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OGGI NELLA CITTÀ UCRAINA. I volontari incontreranno
il sindaco Andrij Sedovy e il vescovo greco cattolico
 
Sciarpe bianche per dar voce alla diplomazia
 
 

 

Federconsumatori Toscana

In una fase estremamente complessa e delicata sul fronte del costo e dell’approvvigionamento energetico, ARERA aggiorna le tariffe trimestrali per l’energia elettrica e il gas per il mercato tutelato. Finalmente le famiglie possono tirare un piccolo sospiro di sollievo, le tariffe scenderanno, infatti, del - 10,2% per la luce e -10% per il gas: si tratta della prima riduzione delle bollette dopo 18 mesi.

Nonostante questo primo accenno al ribasso, però, il confronto con le spese sostenute nello scorso anno è ancora nettamente sfavorevole per le famiglie. Per la bolletta elettrica la spesa per la famiglia-tipo nell'anno scorrevole (compreso tra il 1° luglio 2021 e il 30 giugno 2022) sarà di circa 948 euro, +83% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente (1° luglio 2020 – 30 giugno 2021). Nello stesso periodo, la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.652 euro, con una variazione del +71% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente.

“Un andamento che evidenzia come non si possa ancora abbassare la guardia su questo versante e quanto sia urgente stabilizzare le misure adottate finora e potenziare ancor di più gli aiuti alle famiglie, per affrontare questa fase straordinaria.” afferma Michele Carrus, Presidente Federconsumatori.

In tal senso riteniamo sia necessario apportare delle modifiche agli algoritmi di aggiornamento dei prezzi praticati dall’Autorità. Il prezzo determinato sul mercato di maggior tutela risente, infatti, del fatto che ARERA ha previsto che l’approvvigionamento di AU avvenga unicamente sul mercato spot. Sarebbe più utile e sensato, a nostro avviso, che l’indicizzazione del prezzo sia fatta in base al costo medio della fornitura nazionale complessiva, che è legata per circa il 70% della sua consistenza a contratti take or pay di lungo periodo, anche trentennale, quindi, al riparo dalle oscillazioni giornaliere o mensili del TTF (importante mercato di riferimento per lo scambio del gas naturale in Europa). In questo modo, le scelte e scommesse speculative di operatori finanziari (intermediari, broker, edge fund e banche d’affari) avrebbero molto meno peso nella determinazione del prezzo.

Inoltre, è necessario adottare una maggiore equità nell’applicazione della tassazione in bolletta, prevedendo una progressività in base al reddito, anche attraverso detrazioni proporzionali, nonché rimodulando gli oneri di sistema per eliminare le voci obsolete e ingiustificate e spostare alcuni incentivi (a partire da quello per le energie rinnovabili definito dalla componente Asos) sulla fiscalità generale.

Questa triste situazione di emergenza ci ha messo di fronte all’evidenza della necessità di ripensare completamente la politica energetica del nostro Paese, sostenendo con determinazione la transizione senza però far pesare i suoi costi sui cittadini, specialmente quelli che si trovano in condizioni economiche maggiormente precarie. A favore di questi ultimi, infine, è indispensabile prevedere misure di sostegno, per avviare una seria azione di contrasto alla povertà energetica, attraverso:

  • Una sospensione, in questa delicata fase, dei distacchi per morosità e una lunga rateizzazione delle bollette.
  • L’istituzione dell’albo dei venditori autorizzati ad operare nel settore dell’energia in base a parametri che prendano in considerazione competenza, solidità e correttezza, oltre che il loro impegno nel campo dell’energia sostenibile.
  • Maggiori sostegni alle famiglie e rafforzamento dei bonus per i nuclei in difficoltà.

L'ordine del giorno approvato alla Camera e accolto dal governo impegna l'esecutivo ad aumentare le spese militari al 2 per cento del Pil entro il 2028 (e non più il 2024). Ma le risorse aggiuntive andranno sottratte ad altre voci di bilancio. Marra, Cgil: “Dopo due anni di pandemia, la nostra risposta alla guerra è togliere risorse alla sanità per darle ai fabbricanti di armi?”

Passare da 25,8 miliardi a circa 38 miliardi all’anno, cioè da 68 milioni al giorno ad almeno 104 milioni. Dovrebbe crescere con questi ritmi la spesa militare italiana da qui al 2028 (e non più il 2024 come previsto inizialmente), stando alle cifre fornite dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini, dopo l’accoglimento in commissione Esteri del Senato dell'ordine del giorno collegato al cosiddetto decreto Ucraina, già votato in precedenza a larghissima maggioranza dalla Camera.

Un impegno per l’esecutivo ad aumentare le risorse per la Difesa fino al 2 per cento del prodotto interno lordo (oggi siamo all’1,4) che ha messo in seria difficoltà la maggioranza di governo, politicamente divisa su questo punto, ma sul quale il premier Draghi ha ottenuto il sostegno del presidente della Repubblica Mattarella. Aumento che però ha scatenato la disapprovazione di Papa Francesco: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l’acquisto di armi, come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”, ha dichiarato il Pontefice.

