” e il sito “Fq Extra”, è stata inviata al papa la seguente lettera corredata finora da circa 300 firme:
Santità, Papa e Pastore, Padre e Fratello nostro Francesco o come ognuno di noi preferisce chiamarla da diverse sponde culturali e religiose,
conoscendo i suoi strenui sforzi per la pace e uniti all’ansia di milioni di persone che anelano a costruire un mondo di giustizia concordia e diritto, desideriamo esprimerle la nostra angoscia per la cattiva e letale forma di convivenza che si sta stabilendo a livello globale, non solo per la guerra in corso, contro le speranze di un mondo più prospero e sicuro che erano nate sul finire del secolo scorso. Metà di quel secolo lo abbiamo vissuto col terrore della bomba atomica e delle sue ulteriori degenerazioni, ma se il terrore era un cattivo sentimento il suo effetto positivo è stato di prevenire e impedire una guerra nucleare, essendo diventata cultura comune la novità enunciata dal suo predecessore Giovanni XXIII che la guerra stessa, per questa ragione, fosse diventata del tutto irragionevole. Tuttavia la ragione non è l’unico movente dell’agire umano, e talvolta fallisce o può essere tradita, sicché oggi quell’impedimento alla guerra, e tanto più alla guerra totale, sembra non più cogente e affidabile. Una guerra in più, oltre alle molte già patite, si è oggi scatenata con effetti imprevisti e gravissimi, e se provoca un inedito spavento, suscita il pianto alla vista di ogni singola persona o casa o opera travolta dalla devastazione e dalla morte.
Il sentimento impellente è che il mondo debba essere salvato, ma nonostante le buone volontà che pure sono presenti, non sembra che ve ne siano oggi le premesse, anzi il pericolo per la condizione umana va di giorno in giorno crescendo. Noi sentiamo che per uscirne ci vorrebbe una grande conversione di culture e di politiche che coinvolgesse grandi moltitudini, ma siamo pure convinti che, grazie alla infinita dignità e alle potenzialità di ogni singolo essere umano, anche una sola persona, in date circostanze, può essere lo strumento perché il mondo sia salvato.
Le chiediamo di essere Lei a prendere l’iniziativa di un tale tentativo. Siamo ammirati per la Sua disponibilità a recarsi perfino a Mosca per fermare la guerra, Ma già prima che ciò possa realizzarsi, pensiamo che si possa stabilire, anche fuori dei circuiti istituzionali, un rapporto tra persone che per la loro responsabilità in ordine alla situazione attuale potrebbero fermare subito la guerra e rovesciare, anche per il futuro, il corso oggi nefasto e fatale delle cose. Tutti conosciamo le cause e le responsabilità vicine e lontane della guerra, tutti sappiamo che in molti modi abbiamo sbagliato. Ma oggi non è il momento di giudicare, il problema oggi non è di avere o non avere ragione nell’assolvere o nel condannare. C’è un tempo per giudicare e c’è un tempo per capire, c’è un tempo per intimare e un tempo per interrogare e interrogarsi, c’è un tempo per la certezza e c’è un tempo per il dubbio, c’è un tempo per la severità e c’è un tempo per la misericordia. Le chiediamo di voler umilmente attivare questo processo, dando mandato per esercitarlo a una persona di sua fiducia. Si tratterebbe di mandare al presidente Biden e al presidente Putin, che sicuramente hanno in mano, per la forza e le idee che mettono in campo, l’avvenire del mondo, un’ambasceria informale in cui si chieda loro, accantonata ogni ragione di anche legittimo risentimento, di stipulare un patto di non negoziabile e irrevocabile coesistenza nel pianeta che è a tutti comune; un patto che garantisca la vita da vivere insieme e lo sviluppo dei loro popoli e con loro di tutti i popoli, arrestando istantaneamente, a cominciare da una cessazione del fuoco, l’attuale concatenazione di offese e minacce per ogni possibile e diverso agire e destino futuro.
In un mondo poliedrico e complesso come l’attuale non tutti i rapporti devono essere eguali, possono essere improntati a maggiore o minore amicizia o corrispondenza di interessi, ma comunque devono essere compatibili e vitali.
