Risposta alla crisi umanitaria sulla frontiera esterna dell'UE
Capi di stato dell'UE e Commissione Europea, Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, a Margaritis Schinas e a Ylva Johansson
Petizione
Vi chiediamo di monitorare la crisi che si sta sviluppando e di inviare urgentemente degli osservatori indipendenti nella regione. Inoltre vi chiediamo di utilizzare tutti i mezzi necessari per fare pressione sul governo polacco affinché invii immediatamente l’aiuto medico e umanitario necessario e di dare la possibilità ai migranti di richiedere asilo.
Scritto da Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Era il 5 Agosto 2011 quando l’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, insieme al Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, scrisse la famigerata lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi in cui indicava come necessarie e ineludibili "privatizzazioni su larga scala" in particolare della "fornitura di servizi pubblici locali".
Uno schiaffo ai 26 milioni di italianə che poco più di un mese prima avevano votato ai referendum indicando una strada diametralmente opposta, ossia lo stop alle privatizzazioni e alla mercificazione dell’acqua. Oggi Draghi, da Premier con pieni poteri, ripropone in maniera esplicita e chiara quella stessa ricetta mediante il DDL Concorrenza approvato dal Consiglio dei Ministri giovedì scorso. La logica che muove l'intero disegno di legge, oltremodo evidenziata nell'art.6, è quella di chiudere il cerchio sul definitivo affidamento al mercato dei servizi pubblici essenziali.
Un provvedimento ispirato da un’evidente ideologia neoliberista in cui la supremazia del mercato diviene dogma inconfutabile nonostante la realtà dei fatti dimostri il fallimento della gestione privatistica, soprattutto nel servizio idrico: aumento delle tariffe, investimenti insufficienti, aumento delle perdite delle reti, aumento dei consumi e dei prelievi, carenza di depurazione, diminuzione dell’occupazione, diminuzione della qualità del servizio, mancanza di democrazia. Questa norma, di fatto, punta a rendere residuale la forma di gestione del cosiddetto “in house providing”, ossia l’autoproduzione del servizio compresa la vera e propria gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” (letteralmente) il mancato ricorso al mercato. Nel DDL emerge chiaramente la scelta della privatizzazione. Gli Enti Locali che intendano discostarsi da quell'indirizzo dovranno dimostrare anticipatamente e successivamente periodicamente il perchè di altra scelta, sottoponendola al giudizio dell’Antitrust, oltre a prevedere sistemi di monitoraggio dei costi".
Mentre i privati avranno solo l’onere di produrre una relazione sulla qualità del servizio e sugli investimenti effettuati.
Inoltre, si prevedono incentivi per favorire le aggregazioni indicando così chiaramente che il modello prescelto è quello delle grandi società multiservizi quotate in Borsa che diventeranno i soggetti monopolisti (alla faccia della concorrenza!) praticamente a tempo indefinito. Tutto ciò in perfetta continuità con quanto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Ed è proprio dal combinato disposto tra PNRR, DDL sulla concorrenza e decreto semplificazioni (poteri sostitutivi dello Stato) che il Governo intende mettere una pietra tombale sull’esito referendario provando così a chiudere una partita che Draghi ha iniziato a giocare ben 10 anni fa dimostrando, oggi come allora, di fare solo gli interessi delle grandi lobby finanziarie e svilendo strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione.
L’art. 6 è un proditorio attacco alla sovranità comunale: i comuni da presidii di democrazia di prossimità ridotti a meri esecutori della spoliazione della ricchezza sociale. E’ il punto di demarcazione tra due diverse culture, quella che considera un dovere il rispetto e la garanzia dei diritti fondamentali e quella che trasforma ogni cosa, anche le persone, in strumenti economici e merci.
Noi continueremo a batterci per la difesa dell’acqua, dei beni comuni e dei diritti ad essi associati e della volontà popolare. A questo scopo, nelle prossime settimane, a partire dalla manifestazione nazionale in programma il 20 novembre a Napoli in cui chiederemo con forza anche lo stop alla privatizzazione delle partecipate della città partenopea (tra le quali l'azienda pubblica “Acqua Bene Comune”) paventate in questi giorni, metteremo in campo una rinnovata attivazione per ottenere il ritiro di questo provvedimento al pari del DDL Concorrenza e dei famigerati intendimenti in esso contenuti.
Facciamo appello alla mobilitazione generale, rivolgendoci alle tante realtà e organizzazioni sociali che in questi anni hanno saputo coltivare e arricchire un dibattito e una mobilitazione sui servizi pubblici locali e sui beni comuni per ribadire insieme che essi sono un valore fondante delle comunità e della società senza i quali ogni legame sociale diviene contratto privatistico e la solitudine competitiva l’unico orizzonte individuale.
Legambiente promuove una lettera aperta dopo l’esito del nuovo studio che definisce il quantitativo di materiale estraibile all’interno dei confini del sito: “si utilizzino le risorse presenti all’interno del confine e nel frattempo si pianifichi la riconversione della cava. No a nuove espansioni”
L’associazione ambientalista, sulla vicenda della prosecuzione dell'attività estrattiva nella cava di Monte Tondo, nella vena del gesso romagnola nei comuni di Casola Valsenio e Riolo Terme, sia a livello locale che regionale, ha da tempo espresso la propria contrarietà ad un suo ampliamento.
