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Il ddl sicurezza lascia il posto a un decreto. Il governo decide di forzare la mano scavalcando il parlamento e azzerando più di un anno di lavori: già oggi il consiglio dei ministri potrebbe varare le nuove norme repressive raccogliendo anche i rilievi del Colle. Opposizioni e movimenti in piazza

Sicuri? Atteso oggi in Cdm un nuovo provvedimento che svuota il pacchetto Sicurezza, recepisce le critiche del Colle ed esautora il Parlamento. Su cosa fonderà la sua «necessità e urgenza» è tutto da vedere. Rivolta delle opposizioni

Da ddl a decreto. Il trucco del governo per aggirare l’Aula I ministri Piantedosi e Salvini – LaPresse

Il lupo non si è trasformato in agnello. Sembrava che la moral suasion del Quirinale per modificare i punti più a rischio di incostituzionalità del ddl Sicurezza avesse convinto non solo la premier Giorgia Meloni ma anche il suo recalcitrante numero due Matteo Salvini, in cambio di qualche trofeo da portare in dote al congresso federale leghista del prossimo fine settimana alla fiorentina Fortezza da Basso. Ma il vero asso nella manica, frutto dell’accordo raggiunto tra le due destre di governo, potrebbe essere il decreto legge a cui sta lavorando Palazzo Chigi e che è previsto oggi in Consiglio dei ministri.

Un provvedimento che, a pochi giorni dalla conclusione dell’iter in Senato del ddl Sicurezza (in Aula il 15 aprile), e malgrado la prospettiva di un suo rapido passaggio in terza lettura alla Camera nelle prossime settimane, svuota di fatto il pacchetto di norme penali firmato Nordio, Piantedosi, Crosetto e affidato al Parlamento. Un modo, questo, per recepire le indicazioni del Quirinale aggirando le “lungaggini” parlamentari e tagliando corto sulle due o tre norme-bandiera che stanno particolarmente a cuore a Lega e Fratelli d’Italia. Su cosa esattamente il decreto legge fonderà la sua «necessità e urgenza» è tutto da vedere. C’è chi scommette però che le “rivolte” in carcere di cui si fa un gran parlare siano una buona scusa.

ALLA NOTIZIA diffusa ieri da fonti governative, le opposizioni hanno reagito con forza ritenendo inaccettabile l’escamotage che esautora completamente il Parlamento. La Cgil e la Rete dei movimenti «No al Ddl Paura» si preparano a scendere in piazza. A cominciare da oggi a Roma davanti al Pantheon e a Napoli in largo Berlinguer. L’appuntamento in entrambi i casi è alle 18, alla stessa ora in cui si riunisce il Cdm.

A QUESTO PUNTO, il ddl Sicurezza potrebbe avviarsi su un binario morto oppure continuare pure il suo iter senza fretta, stralciato delle norme ormai confluite nel decreto legge e con le correzioni già approvate in commissione Bilancio del Senato per la mancanza di coperture finanziarie.

La Lega, per bocca del vicesegretario Andrea Crippa, sembra scaricare ogni responsabilità: «Io credo che debba essere la politica a fare le leggi, poi se dal Colle più alto ci rimandano indietro i testi ne prendiamo atto. Noi però eravamo più d’accordo col testo originale, non col testo edulcorato da Mattarella». In realtà l’ufficio giuridico del Quirinale aveva fatto notare – ottenendo un feedback positivo da Fd’I e FI – cinque criticità del testo così come era stato licenziato dalla Camera nel settembre scorso: il divieto di vendere Sim telefoniche agli immigrati irregolari; il fatto che non si lasciasse al giudice decidere caso per caso sulla pena in carcere per le donne incinta e le madri di bimbi piccoli; il nuovo reato di rivolta in carcere che si configura anche con la resistenza passiva; l’aggravante «no ponte» per chi protesta contro le grandi opere; l’imposizione per le università e le pubbliche amministrazioni di collaborare con i servizi segreti.

IL BRACCIO DI FERRO tra i partiti di governo prosegue ancora, però. Oltre a questi correttivi, o ad una parte di essi, un’ipotesi suggerisce che nel decreto legge possa trovare posto, tra le altre norme, anche il cosiddetto scudo penale e il sostegno economico per le spese legali degli agenti indagati. Altri sono convinti che si vogliano introdurre aggravanti anche contro i discorsi d’odio antisemita, dimenticando forse che

sarebbe ambizione alquanto strana da parte di chi, come Salvini e l’attuale presidente della Camera Lorenzo Fontana, nel 2018 chiese a gran voce l’abolizione della legge Mancino.

Di sicuro, i contenuti del provvedimento saranno oggetto di discussione fino alle ultime ore. A via Arenula negano che la questione li riguardi da vicino: il viceministro forzista alla Giustizia, Paolo Sisto, afferma di non avere «notizia di provvedimenti di questo genere». E sembra che nessuno abbia neppure interpellato i relatori del Ddl Sicurezza in Senato, Erika Stefani della Lega e Marco Lisei (Fd’I) che commenta laconico: «Vedremo cosa succede: se quello che è stato discusso in commissione giustizia dovesse essere raccolto all’interno di un decreto, comunque il lavoro fatto finora non credo sia stato vano». D’altronde, spiegano fonti del Carroccio, un maxi emendamento al pacchetto sicurezza in Aula avrebbe richiesto il ricorso alla fiducia, giudicata chissà perché «una forzatura eccessiva». Viceversa, un decreto consente sempre, in fase di conversione in legge, il possibile ricorso ai tempi contingentati.

L’OPPOSIZIONE questa volta è compatta nel condannare il «golpe contro la democrazia» e la «deriva autoritaria» del governo Meloni, per usare le parole di vari esponenti di Avs che danno appuntamento alle manifestazioni di quest’oggi. Pronto alle proteste di piazza anche il Pd perché, come dice il capogruppo dei senatori Boccia, con il decreto «finiscono le relazioni istituzionali» tra esecutivo e parlamento. Per lo stesso motivo il M5S promette «barricate». «Dove sia l’urgenza e la necessità di un provvedimento che – fa notare Magi di +Europa – era in iter parlamentare dal novembre 2023, cioè da quando è stato approvato in Cdm, non si sa». E non si sa neppure, secondo il senatore di Azione Marco Lombardo, se davvero il decreto legge «recepirà le osservazioni del Quirinale». L’appuntamento, alle 18.