Guerra commerciale Crolla Wall Street. Il giorno peggiore di Apple, che produce in Cina: perde 270 miliardi
La borsa di New York dopo l’ordine di Trump – Ansa
Dopo giorni di attesa e speculazioni, i dazi di Donald Trump si sono rivelati peggiori delle già fosche previsioni, con un livello minimo del 10% a partire dal 5 aprile, e misure ad hoc per ciascun paese preso di mira dal 9 aprile. Un “occhio di riguardo” per la Cina che arriva a dazi al 54%.
Analizzandole, gli economisti hanno indicato che per queste imposte non c’è una vera corrispondenza causa-effetto legata a tariffe che gli altri paesi impongono agli Usa, come afferma il presidente. Non è su questo criterio che si basano i dazi applicati, ma per lo più su quanto gli Usa importano dal singolo paese in questione. Anche la questione del cosiddetto deficit commerciale non ha una base che giustifichi questo tsunami economico globale.
«Non esiste una cosa chiamata ‘deficit commerciale’ – ha scritto Daniel Horowitz, avvocato di punta e commentatore legale dei maggiori network nazionali – Si chiama ‘acquistare cose’. Non si ha un deficit commerciale col dentista perché lo paghi e lui non compra mai niente da te».
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Un bluff la reciprocità, il conto è solo sul surplusI DAZI, NELL’ECONOMIA trumpiana, sono arrivati per tutti senza andare per il sottile con la geografia: dal Lesotho, che per Trump è un paese «di cui nessuno ha mai sentito parlare», al Madagascar, alla Birmania, fino alle isole dell’Antartide, nonostante siano abitate solo da pinguini. Ci sono dazi del 10% anche sul Territorio britannico dell’Oceano Indiano, dove l’unica isola abitata, Diego Garcia, è sede del personale di servizio statunitense: in pratica sono stati applicati i dazi anche a una base militare Usa. Cercando una logica: il fine di queste imposte dovrebbe essere quello di rifinanziare i tagli alle imposte sul reddito operati da questa amministrazione, tramite gettito proveniente al di fuori dei confini nazionali e, allo stesso tempo, indurre le aziende a spostare la loro produzione negli Usa. Purtroppo i due obiettivi vanno in direzioni opposte, in quanto maggiore sarà il numero delle fabbriche spostate negli Stati uniti, inferiori saranno le entrate per lo stato federale.
Il primo effetto della mossa di Trump ha visto le Borse europee perdere oltre 422 miliardi di euro in un solo giorno.
MA ANCHE per Wall Street la situazione è catastrofica: mentre scriviamo l’S&P 500 è sulla buona strada per il suo giorno peggiore dal 2022 con un calo del 3,8 %, mentre il Nasdaq è in calo del 5.8 %. Per l’organizzazione mondiale del commercio, Wto, nel 2025 i dazi americani potrebbero causare una contrazione dei volumi degli scambi di merci globali dell’1%.
Questa bufera ha travolto le compagnie Usa: Apple cala dell’8%, una perdita di 270 miliardi di dollari, il maggiore crollo giornaliero della sua storia. Una delle cause è la forte dipendenza dell’azienda di Tim Cook da prodotti che arrivano dalla Cina. Penalizzata anche la Nike, scesa del 13 %, il livello più basso dal 2017. Quasi tutte le calzature e gli indumenti Nike sono fabbricati in Vietnam.
«È ANCORA difficile credere al semplice fatto che tutto questo sia autoimposto – ha commentato il giornalista tecnologico Matt Novak -Tutto ciò che sta accadendo in questo momento non è stato il risultato di un avversario straniero che ha distrutto il Paese. Lo abbiamo fatto da soli».
A difendere l’indifendibile ci ha pensato il Segretario al commercio Howard Lutnick, facendo il giro di tutte le interviste televisive. Su Fox News Lutnick ha sostenuto, senza dettagliare come, che i dazi porteranno alla «più grande rinascita della produzione manifatturiera in America», e che creeranno «la più incredibile crescita di posti di lavoro», anche per le persone con solo un diploma di scuola superiore: «I lavori più cool, i lavori più pagati, stanno tutti arrivando in America».
D’ALTRONDE è difficile opporsi a Trump: mentre il terremoto attraversava l’economia globale, seguendo il consiglio dell’influencer di estrema destra Laura Loomer, il tycoon ha licenziato diversi membri del Consiglio per la sicurezza nazionale, tra cui alti dirigenti, come hanno riferito Axios e Associated Press, in quanto «poco leali». Per Axios questo giro di licenziamenti si sta già configurando come un «bagno di sangue».
In questo clima di instabilità e paura, qualcosa si è mosso: un gruppo di senatori repubblicani ha votato insieme ai democratici una risoluzione per annullare i dazi del 25% sulle importazioni canadesi. La risoluzione esprime il sentimento del Senato e non ha forza di legge, ma il suo passaggio 51-48 è una notizia molto sgradita per Trump.
AL PENTAGONO, invece, un ispettore generale facente funzione ha annunciato che indagherà sull’uso di Signal da parte del capo del Pentagono Pete Hegseth e di altri funzionari della difesa. Mercoledì si è diffusa la notizia che le chat di gruppo su Signal per uso militare sarebbero una ventina, suddivise per zone e conflitti.