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L’Anpi ricorda Francesco Renzini

 

In questi giorni abbiamo appreso una triste e dolorosa notizia: si è spento Francesco Renzini, partigiano del Gruppo Corbari. Era nato il 12 febbraio del 1922 a Santa Maria in Castello tra Tredozio e Portico di Romagna da una famiglia poverissima e fieramente antifascista. Suo padre Edgardo, consigliere comunale a Tredozio eletto nelle 1921 nelle fine del partito comunista, fu costretto a trasferirsi a Faenza per evitare le continue persecuzioni da parte dei fascisti quando Francesco aveva appena quattro anni.

Anche a Faenza fu perseguitato e addirittura incarcerato. Francesco, di fronte alle difficoltà economiche in cui venne a trovarsi la famiglia, ritornò a vivere dai nonni a Tredozio dove frequentò la scuola. A tredici anni la famiglia si ricompose nuovamente a Faenza e Francesco iniziò a lavorare come garzone nelle case mezzadrili. Riuscì quindi a farsi assumere come apprendista dall’ebanisteria Casalini dove imparò il mestiere di falegname che avrebbe svolto per tutta la vita.

Dopo l’8 settembre, per sfuggire al reclutamento imposto dalla Repubblica Sociale, Francesco si nascose tra i monti di Tredozio, che ben conosceva e dopo qualche mese incontrò Silvio Corbari e Aldo Celli, che proprio in quel periodo stavano organizzando il primo nucleo di partigiani.  Le Brigate Nere intanto avevano arrestato sua madre per ricattarlo e Francesco, per farla uscire dal carcere, si consegnò ai “repubblichini”, che ovviamente lo arruolarono, ma durante un trasferimento verso il nord, insieme ad altri giovani, riuscì a fuggire e a ritornare nel tredoziese, negli stessi giorni della cattura e della fucilazione di Aldo Celli.

Nei primi mesi del 1944, come tanti altri partigiani, si aggregò all’8.a Brigata Garibaldi nella zona del Monte Falterona, dove rimase fino al mese di aprile, quando sotto un durissimo attacco tedesco le formazioni partigiane subirono molte perdite e in parte furono disperse. Francesco con altri partigiani del faentino rientrò sui nostri monti riunendosi al gruppo di Silvio Corbari. Nei mesi successivi partecipò a molte azioni guidate da Corbari, tra le quali il famoso aviolancio di armi da parte degli inglesi sul Monte Lavane. Dopo la morte di Corbari, Casadei, Spazzoli e Iris Versari, il gruppo si trasformò in Battaglione e continuò l’attività partigiana sotto la guida di Romeo, fratello di Silvio.

Francesco partecipò alle fasi finali della Liberazione, prima a Brisighella dove svolse anche per alcune settimane il compito di Polizia partigiana e poi a Faenza, entrandovi lo stesso giorno delle truppe alleate. Anche qui, insieme a molti altri partigiani, partecipò alla gestione dei servizi essenziali per fronteggiare l’emergenza del dopo-guerra. Infine, si arruolò volontario nelle ricostituite formazioni partigiane, nella Compagnia “Falco” con il ruolo di vice-comandante,  che affiancarono il rinato esercito italiano e le truppe alleate fino alla fine della guerra,  e il 20 maggio 1945 sfilò a Ravenna nel giorno della smobilitazione della 28.ma Brigata Garibaldi.  

Francesco Renzini tonò al suo lavoro di artigiano ebanista e nel 1947 ricevette la Croce di Guerra al merito in quanto partigiano combattente. Alcuni anni fa pubblicò il Diario degli anni della Resistenza, straordinaria testimonianza di una scelta di vita che rimane di grande esempio per le nuove generazioni. Noi lo ricordiamo sempre presente alle manifestazioni di Cà Cornio, del Monte Lavane, di Crespino  e della Liberazione di Faenza. 

Lo immaginiamo a Cà Malanca seduto dietro ad un tavolo pieno di libri dedicati alla Resistenza, intento a suggerire ai più giovani di non dimenticare coloro che si sono sacrificati per la nostra democrazia. L’Anpi di Faenza si associa al dolore della famiglia Renzini, con l’impegno di mantenere viva la passione di Francesco nel trasmettere la memoria della lotta di Liberazione alle nuove generazioni.

SEZIONE ANPI FAENZA