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Gaza A Jabalia colpita la clinica diventata rifugio. Donne e minori vittime dei bombardamenti israeliani anche a Rafah e Khan Younis. I vertici militari di Tel Aviv esultano per i progressi dell’invasione. Il Sud diviso dal Nord

Striscia di sangue infinita, la strage dei bambini senza volto La clinica medica dell'Onu colpita a Jabalia – Ap

Una scia di sangue infinita, stragi orribili che si rincorrono da nord a sud, spazzando via l’esistenza di decine di persone senza lasciare il tempo nemmeno di recuperare i nomi delle vittime. Perché la violenza delle esplosioni cancella i volti.

«NON AVEVANO PIÙ lineamenti», ha dichiarato una donna sopravvissuta al massacro di ieri a Jabalia. «Ho provato a riconoscere i bambini da quello che rimaneva dei loro vestiti», racconta in un video pubblicato sui social. Tutto intorno si vede la distruzione e ciò che rimane dell’ala della clinica medica Onu utilizzata come rifugio e bombardata da Israele. «Eravamo seduti qui – spiega Suheila -. Una donna cucinava e i piccoli giocavano. Sono stati ammazzati tutti in un attimo». Ventidue persone almeno, tra cui nove bambini.

Tel Aviv ha confermato l’attacco e ha dichiarato di aver colpito un comando di Hamas. Ma le immagini girate immediatamente dopo lo scoppio raccontano di donne e minori per la maggior parte, uccisi dove si sentivano più protetti. All’esterno della clinica un uomo disperato urla contro il mondo mostrando un corpo decapitato. Doveva essere un neonato, lo tiene in alto nel palmo della mano, perché tutti lo vedano. Settantuno morti dall’alba al tramonto.

A Khan Younis un edificio civile è stato raso al suolo, uccidendo almeno 17 persone. Fonti mediche hanno confermato l’arrivo dei corpi, tra cui quelli di due bambini e di cinque donne, una delle quali era incinta. Altri due bambini sono stati uccisi a Rafah, in un attacco che ha causato sei vittime.

IN MEZZO ALLE STRAGI DI CIVILI, sono giunti gli annunci vittoriosi di Netanyahu e dei vertici militari e politici di Tel Aviv. Il primo è stato il ministro della difesa Israel Katz, che ha annunciato l’espansione dell’invasione di terra e il piano di occupare larghe parti di territorio da inglobale in quella che Israele chiama «zona cuscinetto». Lo ha seguito il capo di stato maggiore Eyal Zamir, affrettandosi a confermare da Tal al-Sultan l’intenzione di avanzare fino a quando Hamas non rilascerà tutti gli ostaggi. E infine, il premier, intervenuto a spiegare le reali intenzioni dell’esercito: creare un altro corridoio per dividere Rafah da Khan Younis. Il terzo varco, soprannominato «asse Morgan», dal nome di un insediamento ebraico di occupazione evacuato nel 2005, si aggiungerà al corridoio Filadelfia, che corre lungo il confine tra Gaza e l’Egitto, e al Netzarim, che divide il nord dal sud.

Secondo il Jerusalem Post, con l’allargamento dell’occupazione a Rafah e nel nord, l’esercito israeliano otterrà il controllo del 30% dell’intera Striscia. La maggior parte degli edifici presenti lungo il nuovo corridoio, è già stato distrutto, dicono fonti militari. Ma non è chiaro come l’«asse Morgan» potrà allungarsi fino al mare: lungo la costa si dispiega al-Mawasi, designata dallo stesso esercito meta per i palestinesi sfollati e divenuta oggi un immenso campo profughi.

INTANTO, Medici senza frontiere ha lanciato un nuovo allarme sulla carenza di medicine causata dal blocco israeliano di beni umanitari. Mancano farmaci per l’anestesia, per la terapia intensiva, per la terapia del dolore, antibiotici pediatrici e medicinali per le malattie croniche come il diabete e l’epilessia. Gli attacchi al personale sanitario e alle ambulanze rendono sempre più difficile soccorrere e trasportare i feriti.

La portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Tammy Bruce, non ha speso una parola di biasimo nei confronti di Israele per aver legato, ammazzato e sepolto paramedici, operatori della protezione civile e dell’Onu. «Ogni singola cosa che succede a Gaza succede a causa di Hamas», ha dichiarato durante la conferenza stampa. Sarebbe stata, secondo questa versione, la condotta del movimento islamico a costringere l’esercito di Tel Aviv a compiere uno dei più orribili massacri dall’inizio dell’attacco a Gaza. Un massacro che ha lasciato il mondo sgomento ma che l’ex speaker radiofonica ha liquidato come un caso di «civili finiti sotto il fuoco incrociato».