In tempi di crisi i soldi sono pochi e la nostra amata presidente del consiglio Meloni ha dovuto scegliere a chi fare il regalo e a chi rifilare il pacco
A Natale, si sa, siamo tutti più buoni. Oddio tutti tutti proprio no...
Per esempio la nostra amata premier ha voluto centellinare la sua bontà
In tempi di crisi i soldi sono pochi e ha dovuto scegliere a chi fare il regalo e a chi rifilare il pacco.
Se sei un insegnante, ad esempio, scordati i 1000 euro bonificati a dicembre 2023.
Quella tredicesima travestita da anticipo di un contratto, che non è ancora stato rinnovato, quest’anno sotto l’albero non ci sarà.
Se ti senti orgoglioso di lavorare due giorni al mese per contribuire al tasso di occupazione più alto da quando l’uomo ha inventato la busta paga aspettati un’agenda griffata Istat in omaggio e nulla più.
Se sei un lavoratore precario e sfruttato da 4 o 5 euro l’ora che nella letterina hai sognato un salario minimo e dignitoso non saranno certo i Re Magi a fartene dono.
Nel 2025 i tre simpatici moschettieri del Natale porteranno altre sorprese: un euro e ottanta di incenso a chi percepisce la pensione minima. Ben sette euro in più al mese di mirra a chi fa l’infermiere.
E l’oro? Tutto destinato a otto ministri e dieci sottosegretari: 500mila euro per rimborsi, cene, pranzi, trasferte, case, libri, auto, fogli di giornale
La giustizia sociale anche quest’anno non pervenuta. Sarà rimasta nella slitta sequestrata dal nuovo codice della strada.
Meloni convoca un veloce vertice ristretto (senza Salvini) per chiarire che sui migranti non intende cedere terreno al leghista e per ribadire la linea dura: avanti sui centri in Albania a costo di aggirare leggi e forzare sentenze. Contando sulla sponda dell’Europa
La Tirana Vertice ristretto con i ministri per rilanciare la «soluzione innovativa» contando sulla Ue. Nessuna speranza per Salvini di rimettere le mani sul capitolo migranti: al summit non è stato invitato
Finlandia, la premier Giorgia Meloni – Ap
La «Soluzione innovativa», come con scarso senso dell’opportunità il governo ha ribattezzato il progetto di esternalizzare in Paesi extra Ue i centri di trattenimento per migranti da rimpatriare, non si è fermata e non si fermerà. Il vertice annunciato in Finlandia da Giorgia Meloni ed effettivamente svoltosi ieri pomeriggio serviva solo a confermarlo. Ha assolto il compito ribadendo «la ferma intenzione di continuare a lavorare, insieme ai partner Ue e in linea con le conclusioni del Consiglio europeo, sulle cosiddette ‘soluzioni innovative’ al fenomeno migratorio».
I MINISTRI INTERESSATI c’erano tutti: Piantedosi, Tajani in collegamento da Pristina, Crosetto e Foti. C’erano l’onnipresente sottosegretario Mantovano e il consigliere diplomatico Saggio. Il vicepremier Salvini no, lui non era stato invitato. Tanto per chiarire nei fatti, dopo aver proceduto a parole in Finlandia, che assoluzione o non assoluzione le grinfie sul capitolo immigrazione non le rimetterà e che di un suo ritorno agli Interni non se ne parla. Molto più adeguato il circospetto Piantedosi perché se l’obiettivo di fondo è sempre lo stesso e ora santificato persino dall’assoluzione dell’ex Capitano, «Difendere i confini della patria», i metodi sono cambiati. Sono quelli asettici e concordati con l’Europa di Giorgia Meloni, non la ringhiosità da squadra d’assalto, per l’Europa insopportabile, dell’eroe di ieri.
La riunione è durata un lampo. Del resto non doveva concludere nulla, essendo tutto già stato deciso in precedenza.