Siamo certi che Lei deciderà per il meglio riguardo a questa proposta e alla persona che potrebbe esserne investita; per parte nostra ci permettiamo di suggerire che quella più indicata per adempiere a questa missione nelle due capitali possa essere la ex Cancelliera tedesca Angela Merkel, una donna che condivide i pensieri e i sentimenti di molti, che ha una grande esperienza e conoscenza di persone, di eventi e di politiche, un grande prestigio internazionale per il servizio a lungo prestato nelle responsabilità di potere nel suo Paese e in Europa, e oltre tutto è una sua sorella di fede. Ella, non certo solo per questo, ma anche per il suo essere donna è particolarmente indicata per questo incarico, se non altro per la circostanza da Lei, Francesco, ricordata, che fu una donna, secondo i Vangeli, a farsi portatrice di quel grande annuncio di un nuovo inizio e di una nuova pace che doveva cambiare la storia del mondo. Forse da alcuni luoghi in cui oggi sono maggiori gli stridori delle armi e di guerre apparentemente inevitabili, da una donna potrebbe venire il barlume di una notizia di pace e di riconciliazione. Nello stesso tempo il popolo della pace, che è diffuso in tutto il mondo, potrebbe ovunque riunirsi in molteplici forme e manifestazioni, nell’attesa della buona notizia e nella volontà di promuovere una realtà migliore e un altro mondo possibile.
Ci scusi per averle esposto questa singolare idea, ma ci pare che in un tempo così difficile come questo si debba pensare e tentare l’impensabile.
Con gratitudine per quanto sta facendo e ha fatto per procurare al mondo la pace, per la sua opera e con vera amicizia
…….. Raniero La Valle “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”, Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto Domenico Gallo “Costituente Terra”, Gustavo Zagrebelsky presidente emerito della Corte Costituzionale, Mons. Domenico Mogavero vescovo di Mazara del Vallo, Giovanni Traettino, pastore evangelico, Marco Travaglio direttore de “Il Fatto quotidiano”, Mario Dogliani, costituzionalista, p. Alex Zanotelli missionario comboniano, Marco Revelli, Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, Angelo Cifatte, Mario Agostinelli, Paola Paesano Biblioteca Vallicelliana, Maurizio Serofilli Francesco Di Matteo “Comitati Dossetti per la Costituzione”, Marco Romani “Pane Pace Lavoro”, Emilio Molinari, Daniela Padoan, Guido Viale. Antonia Sani, Sergio Tanzarella storico della Chiesa, Daniele Menozzi, Giuliano Pontara, Vittorio Bellavite, Francesco Comina PAX CHRISTI Bolzano, Enrico Peyretti Centro Studi Sereno Regis Torino, Mauro Castagnaro, Michele NardelliCentro Solidarietà Trento, Marco Politi scrittore e giornalista, don Severino Dianich, Giovanni Burzio, Antonio de Lellis, Giovanni Benzoni, Franco Ferrari presidente Associazione “Viandanti”, Adriano Sansa, Alessandro Marescotti, don Nandino Capovilla PAX CHRISTI, Sandro Calvani Fondazione Mae Fah Luang a Bangkok, Maurizio Acerbo, Giovanni Benzoni, Lia Parigi, Luciano Corradini, Diego Maggio, Crispino Di Girolamo, editore, Marco Giovannoni storico della Chiesa, Fabrizio Mandreoli teologo, Ginevra Crosignani storica della Chiesa, Bartolo Puca biblista, Antonio Ianniello, storico della Chiesa, Vito Impellizzeri, teologo, Anna Carfora, storica della Chiesa, Luigi Mozzillo storico della filosofia, Cettina Militello teologa, Nino Mantineo giurista, p. Felice Scalia gesuita, Mario Menini direttore di “Missione oggi”, Gian Guido Folloni, Franco Bagnarol Movimento di Volontariato MOVI, Roberto Mancini, filosofo, Fabio Alberti, Daniele Lugli Presidente emerito del Movimento Nonviolento, p. Fabrizio Valletti gesuita, don Giovanni Mazzillo teologo, Maramotti Anna Lucia presidente della sezione di Italia Nostra di Cremona, Fulvio De Giorgi e Celestina Antonacci Associazione La Rosa Bianca, Giancarlo Casella, Marco Pezzoni, Riccardo Orioles, Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, Andrea De Lotto maestro, Laura Cima, Michele Boato, Antonella Litta, Paolo Barabino e Mariam Dignatici monaci della Piccola Famiglia dell'Annunziata, Filippo Manini, Daniele Barbieri, Pasquale Pugliese, Nadia Bovino, Rocco