Il Dpcm appena varato a seguito delle decisioni dell'Ue lega questa misura alla nazionalità. Massafra, Cgil: “È la posizione dei paesi dì Visegrad, da sempre impegnati a limitare i diritti dì protezione per i cittadini extra Ue”

Campo Profughi ucraini in Polonia Polonia, Breslavia (Wroclaw), 16 marzo, 2022 : Guerra Russia Ucraina. Punto di accoglienza per rifugiati dall'Ucraina organizzato in una palestra di un palazzetto dello sport a Breslavia (Wroclaw) Foto di © Krzysztof Kaniewski/Avalon/Sintesi March 16, 2022, Wroclaw, Poland: Reception point for refugees from Ukraine organized in a sports hall gymnasium in Wroclaw.

 

Una concessione della protezione temporanea legata esclusivamente alla nazionalità. È questo l’aspetto più problematico, ma non l'unico, del decreto della presidenza del Consiglio dei ministri e dell’ordinanza della Protezione Civile sulla emergenza Ucraina. Il Dpcm è stato varato a seguito della decisione di esecuzione Ue 2022/382 del Consiglio del 4 marzo 2022 sulla attivazione della direttiva 55 del 2001.

Per il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra, che si trova in questo momento con il convoglio di aiuti della Confederazione al confine tra Slovacchia e Ucraina, in questo modo si “esclude il riconoscimento del diritto per esempio, a studenti o lavoratori extra Ue che erano in Ucraina già prima del 24 febbraio”. 

Per il sindacalista, questa posizione in Europa “è stata sostenuta dai paesi dì Visegrad, da sempre impegnati a limitare i diritti dì protezione per i cittadini extra Ue”, mentre il contesto attuale “impone soluzioni che riconoscano il diritto alla protezione dì tutte le persone ed è inaccettabile che anche in questa situazione si continuino a fare distinzioni”.

La Cgil, insieme alle numerosi associazione del Tavolo Asilo e Immigrazione, aveva proposto che le misure di protezione previste dal Dpcm riconoscesse la protezione temporanea, anche alle persone che a causa dell'acuirsi delle tensioni sono fuggite dall'Ucraina nelle settimane precedenti il 24 febbraio 2022, o che comunque in tale data già si trovavano nel territorio dell’Unione (per vacanza, lavoro, studio o altri motivi) e che, a causa del conflitto armato, non possono ritornare in Ucraina.

Misure che dovrebbero essere garantite anche ai cittadini di paesi terzi e la loro famiglia che soggiornavano in Ucraina per motivi di lavoro, studio, anche con un permesso di soggiorno non permanente, o in assenza di titolo di soggiorno, che non possono ritornare in condizioni sicure e stabili nel proprio paese o regione di origine.

LETTERA APERTA A MARIO DRAGHI. Le conseguenze della guerra devono spingere verso provvedimenti ancora più urgenti per le realizzazioni energetiche, con il coinvolgimento dei cittadini

Per una Conferenza nazionale sul cambiamento energetico

 

Egregio Presidente,

concordiamo con quanto da Lei affermato sulla necessità che, di fronte all’invasione russa dell’Ucraina, vadano non solo affrontate le emergenze che ci riguardano da vicino come l’approvvigionamento del gas ma debbano essere adottate misure che spingano uno storico fornitore a metter fine alla guerra di aggressione; ci trovano poi particolarmente d’accordo le sue affermazioni sull’opportunità di intraprendere con urgenza la strada verso la transizione ecologica dell’economia con l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro 1,5 gradi.

La questione climatica, al centro fino a pochi mesi fa di importanti incontri internazionali, è così di nuovo passata in secondo piano, mentre sarebbe necessario un impegno corale, di collaborazione, tra tutti i Paesi della Terra.

Ci rivolgiamo dunque a Lei, perché l’Italia non perda di vista, ma anzi acceleri il percorso verso la transizione ecologica, utilizzando al meglio le risorse del Pnrr.

Di fronte a una situazione nuova, le scelte del Pnrr e la loro realizzazione vanno necessariamente ripensate, riguardo agli aspetti finanziari, alle localizzazioni, a partire dalla priorità del Mezzogiorno, e soprattutto ai tempi di attuazione. Per questo sono indispensabili drastiche norme di semplificazione, attuabili subito.

Richiamiamo la Sua attenzione sui ritardi, le incertezze, le lacune che rischiano di far fallire l’obiettivo del cambiamento ecologico dell’economia italiana. La cabina di regia del Pnrr non sembra aver rese chiare le scelte al Paese; in particolare, poi, non sembra avere funzionato l’indispensabile rapporto con tutte le soggettività istituzionali e sociali, dalle Regioni, ai sindacati, alle associazioni ambientaliste, le cui proposte non hanno avuto risposta. È condivisibile l’iniziativa di portare in sede europea la discussione sulle nuove urgenti questioni energetiche che sono davanti a tutti i Paesi europei. Se è chiaro l’obiettivo, anche i sacrifici richiesti possono trovare consenso.