I trasferimenti in Albania riprenderanno dopo il prossimo 11 gennaio, quando entrerà in vigore il
Leggi tutto: Avanti tutta sull’Albania, Meloni brinda ai rimpatri - di Andrea Colombo
Commenta (0 Commenti)Nella foto: Gisèle Pelicot guarda La Dame Quicolle, un collage dedicato a lei ad Avignone il 4 dicembre 2024, foto Christophe Simon /Getty Images.
Buone feste a lettrici e lettori. Auguri di pace e di felicità, non tutto è perduto.
Oggi un Lunedì Rosso forse poco festivo, dedicato alle lotte.
Che tra noi non calino mai impegno e attenzione.
Con due bonus track: la situazione critica a Cuba e l’incedere delle Intelligenze artificiali.
L’ultimo lunedì rosso del 2024 è dedicato a chi non perde il coraggio: come Gisèle Pelicot e tante altre donne in tutto il mondo.
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Lunedì rosso, il meglio della settimana curato dalla redazione del manifesto, torna il 13 gennaio
Commenta (0 Commenti)Sono ormai 21 mesi che la produzione industriale è in calo. L’Italia annaspa, ma il governo è inerte. Da Nord a Sud, la mappa delle aziende in difficoltà
La crisi non si arresta: in ottobre la produzione industriale è rimasta invariata, mentre su base annua il calo è del 3,6 per cento. Siamo al 21esimo mese consecutivo di riduzione, come rilevato dall'Istat. A trainare al ribasso è anzitutto la produzione di autoveicoli, che ha registrato una flessione tendenziale del 40,4 per cento. “La flessione – aggiunge l’Istituto nazionale di statistica – è diffusa a tutti i principali settori di attività ed è più marcata per i beni intermedi e strumentali”.
“Una fotografia distante anni luce dalle roboanti dichiarazioni della presidente Meloni che continua a raccontare un Paese immaginario, mentre quello reale affonda”, commenta il segretario confederale Cgil Pino Gesmundo: “A parte i settori alimentari, energia, riparazione e installazione di apparecchiature, il resto dell’industria italiana mostra i segni inequivocabili della recessione”.
Un dato che non stupisce la Cgil: “Al di là della narrazione sempre meno credibile del governo, la drammatica situazione dell’industria la misuriamo quotidianamente ai tanti tavoli istituzionali di crisi al ministero delle Imprese e a quelli che affrontiamo sui territori”.
Così conclude Gesmundo: “Tavoli che ormai hanno un tratto comune fatto di chiusure e delocalizzazioni di fabbriche, di riconversioni industriali che impoveriscono qualità di produzione e occupazione, di licenziamenti e cassa integrazione. Quest’ultima, in settembre, ha registrato quasi 45 milioni di ore, con un incremento del 18,8 per cento sullo stesso mese del 2023”.
Dopo diversi cicli di cassa integrazione ordinaria, alla Sodecia (ex F&B) di Raiano (L’Aquila), produttrice di componenti in ferro e alluminio per l’automotive e monocommittente Stellantis, è scattato il contratto di solidarietà. La misura coinvolge l’intero personale (50 dipendenti) e sarà attiva fino al 4 novembre 2025. A motivare la decisione, la contrazione della domanda dovuta al calo di produzione della Pro One Stellantis (ex Sevel) di Atessa (Chieti). Cgil: “Il rallentamento delle attività dell’ex Fiat ha un effetto domino sui suoi fornitori, quindi ricadute dirette sui territori e sulle realtà locali”.
Sono ben 1.935 (pari al 44% dei lavoratori) gli esuberi annunciati il 20 novembre dalla multinazionale turca degli elettrodomestici Beko Europe. La società intende chiudere le fabbriche di Comunanza (Ascoli Piceno) e Siena, ridimensionare quella di Cassinetta (Varese), dismettere il reparto di ricerca e sviluppo di Fabriano (Ancona) e, in generale, operare tagli in tutti i siti italiani. L’azienda si è comunque impegnata a “mantenere le produzioni attive e a continuare ad assorbire le significative perdite generate dai siti fino alla fine del 2025”. Fiom : “L’azienda deve presentare un nuovo piano industriale, non può presentarsi tre mesi dopo l'acquisizione e voler dimezzare i dipendenti”. Il prossimo incontro è previsto per metà gennaio.