Altieri Centro Gandhi odv, Elide Taviani, Carla Bellani Pax Christi Cremona, Luigi Fasce, Norma Bertullacelli, Renzo Dutto Comunità di Mambre, Nicoletta Negri, Roberta De Monticelli Centro di Ricerca PERSONA, Pasquale Colella “Il Tetto”, Carmine Miccoli, don Giovanni Nicolini Famiglie della Visitazione, Patrizia Cecconi, Daniele Aglio Forum delle Idee Cremona, biblista, Matilde Mirabella. Anna Sabatini psicoanalista, Luigi Guzzo, Santino Bonfiglio, Martino Federico, Beniamino Ginatempo, Daniele Pompejano, Patrizia Caminiti, Annamaria Cosenza, Elina Gugliuzzo, Piero Serboli, Elisa La Rosa, Alessandra Minniti, Loredana Raffa, Pippo Martino, Aldo Trifiletti, Santina Errigo, Concetta Giunta, Alessandra Grussu, Giovanni Caola, Angela Flocco, Maria Rigoli, Rosaria Anna, Annalisa Irrera, Nuccia Romano, Nino Gussio, Carmelo e Rita l'abate, Maria Ravesi, Natale Cuce', Giovanna D'Andrea, Annamaria Garufi, Saverio Di Bella, Achille Quattrocchi, Antonietta Mondello, Eleonora Bono, Guido Signorino, Marina La Rocca, Teresa Vadala', Maria Cammaroto, Tindaro Merlo,Nino Continibali, Rossella Colosi, Cristina Barillari, Rosaria Ottana', La Torre Andrea e Lidia, Associazione Piccola Comunità Nuovi Orizzonti, Roberto Bosi, medico già direttore Sert, Domenico Campana “Movimento di cooperazione educativa”, Antonio Mammi, insegnante, Maria Luisa Paroni Comunità Laudato Si di Viadana (MN) e Tavola della Pace Oglio Po, Anna Doria, Enza Talciani, Nicola Iasiello, Floriana Rizzetto, Laura Di Simone, Zeno Forlati, Claudio Ciancio, Franco Poli, Alessandro Parrella, Giuseppe Tattara, Carla Padovan, Francesco Ambrosi MIR di Vicenza, Lilia Sebastiani,Maria Cristina Bartolomeifilosofa e teologa, Sandro Mancini, Jeans Paul Hernandez gesuita Scuola di pace Napoli, Paolo Bertezzolo, Paola Ghirardini, Alessandro Leonori, Luigi Gallo, Gion Gieli,Ursicin G.G. Derungs teologo,Francesco Giorgio Corradini, Luciano Caimi Città dell’uomo, Gianfranco Bottoni, presbitero, Alessandro Cortesi domenicano, Maria Laura Picchio Forlati, Enrico Zaninotto, Mariarita Ceriani, Nicolò Germano docente, Sandro Cappelletto, Maurizio Angelini, Isabella Adinolfi, Antonella Bullo, Simone Morandini, Sandro Mancini professore di Filosofia morale, Anna Urbani, Federico Zanda. Mariateresa Sarpi, Giancarlo Vianello, Domenico Paoletti francescano, Paolo Bettiolo, Daniela Dutto, Carlo Alberto Bolpin “Esodo”. Giancarlo Gaeta, Laura Venturelli, Mirella Gallinaro, Luciano Zambelli Lega per il disarmo unilaterale, Pilar Castel attrice autrice, Gabriella Cecchetto, Luigi de Magistris, Gianni Gennari, Annamaria Fiengo, Giuseppina Nosè, Flavio Aldi, Daniela Bezzi giornalista. don Roberto Fiorini, Rivista “Preti Operai”, Marco Moser, Carlo Truzzi teologo, Adriana Buffardi. Marisa Fugazza, Giorgio Ferraresi, Massimo Tafi, Elio Pagani, Oreste Magni, Paolo Lucchesi, Franco Astengo, Amalia Navoni, Fiorella Coppola. Maria Grazia Calza Tavola della pace Oglio Po, Paola Palagi Istituzione Teresiana in Italia, Cinzia Merletti, Tiziana Valpiana, Giovanna Liotta, Francesco Riva,Vladimir Sabillòn, Giuseppe Staccia, Franco Barbieri, Nazario Ferrari, Wally Gregori, Elena Lanzoni, Matteo Riva, Fabrizio Aroldi, Renato Ottoni, Dina Rosa, Adriana Casalini, Giuseppe Vanacore, segretario nazionale ANED, Ivana Brunato segr. CGIL Milano, Giancarlo Albori, Patrizia Sterpetti WILPF Italia, Enza Talciani.
3 maggio 2022
Chi vuole può firmare all'indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
CRISI UCRAINA. Mattarella ha sollecitato «una sede internazionale che rinnovi radici» a pace, sicurezza e cooperazione, come «la Conferenza che nel ’75 portò a un Atto finale dagli sviluppi positivi».
La richiesta di promuovere una conferenza internazionale per garantire la pace e la sicurezza tra le Nazioni vuole anzitutto richiamare la comunità internazionale, l’Europa, l’Italia alle loro rispettive reali responsabilità, ai loro non delegabili doveri. Una proposta ispirata dalla volontà di interrompere l’escalation bellica, la follia della guerra, che sembra ormai dominare i comportamenti dei potenti del mondo, ma anche il dibattito pubblico, occupando per intero le nostre menti.