Chiediamo al Governo di promuovere in tempi brevissimi una Conferenza nazionale in cui fare il punto sulla situazione, ascoltando le proposte avanzate dai soggetti istituzionali e sociali. Queste proposte potrebbero diventare parte di un impegno comune delle aziende a partecipazione statale, delle forze sociali (imprese e sindacati), delle associazioni ambientaliste, delle comunità energetiche e di quanti hanno competenze in materia.

Si è molto parlato, per esempio, di semplificazioni e superamento di vincoli burocratici, ma finora non si sono fatti veri passi avanti. Anzi, si configura come un serio autogol il blocco delle energie rinnovabili ai livelli di 10 anni fa, mentre restano inevase preziose candidature dei privati a investire risorse nel settore eolico off shore, in quello terrestre e nel fotovoltaico. Il silenzio stesso sceso sull’abbandono del carbone e del gas a Civitavecchia a favore del progetto di rinnovabili è assai grave.

In ogni nuova costruzione o ristrutturazione, a partire da quelle associate al bonus del 110 %, il Pnrr deve prevedere l’obbligo del ricorso al fotovoltaico e all’efficienza nell’uso dell’energia, in primis per tutto il patrimonio edilizio pubblico. Perché ciò si concretizzi, i tempi di realizzazione devono diventare stringenti e l’allaccio alla rete garantito entro la conclusione dei lavori. L’obiettivo strategico è il quadro europeo, che ha fissato nel 55% la riduzione entro il 2030 dei gas climalteranti.

Occorrono dunque proposte precise come la riscrittura del Piano integrato energia clima (Pniec), sollecitato da Greenpeace, Lega Ambiente e Wwf.

Il Pniec riscritto deve prevedere un nuovo piano di risparmio energetico che accompagni gli investimenti nelle energie rinnovabili. In passato, il Piano di efficienza energetica 2010/2020 prevedeva il risparmio di 51 Mtep di combustibili fossili, 207 milioni di tonnellate di CO2 in meno, 1.600,000 nuovi posti di lavoro nel decennio. Obiettivi che vanno ripresi ed aggiornati, anche per il loro valore occupazionale.

Il nuovo Pniec deve indirizzare Amministrazione pubblica, Enti e Istituzioni preposte, insieme a tutte le imprese, verso un percorso rapido di massima elettrificazione nei diversi impieghi – industria, trasporti, usi domestici – con energia elettrica fornita sempre più da energie rinnovabili (Fer).

Ciò implica che il nuovo Piano fissi al 2030 per le fonti rinnovabili l’obiettivo di 90 nuovi GW, per far fronte alla minaccia del cambiamento climatico in una prospettiva di rapida indipendenza dal gas russo e, più in generale, da idrocarburi e fonti fossili. In conformità con la raccomandazione Next Generation Eu di realizzare il 40% degli obiettivi energia/clima entro il 2025, il Piano deve valutare gli aspetti industriali, economico-sociali e finanziari perché si possa procedere nel prossimo quadriennio a un ritmo 8/9 GW all’anno di nuovi impianti Fer.

Un tale sforzo produttivo necessita di adeguati finanziamenti, procedendo, ad esempio, con detrazioni fiscali di entità uguale a quelle dei superbonus.

Insomma, Signor Presidente, pensiamo che le conseguenze della guerra debbano spingere ad adottare provvedimenti ancora più urgenti per le realizzazioni energetiche fondamentali per il Paese e per la lotta al cambiamento climatico, con il massimo coinvolgimento dei cittadini.

* Per l’Osservatorio sulla Transizione Ecologica-PNRR: Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Gianni Mattioli, JacopoRicci, Massimo Scalia, Gianni Silvestrini

Partecipano numerose associazioni. Domani la partenza

«Stop the war», una carovana per la pace verso Leopoli

 

Un treno verso la Polonia alla stazione di Leopoli - Getty Images

Un primo convoglio di pace, con mezzi provenienti da tutta Italia e con destinazione Leopoli. L’obiettivo di aprire un corridoio stabile per più missioni che possano, in sicurezza, trasportare aiuti e portare in salvo più persone possibili, con percorsi di accoglienza certi e mirati grazie a relazioni dirette con organizzazioni partner in Ucraina. Un messaggio comune: «testimoniare con la nostra presenza sul campo la volontà di pace e per permettere a persone con fragilità, madri sole e soprattutto bambini, di lasciare il loro Paese in guerra e raggiungere l’Italia».

E’ l’obiettivo di «Stop the war – Facciamo la pace», azione diretta nonviolenta che porterà il 1 aprile in zona di guerra i rappresentanti di decine di associazioni e realtà italiane. Il cartello è imponente e molto variegato: ci sono le organizzazioni cristiane come la Focsiv, la Comunità Papa Giovanni XXIII e Pax Christi, la Pro civitate christiana di Assisi, i Comboniani, il Cipax, i Focolari e i Beati i costruttori di pace; poi la Cgil e i coordinamenti laici come l’Associazione delle Ong italiane con Arcs, Arci, Un ponte per, Fairwatch, il Cospe di Firenze, Libera e il Gruppo Abele, gli ambientalisti di Extinction Rebellion e Legambiente. Ci sono le realtà dell’accoglienza come Mediterranea, Arci Solidarietà e Mare aperto. Poi media