Ancora un lungo stop per lo stabilimento Stellantis di Torino Mirafiori. Alle Carrozzerie la cassa integrazione va dal 2 dicembre al 5 gennaio, poi dal 7 gennaio al 2 agosto 2025 per 1.005 lavoratori della Carrozzeria linea 500 Bev e 794 colleghi della Carrozzeria linea Maserati. Gli ammortizzatori sociali coinvolgono anche (dal 7 gennaio al 14 febbraio) i 254 lavoratori della Preassembly & logistic unit (ex mascherine); in cassa anche 334 dipendenti di Stellantis Europe di San Benigno e 300 operai delle Presse 96 della Costruzione stampi. Fiom: “L’utilizzo degli ammortizzatori sociali compie 18 anni. È imbarazzante che Stellantis, che ha distribuito dividendi stratosferici agli azionisti negli ultimi anni, si sia ridotta così”.
Cassa integrazione alla Piaggio di Pontedera (Pisa). L’ammortizzatore sociale, in vigore dal 2 al 20 dicembre, riguarda 1.098 dipendenti (698 addetti dello stabilimento Due ruote, 306 delle meccaniche e 94 del cosiddetto Vtl) e coinvolge gran parte dei reparti dell’impianto dove si producono scooter. Fiom: “In questo periodo dell’anno il ricorso a questa misura è frequente. Ma siamo preoccupati per l’immediato futuro perché le incertezze sui volumi della produzione sono tante. Temiamo che l’ammortizzatore sociale possa essere riattivato anche all’inizio del nuovo anno”.
Un anno di cassa integrazione straordinaria in deroga per area di crisi complessa per tutto il 2025. Questo l’accordo trovato nell’incontro del 27 novembre (e firmato il 19 dicembre) sulla vertenza della Lear di Grugliasco (Torino), fabbrica di sedili per l’automotive con 380 dipendenti, alle prese da anni con l’utilizzo di ammortizzatori sociali. Sindacati: “I 12 mesi di tutela aggiuntiva dovranno servire a trovare un investitore che reindustrializzi il sito, giacché i volumi produttivi nella fabbrica torinese sono ridotti al lumicino”. Il prossimo incontro è calendarizzato per il 30 gennaio 2025.
Accordo raggiunto alla Berco di Copparo (Ferrara), azienda produttrice di sottocarri per macchine movimento terra cingolate. I 400 esuberi (su 1.235 dipendenti) annunciati il 17 ottobre dalla multinazionale del gruppo ThyssenKrupp restano, ma saranno volontari e incentivati. L’incentivazione economica lorda è pari a 57 mila euro, chi vorrà aderire dovrà comunicarlo alla società entro il 16 gennaio 2025. La multinazionale metterà a disposizione dei lavoratori che lo richiederanno un servizio di outplacement, i cui costi andranno però decurtati dall’incentivo. Sindacati: “Ma la vicenda Berco non è conclusa”
Dopo 125 anni di storia, chiude definitivamente la storica azienda Prandelli di Lumezzane (Brescia), specializzata nella produzione e distribuzione di tubi e raccordi in polipropilene. Per i 53 dipendenti della società è stata avviata la procedura per l’ottenimento dell'indennità di disoccupazione Naspi. L’azienda era in crisi da tempo, con una posizione debitoria di circa 14 milioni di euro. Il 16 ottobre scorso la Prandelli è stata ammessa al concordato semplificato.
Brutte notizie per la Magneti Marelli di Sulmona (L’Aquila). Nell’incontro del 28 novembre scorso l’azienda produttrice di componenti per automotive ha annunciato la proroga di un anno del contratto di solidarietà (l’attuale terminerà il 1° agosto 2025) per i 460 lavoratori dello stabilimento, nonché l’aumento degli esuberi previsti, dagli 85 del 2024 ai 147 del 2025. A motivare la decisione, i bassi livelli di produzione dell’impianto Stellantis (ex Sevel) di Atessa, da cui la fabbrica abruzzese dipende quasi interamente. Sindacati: “Marelli sta uscendo a fatica dalla fase di peggiore difficoltà, ma sta affrontando una crisi di settore di cui non è ancora possibile intravedere la fine”.