Non vogliamo oggi riaprire la polemica sull’invio delle armi, prendiamo atto della decisione assunta quasi all’unanimità dal Parlamento e fatta propria dal Governo, ci limitiamo a constatare che questa non può essere la soluzione. Affidarsi esclusivamente ad essa vuol dire rinunciare a perseguire pacifici e stabili rapporti internazionali. La guerra per procura non è un orizzonte possibile. Non vogliamo scaricare sulle vittime la responsabilità della guerra, né ad essi affidare
A Roma, sul palco del Teatro Ghione si sono alternati artisti, intellettuali e giornalisti, pronunciandosi contro "l’esaltazione delle armi come soluzione". Migliaia collegati in streaming.
La serata contro la guerra al Teatro Ghione di Roma -
«Per ora la guerra sembra uno spettacolo tv, invece è un pericolo sempre piu forte. Se entrano in campo le forze della Nato, si va a uno scontro mondiale, che può diventare nucleare. Non c’è guerra senza bombe e senza morti...». Luciana Castellina, intellettuale comunista e più volte parlamentare, parla dal palco del Teatro Ghione a Roma, affollato fino all’ultimo posto per l’evento «Pace proibita - Una protesta contro l’esaltazione delle armi come soluzione».
Bisogna impedire che la guerra continui, argomenta Castellina, «anche la bomba su Hiroshima venne tirata sui civili, in una guerra che era giusta. Bisogna fare un negoziato». Fuori dal teatro, collegati in streaming (anche attraverso il sito di Avvenire) assistono all’iniziativa diverse migliaia di utenti. Il giornalista Michele Santoro, fra gli organizzatori dell’evento, apre e conduce la serata. Prima polemizza garbatamente con chi avrebbe voluto invitare all’evento alcune persone anziché altre («Non siamo un Minculpop»), poi dà la parola agli ospiti. Sul palco si susseguono persone impegnate nella società: da attori come
UCRAINA. I filorussi bruciati vivi nella casa del sindacato. Alcuni si buttarono dalle finestre
Odessa 2014 - Ap
Il 2 maggio del 2014 è ancora oggi una delle pagine più nere della storia recente dell’Ucraina: un rogo all’interno della casa dei sindacati ha provocato 46 vittime ufficiali, una decina delle quali morte perché provarono a buttarsi dalle finestre dell’edificio per salvarsi. Nonostante siano passati otto anni e siano state condotte indagini (anche da Onu e organizzazioni indipendenti come quella del gruppo «2 maggio») da parte del governo ucraino, a prescindere da chi da allora ne è stato a capo, non è mai stata svolta alcuna inchiesta sulle cause della strage.
Evento che per altro è uno dei punti su cui ha più insistito il presidente russo Vladimir Putin nei suoi vari discorsi che hanno preannunciato l’invasione dell’Ucraina e che ancora oggi divide i due «fronti», macinata da propagande e utilizzo di video e immagini a proprio vantaggio o svantaggio.
Di sicuro c’è la dinamica dei fatti: innanzitutto lo svolgimento di un corteo di tifosi in occasione di una partita di campionato previsto per quel giorno, considerato dalla stessa polizia a rischio in quanto formato anche da attivisti pro Maidan, compresi alcuni elementi delle frange neonaziste che di fronte alla risposta dei Berkut guidati dall’allora presidente ucraino, il filorusso Yanukovich, avevano preso il controllo di una piazza inizialmente molto più eterogenea, finendo per monopolizzare contenuti e approccio militare (anche sulla Maidan esistono molte inchieste indipendenti che attribuiscono responsabilità sia alla polizia armata da Yanukovich sia ad alcuni gruppi di estrema destra, come Pravy Sektor e altri).
Il corteo ben presto si affronta con un manipolo di manifestanti «pro federalismo», espressione con cui venivano indicati allora gli ucraini filo-russi, o quanto meno favorevoli a una forma di governo meno centralizzata e più capace di tutelare le minoranze russofone.
Come testimoniano tutte le indagini i due gruppi vengono ben presto a contatto, finché una parte dei «filo-russi» si barrica all’interno di un supermercato mentre fuori i militanti di estrema destra preparano bottiglie molotov. Schiacciati dalla pressione dei militati di estrema destra, le persone barricate nel supermercato si spostano nella vicina sede dei sindacati locali.
A quel punto – ci sono moltissimi video ormai a disposizione – comincia un fitto lancio di molotov da fuori, cui rispondono dall’interno. Il fuoco comincia a divampare tra i piani, alcuni muoiono nel rogo, altri come detto si buttano dalla finestra. Le cause della strage, secondo ad esempio l’indagine delle Nazioni unite e del gruppo del «2 maggio» composto da giornalisti, esperti balistici di entrambi i fronti, non sono attribuite specificamente a un gruppo o all’altro quanto all’inefficienza dei pompieri, giunti dopo ben 43 minuti dalla chiamata.
Secondo alcuni testimoni, però, alcune persone sarebbero state giustiziate dai militanti di estrema destra e le vittime sarebbero molte di più di quelle «ufficiali».