Diritti Mentre Netanyahu è accolto in Ungheria, in vari paesi rischiano di essere ridotte al silenzio tutte le voci levate per denunciare le violazioni dei diritti umani a Gaza
erlino: la gente partecipa a una manifestazione pro-palestinese con bandiere e striscioni
Se non lo avete letto sul manifesto del 2 aprile non lo sapete, ma tre cittadini di paesi Ue, e uno degli Stati uniti, potrebbero essere deportati dalla Germania. Di quali delitti si sono macchiati? Allo stato attuale nessuno di loro è stato condannato per un crimine.
Le accuse rivolte a queste persone nei provvedimenti di espulsione sono di vario tipo, e alcune potrebbero avere rilevo penale, salvo che deportandole non ci sarà mai la pronuncia di un giudice. In realtà buona parte dei comportamenti che vengono imputati a queste quattro persone non riguardano crimini, ma atti politici che dovrebbero essere legittimi in una democrazia, anche se possono comportare la violazione di una legge, come avviene tipicamente nelle azioni di disobbedienza civile.
In altri casi, infine, l’accusa è semplicemente di aver cantato, nel corso di manifestazioni, slogan che, secondo le autorità tedesche, sarebbero antisemiti. Si tratta degli stessi slogan che molti ebrei, e anche tante persone ragionevoli, considerano invece manifestazioni di simpatia legittime per la liberazione della Palestina. Espellere qualcuno per aver cantato questi slogan sembra un vero e proprio tentativo di limitare la libera espressione di opinioni politiche, e di intimidire chi protesta. Secondo il giornalista tedesco Hanno Hauenstein (che ne ha scritto per il Guardian il 3 aprile) il fondamento legale di tali espulsioni, che richiama il cosiddetto principio di Staatsräson, appare poco solido a diversi giuristi, ed è stato anche messo in discussione da una commissione del parlamento.
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Vincenzo Scalia: «Imparare a vedere i crimini dell’abbondanza e dei potenti»Lo stesso Hauenstein, nel suo reportage per il quotidiano britannico, osserva che questi provvedimenti di espulsione sono ulteriori – preoccupanti – segnali di una vera e propria «svolta autoritaria» in corso in Germania da quando, in seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, è cominciata la campagna militare di Israele a Gaza. L’elenco delle persone che in questi mesi sono state calunniate, e in molti casi private della possibilità di esprimere le proprie opinioni, è già molto lungo, e include studiosi di grande valore, intellettuali pubblici e, da ultimo, due registi appena premiati con l’oscar. «In quasi tutti questi casi – scrive Hauenstein – le accuse di antisemitismo sono sullo sfondo, anche se gli ebrei sono spesso tra i bersagli. Più spesso che no, sono i liberal a guidare o ad accettare tacitamente queste cancellazioni, mentre i conservatori e l’estrema destra stanno da parte e le applaudono».
Questa osservazione ci conduce al cuore di quella che è diventata una questione cruciale, e che non riguarda soltanto la Germania. Stiamo assistendo infatti a un processo di repressione in atto in diversi paesi, che corre il rischio di soffocare e di ridurre al silenzio tutte le voci che si sono levate in più di un anno per denunciare le violazioni dei diritti umani a Gaza, e il pericolo che esse si traducano in un genocidio ai danni del popolo palestinese. Ciò è avvenuto attraverso un uso crescente della forza: si comincia con la distorsione e la soppressione delle notizie provenienti dalla Palestina, e si arriva alle persecuzioni di chi protesta e alla repressione violenta delle manifestazioni. Ormai ci siamo abituati alle immagini di poliziotti che picchiano studenti che in alcuni casi sono chiaramente minorenni.
Scene che in passato avremmo associato a regimi autoritari, ma che invece, e questo è l’elemento che desta maggiore preoccupazione, in molti casi avvengono per volontà di governi centristi, spesso, come in Germania, con il sostegno della sinistra socialdemocratica.
Non è facile capire quale sia il disegno politico che c’è dietro scelte che appaiono fatte, come sottolinea Hauenstein, per raccogliere il consenso della destra più estrema. Oltretutto in una situazione in cui, con ogni probabilità, sarà proprio tale destra a invocare presto le repressioni poste in essere da governi centristi e moderati come precedenti per legittimare altre, maggiori e più brutali, misure autoritarie. Come se, incapaci di recuperare il consenso perso per via del proprio fallimento politico, i partiti liberal-conservatori e quelli social-democratici avessero scelto di facilitare la strada alla destra più estrema invece di provare a fermarla.
La visita trionfale di Netanyahu in Ungheria è un’illustrazione di questa tendenza. Orbán ha ospitato una persona accusata di gravissimi crimini da una corte internazionale, e lo ha fatto approfittando delle diverse azioni che vari paesi Ue hanno messo in atto per erodere la legittimità del diritto internazionale. Quello che ieri era il reietto d’Europa oggi pare l’avanguardia di un nuovo consenso europeo. Costruito, come avrebbe detto Franz Neumann, intorno all’imposizione di un credo politico e accompagnato dall’ostracismo nei confronti di chi non lo accetta. Per quanto tempo potremo ancora chiamare regimi come quelli che stanno emergendo in Europa democrazie?