Prorogata la cassa integrazione ordinaria per lo stabilimento Leonardo di Grottaglie (Taranto). L’ammortizzatore sociale coinvolgerà a rotazione (come già avvenuto nella prima tranche iniziata a metà agosto) tutti i 931 dipendenti della società italiana a controllo pubblico attiva nei settori difesa, aerospazio e sicurezza. Iniziata il 18 novembre, la cassa terminerà il 5 gennaio. A motivare la proroga, il calo dell’attività con l’industria aeronautica statunitense Boeing, cui Leonardo fornisce due sezioni della fusoliera dell’aeroplano 787.
Accordo raggiunto alla Bystronic, multinazionale svizzera attiva nella progettazione e produzione di macchine di automazione industriale, che il 10 ottobre scorso aveva annunciato la cessazione dell'attività negli stabilimenti di San Giuliano Milanese e Fizzonasco di Pieve Emanuele (Milano). L’accordo prevede che 43 addetti restino dipendenti del gruppo per almeno due anni, con la garanzia che in questo arco di tempo non potranno essere licenziati. Per i restanti 100 è previsto un incentivo all’esodo pari a più di un anno di stipendio, oltre alla possibilità di rivolgersi, a spese di Bystronic, a una società di ricollocazione.
Un contratto di solidarietà della durata di 24 mesi per disinnescare i licenziamenti, i demansionamenti e l'internalizzazione del servizio di sicurezza. È quanto prevede l’accordo siglato il 27 novembre tra i sindacati e la L-Foundry di Avezzano (L’Aquila), azienda di proprietà cinese che produce memorie volatili e sensori d'immagine. La società aveva annunciato, per fine anno, il taglio di 134 posti di lavoro, il demansionamento per circa 80 dipendenti e l’esternalizzazione dell’help desk. Riguardo quest’ultimo, l’intesa stabilisce l’impegno dell'azienda a ricollocare al proprio interno “il personale tenendo conto delle competenze specifiche di ciascuno”.
Chiude la Energica Motor Company di Soliera (Modena). L’azienda, produttrice di moto elettriche ad alte prestazioni e controllata al 75% dal fondo statunitense Ideanomics, è entrata in liquidazione giudiziale per stato di insolvenza. Per i 37 dipendenti, scaduto a fine ottobre il contratto di solidarietà, è stata approvata la cassa integrazione straordinaria fino al 31 dicembre. Fiom: “Auspichiamo la prosecuzione dell’ammortizzatore sociale anche per il 2025. Siamo preoccupati per le tempistiche di reindustrializzazione del sito, abbiamo chiesto al liquidatore di velocizzare l’azione di ricerca di eventuali acquirenti”.
Licenziamenti scongiurati negli stabilimenti Edim di Villasanta (Brianza) e Quero (Belluno), società del gruppo Bosch attiva nella pressofusione e lavorazioni meccaniche per la grande industria. Il 3 dicembre azienda e sindacati hanno siglato un accordo che supera la richiesta di 93 esuberi mediante l’attivazione della cassa integrazione straordinaria, l’uscita volontaria e incentivata (supportata da un percorso di riqualificazione e ricollocazione professionale), l’affidamento alle agenzie interinali dei lavoratori con contratto a termine. “L’azienda – spiegano i sindacati – ha comunque ribadito il momento di grande difficoltà e la necessità di ridurre il personale”.
Il 7 novembre la Targetti Sankey di Firenze, azienda di illuminotecnica di alta gamma di proprietà della 3F Filippi di Bologna, ha comunicato la chiusura della produzione e la vendita dello stabilimento di Firenze, con la conseguente riduzione del personale da 90 a 40 lavoratori. La produzione sarà svolta esclusivamente nell’impianto di Nusco (Avellino). A nulla finora sono valse le proteste di sindacati e istituzioni, il tavolo di trattativa presso la Regione Toscana si è interrotto il 20 dicembre. Fiom-Fim: “L’azienda non si è resa disponibile a rivedere la decisione, mettendo sul tavolo solo ipotesi finanziarie e nessun piano industriale. Alla ripresa produttiva del 7 gennaio condivideremo le prossime decisioni da prendere”.
Sei settimane di cassa integrazione ordinaria all’azienda di alta moda Aeffe (produttrice di brand come Alberta Ferretti e Moschino). L’ammortizzatore sociale (dal 1° ottobre al 20 dicembre) coinvolge a rotazione tutti i 600 dipendenti dello stabilimento di San Giovanni in Marignano (Rimini) e dell’unità produttiva di Milano. “La contrazione delle vendite – spiegano i sindacati – è confermata anche per la prima parte del 2025, probabilmente sarà necessario analizzare se richiedere la cassa integrazione straordinaria, visto che la stessa permette un nastro temporale più lungo, anche di 12 mesi”.
Ulteriori incentivi all’esodo volontario e percorsi di outplacement a carico dell’azienda. Questo il contenuto del nuovo accordo tra Benetton e sindacati per fronteggiare la crisi che da tempo colpisce la notissima azienda tessile italiana. L’intesa, siglata il 3 dicembre, prevede la possibilità per i lavoratori di uscire con un incentivo che può arrivare fino a 70 mila euro sulla base dell’anzianità. Previsti anche percorsi di outplacement del valore di 4 mila euro a carico dell’azienda, ma anche l’opportunità, per un massimo di 20 dipendenti, di un impiego di 12 mesi con un’agenzia di lavoro interinale.
Ammortizzatori sociali alle Ceramica Del Conca di Savignano sul Panaro (Modena). La cassa integrazione straordinaria, iniziata il 9 dicembre, coinvolge a rotazione tutti i 250 dipendenti. La durata prevista è di dieci mesi, anche se l’azienda, in un comunicato, ha affermato che “l’intervento prevede un coinvolgimento per i lavoratori limitato ai primi mesi del nuovo anno, per poi ripartire a pieno regime”. A motivare la decisione, il calo degli ordinativi provocato a livello internazionale dalla forte concorrenza dei produttori asiatici, mentre in Italia dal rallentamento dell’edilizia dovuto allo stop del superbonus.
Ancora tutto da definire il futuro dei 175 dipendenti della Tirso di Muggia (Trieste), azienda tessile del gruppo veneto Fil Man Made, che ha chiuso il 1° ottobre scorso per difficoltà finanziarie. Il personale, in larga parte donne sopra i 50 anni d’età, potrà essere coperto (ha assicurato la Regione Veneto) dalla cassa integrazione fino al 30 settembre 2025. Nel frattempo si sta cercando un acquirente per un possibile passaggio di proprietà dell’impianto. Sindacati: “Occorre attivare subito una formazione che consenta agli addetti di affacciarsi sul mercato o reimpiegarsi all’interno delle nuove produzioni che potrebbero arrivare nella fabbrica”.
La crisi generale dell’automotive sta provocando grandi difficoltà anche nelle aziende che lavorano per il settore: è il caso della Alcantara di Nera Montoro (Terni). La storica impresa (di proprietà giapponese) produttrice dell’omonimo materiale tessile per rivestimenti interni di autoveicoli, imbarcazioni, arredi di design e alta moda, ha annunciato l’avvio di un nuovo ciclo (dopo quello del giugno 2024) di 13 settimane di cassa integrazione per i suoi 520 dipendenti, dal 2 gennaio fino al 30 marzo 2025, con lo stop totale di alcuni specifici reparti dello stabilimento.
Raggiunto il 5 novembre scorso l’accordo sulla chiusura della Fcm di Campi Bisenzio (Firenze), azienda di accessori moda di proprietà della multinazionale Oerlikon. L’azienda si è resa disponibile a supportare il “piano di continuità aziendale” e la ricollocazione dei 18 lavoratori (cui in settembre era stato avviato il licenziamento collettivo). L’accordo prevede uscite volontarie con incentivo economico, l’adozione della cassa integrazione straordinaria fino al 31 dicembre, una dote economica per la ricollocazione dei lavoratori presso altre aziende e un’ulteriore dote per il rilancio del sito pari a 8 mila euro per ogni lavoratore riassunto dall’impresa che reindustrializzerà il sito.
Avviata il 2 dicembre scorso la cassa integrazione ordinaria, che proseguirà per 13 settimane, per i 350 dipendenti della Ceramica Dolomite di Borgo Valbelluna (Belluno). L’azienda (ex Ideal Standard) ha ritirato la richiesta di 45 esuberi, determinati dalle annunciate esternalizzazioni di una serie di funzioni di alcuni reparti, che non verranno più affidate a ditte esterne. “Il quadro generale rimane incerto”, commentano i sindacati, sottolineando che rimangono ancora perplessità “sia sulla volontà dei soci di continuare a sostenere l’azienda, in grave difficoltà finanziaria, sia riguardo la definizione dei piani industriali e commerciali, previsti per metà gennaio”.
Revocato il licenziamento collettivo di 50 lavoratori di Milano impiegati nel customer service di Just Eat, annunciato l’8 novembre dalla multinazionale anglo-danese della consegna di cibo a domicilio, che intendeva spostare il servizio in Albania. Il 5 dicembre azienda e sindacati hanno raggiunto un accordo che “consentirà - spiegano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs territoriali - di iniziare un percorso strutturato per studiare soluzioni alternative ai licenziamenti, oltre a permetterci di comprendere quale sia il progetto di riorganizzazione internazionale di Just Eat, così da prevenirne eventuali future ricadute sul nostro Paese”.
“La perdita del 14% della forza lavoro della più grande azienda industriale del territorio è inaccettabile”. Questo il commento della Filctem Cgil senese in merito alla decisione dell’azienda biofarmaceutica britannica Gsk (GlaxoSmithKline) di ridurre di 270 unità il personale degli stabilimenti di Siena e Rosia. Quest’ultimo è un centro di eccellenza che produce circa 60 milioni di dosi di vaccini l’anno, distribuite in 57 Paesi nel mondo. Le uscite, previste nell’arco di due anni, saranno volontarie e incentivate. Cgil: “Abbiamo chiesto all'azienda cosa succederà se non ci saranno volontari, ma non c’è stata risposta. Il timore è che da volontari si trasformino in veri e propri esuberi”.
A inizio novembre gli esuberi annunciati erano 129, il 10 dicembre è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo per 252 lavoratori (su complessivi 400 addetti). Si aggrava, dunque, la situazione del call center Callmat di Matera, travolto dal drastico ridimensionamento della commessa da parte di Tim. Sindacati: “Callmat deve attivare subito gli ammortizzatori sociali per garantire un minimo di protezione alle maestranze”. I licenziamenti sono per ora sospesi in attesa dell’incontro ministeriale previsto per l’8 gennaio.
La Agr Packaging (ex Farmografica) di Cervia (Ravenna), multinazionale austriaca attiva nei settori imballaggio e stampa di consumo con 80 dipendenti, chiuderà definitivamente. Il 9 dicembre azienda e sindacati hanno siglato un accordo per la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività (da gennaio a dicembre 2025) per i lavoratori che non accetteranno il licenziamento; per chi lo accetterà, invece, è stato “concordato un incentivo economico all’esodo da calcolare su anzianità contrattuale, inquadramento e retribuzione attuale”.
Un anno di cassa integrazione straordinaria per crisi complessa e 105 possibili ricollocazioni nelle Marche (più altri 55 nelle società del gruppo presenti in Nord Italia). Questo l’accordo trovato il 9 dicembre per i 173 lavoratori della Giano di Fabriano (Ancona), azienda del gruppo cartario Fedrigoni, di cui il 3 ottobre scorso era stato annunciato il licenziamento collettivo. Previsti anche incentivi per chi opterà per il prepensionamento o per l’uscita entro la fine del 2025. La società ha confermato lo stop definitivo entro il 2024 alla produzione di carta per ufficio, mentre continuerà quella delle carte speciali. “La reindustrializzazione - commenta la Slc Cgil - è l’obiettivo a lungo termine più importante”.
La ex Cinzano chiuderà. La comunicazione è arrivata martedì 26 novembre: la Diageo, multinazionale britannica delle bevande alcoliche, ha infatti annunciato la dismissione della distilleria di Santa Vittoria d'Alba (Cuneo), mettendo a rischio i suoi 349 addetti (215 operai, 113 impiegati, 16 quadri e cinque dirigenti). A motivare la decisione, l'esigenza di focalizzare “gli investimenti sui siti ritenuti strategici” e la “lontananza dell’impianto dai principali mercati del gruppo”, che sono quelli del Nord Europa. Sindacati: “Decisione non legata a ragioni economiche, ma a una scelta strategica e di mercato. Ma noi lavoreremo per ottenere la salvaguardia dei posti di lavoro”.
Il 10 gennaio l’agenzia di stampa Redattore Sociale chiuderà. Dopo due anni di crisi aziendale e una pesante cassa integrazione, l’editore Comunità di Capodarco licenzierà sette dipendenti (di cui cinque giornalisti e due poligrafici). “Da due anni, nonostante le sollecitazioni della redazione, l’editore non ha cercato nessun’altra soluzione per tenere in piedi un progetto che considerava ormai concluso”, scrivono il Cdr e l’assemblea dei dipendenti: “Poco importa che quel progetto in questi anni abbia raccontato per primo il disagio, economico e sociale, sempre crescenti nel nostro Paese”.
Al Cairo il negoziato sulla tregua prosegue, a Tel Aviv Netanyahu promette: nessun accordo fino alla distruzione di Hamas. Pioggia di fuoco sull’ospedale Kamal Adwan di Gaza, Israele ordina ai medici di andarsene. Papa Francesco: «Non è guerra, è crudeltà»
L'intrattabile Al centro dei negoziati il destino del valico di Rafah. Bombe e artiglieria, a Gaza attacco senza precedenti contro l’ospedale Kamal Adwan. I missili yemeniti arrivano a Tel Aviv: 20 feriti
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante un sopralluogo sul monte Hermon, nel Golan occupato, con il ministro della difesa Israel Katz – Ansa
Una delegazione israeliana è giunta ieri al Cairo per riprendere la discussione su un possibile accordo di cessate il fuoco a Gaza, con scambio di ostaggi e prigionieri politici palestinesi.
Al centro dei negoziati, secondo i media qatarioti, la gestione dei confini e il controllo del valico di Rafah. Hamas e i gruppi palestinesi della Jihad Islamica e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina hanno dichiarato di essere vicini a un accordo, sempre che Israele «non aggiunga nuove condizioni».
SI TRATTEREBBE, in ogni caso, di una tregua temporanea e non della fine della guerra. Lo ha dichiarato apertamente il premier Netanyahu in un’intervista rilasciata venerdì al Wall Street Journal: «Non accetterò di porre fine alla guerra prima di aver rimosso Hamas». Mentre il gruppo islamico spiegava in un comunicato di aver discusso con le altre fazioni palestinesi del governo del dopoguerra, il primo ministro israeliano dichiarava che non c’è spazio per Hamas nella Striscia: «Non li lasceremo al potere a Gaza, a trenta miglia da Tel Aviv. Non succederà».
Nell’intervista traspare tutta la fiducia del governo di Tel Aviv sull’impegno del nuovo presidente Usa Donald Trump per garantire il proseguimento della guerra: «I rinforzi sono in arrivo», ha dichiarato, riferendosi all’invio di armi. Da utilizzare sui diversi fronti, anche in Libano se Hezbollah dovesse «voler continuare» il confronto.
Al momento i pericoli maggiori in termini di perdite militari per Israele sono a Gaza, mentre gli Houthi stanno mettendo a dura prova la sicurezza della popolazione civile: nella mattinata di ieri un missile balistico partito dallo Yemen ha colpito l’area di Tel Aviv. I sistemi di difesa non sono riusciti a intercettarlo e circa venti persone sono rimaste ferite. Dall’inizio della guerra gli Houthi hanno lanciato più di 200 missili e 170 droni.
Intanto, diverse fonti riportano notizie di un’ulteriore escalation delle operazioni israeliane nel nord di Gaza, soprattutto nell’area
Leggi tutto: Al Cairo si dialoga, Netanyahu frena: «Il conflitto non finirà» - di Eliana Riva *
Commenta (0 Commenti)Politica e giustizia Resuscitare politicamente Matteo Salvini resta un’impresa difficile, ma il processo di Palermo dal quale ieri sera è emerso candido come un giglio darà il suo contributo. Ennesima prova che la […]
Resuscitare politicamente Matteo Salvini resta un’impresa difficile, ma il processo di Palermo dal quale ieri sera è emerso candido come un giglio darà il suo contributo. Ennesima prova che la correzione dei torti politici per via giudiziaria non è solo inefficace ma anche controproducente. Il nostro paese dovrebbe conoscere a memoria questa storia, nella quale però puntualmente ricasca.
Certo, non è una buona notizia per nessun cittadino dotato di elementare spirito democratico apprendere all’ora di cena che per un tribunale della Repubblica tenere forzatamente a bordo 147 persone in stato di sofferenza per 19 giorni, impedendo loro di sbarcare a terra, non è contrario alla legge. Essendo evidentemente contrario a tante altre cose più immediate, dal raziocinio al senso di umanità. Ma è notizia assai peggiore che questo infame comportamento sia meritevole, per tanti, di quel consenso politico in forza del quale si governano il nostro paese e un bel po’ del civilizzato Occidente. E questo non ce lo doveva dire, ieri sera, il tribunale di Palermo.
La giustizia penale è un fatto tecnico, la verità processuale non è quella storico politica che talvolta è migliore e talvolta peggiore. In un’aula di tribunale si può, carte e mail dell’ex presidente del Consiglio Conte alla mano, sostenere che Salvini ha fatto tutto da solo quando – per due volte – ha tenuto i migranti, molte donne e molti bambini, legati alla banchina a impazzire sotto il sole per giorni. In qualsiasi altro consesso dotato di memoria non si può invece dimenticare quanto ci tenessero i 5 Stelle, alleati di governo della Lega, a rivendicare anche loro la linea durissima contro i migranti e quanto condividessero la vile retorica della difesa dei confini.
Adesso, almeno, Salvini non potrà fare il martire, lui che su questa presunta salita al patibolo stava politicamente campando da anni, un video e un tweet dopo l’altro. Gli mancherà un argomento, ma lo sostituirà con un altro più pericoloso ancora, e cioè che d’ora in avanti sarà lecito e più semplice negare lo sbarco alle navi che soccorrono i migranti, senza bisogno di tenerle in mare a navigare verso i porti più lontani. Naturalmente non è così, proprio perché questo processo penale ha giudicato un singolo episodio amministrativo e due specifiche accuse. Ma è vano sperare in un discorso razionale, soprattutto da parte di Salvini.
Anche perché, altrimenti, questo processo dimostrerebbe innanzitutto alla maggioranza di governo, impegnata in una guerra contro la magistratura e la sua indipendenza, che quella delle toghe rosse e politicizzate è una favola. E che non c’è quel totale appiattimento dei giudici sui pubblici ministeri, in forza del quale sarebbe necessaria la definitiva separazione delle carriere.
Nessun tribunale richiamerà mai l’incoerenza di un ministro che rivendica le sofferenze imposte con il suo blocco a 147 persone fragili e in fuga e il contemporaneo disegno di legge sicurezza che punisce con anni di galera chi con il suo semplice corpo prova a non farsi trascinare via da un agente. Nessun giudice condannerà La Russa per aver rubato la voce a quel vecchio busto che aveva in casa per rispondere al Consiglio d’Europa che non si intromettesse nelle nostre autarchiche violazioni dello stato di diritto. Per quello c’è solo la politica, o dovrebbe esserci.
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