“Siamo particolarmente sensibili alla necessità della tutela del patrimonio naturale, in particolare in un ambiente unico come la Vena del Gesso Romagnola, ma il nostro interesse non si limita al “protezionismo” di alcuni luoghi più sensibili; noi pensiamo che tutte le attività umane, anche quelle che hanno necessariamente un impatto antropico, debbano essere il più possibile rese ecocompatibili, su tutto il territorio.” – commenta Legambiente.
“Proprio con questo spirito abbiamo inviato una lettera aperta (allegata) a tutti gli interlocutori in campo
L'assemblea generale del sindacato: risposte non sufficienti, avanti con la mobilitazione
La Cgil è pronta a uno sciopero generale legato alla Legge di Bilancio approvata dal governo.
"Alla luce delle verifiche sugli esiti di questa prima fase di mobilitazione e delle risposte che potranno arrivare dal Governo, da effettuare insieme a Cisl e Uil nel mese di novembre, l'Assemblea generale dà mandato alla segreteria nazionale, in ogni caso, di valutare e prevedere ulteriori mobilitazioni senza escludere iniziative e forme di lotta di carattere generale".
Lo si legge nel documento approvato dall'assemblea generale della Cgil sulla Manovra. La legge di Bilancio, "pur contenendo alcuni elementi positivi quali risorse per il rinnovo dei contratti pubblici, sanità e riforma degli ammortizzatori, non rappresenta ancora una risposta adeguata e sufficiente sull'insieme delle richieste e proposte di Cgil, Cisl e Uil".
Il documento approvato dall'assemblea generale Cgil parte dal tema pensioni e fisco e sostiene il percorso di mobilitazione unitario. Per modificarla, "impegna le strutture a predisporre immediatamente una campagna straordinaria di assemblee nei luoghi di lavoro e territori e a mettere in campo manifestazioni e iniziative regionali e di categoria".
"NORMA ILLEGITTIMA"; E COALIZIONE CIVICA AVVISA LEPORE: NO ALIBI (DIRE) Bologna, 3 nov. -
Sono pronte a portare la Regione nelle aule dei tribunali le associazioni ambientaliste dell'Emilia-Romagna, in lotta contro la decisione dell'Assemblea legislativa di prorogare al 2027 la concessione del servizio idrico. "Un regalo alle multiutility e in particolare a Hera", tuonano gli esponenti dei Comitati per l'acqua pubblica e della Rete regionale per l'emergenza climatica e ambientale, riuniti oggi sotto le finestre della Regione a Bologna per un presidio di protesta. "Vogliamo andare avanti per fermare questo provvedimento- dicono al megafono- la Regione lo ritiri e si discuta della ripubblicizzazione dell'acqua".
I comitati parlano di "scelta politica inaccettabile" da parte dell'Emilia-Romagna, "rispetto a cui continueremo a mobilitarci, se necessario anche dal punto di vista giuridico, perchè c'è anche un'illegittimità in questo provvedimento". Secondo gli ambientalisti, infatti, la proroga doveva essere stabilita da Atersir, l'agenzia ambientale d'ambito, e non fatta tramite una legge regionale. "Verificheremo anche la possibilità di percorrere questa strada", assicurano gli ambientalisti. Che poi chiamano in causa anche il neo-sindaco di Bologna, Matteo Lepore. "Saremmo curiosi di sapere cosa ne pensa- mandano a dire i comitati- lui che si ispira ai sindaci di Parigi e Barcellona, gli vogliamo ricordare che Parigi ha ripubblicizzato l'acqua nel 2011 e Ada Colau è impegnata in grande battaglia per questo contro il Governo centrale. Lepore non ha nulla da dire?".
La gestione del servizio idrico è in effetti anche un nodo politico per la maggioranza di centrosinistra, tanto in Regione (dove i Verdi hanno preso le distanze dal provvedimento) quanto in Comune a Bologna, dove Coalizione civica spedisce un avvertimento proprio al sindaco.
"In questo mandato abbiamo una grande occasione per attivare un percorso di controllo pubblico sul servizio idrico integrato di Bologna, dando seguito al referendum sull'acqua bene comune- avverte Coalizione civica- seguiremo con attenzione lo studio di fattibilità che l'Ateneo sta conducendo sul tema. Non ci sono più alibi per un cambio di paradigma sempre più necessario. Bologna si faccia pioniera in Emilia-Romagna per una gestione a controllo pubblico dei beni comuni primari".
Più netta la posizione dei Verdi, che oggi erano al presidio di protesta in Regione (presente anche il consigliere comunale e delegato del sindaco Davide Celli). "La proroga di sei anni del servizio idrico agli attuali gestori mette una pietra tombale sulla possibilità di ripubblicizzare l'acqua in un arco temporale ravvicinato, nel rispetto di quanto chiesto e ottenuto dal voto referendario- attaccano i Verdi- oggi la privatizzazione di fatto rende l'acqua una merce come un'altra, e non un bene comune di prima necessità. Per questo continueremo a batterci per la ripubblicizzazione dell'acqua, uno dei punti del nostro accordo con il sindaco Lepore".
A Bologna l'affidamento era in scadenza a fine anno, in altre città come Forlì, Cesena, Ravenna, Modena e Ferrara tra il 2023 e il 2024. Sotto le Due torri, tra l'altro, Atersir e Alma Mater hanno avviato uno studio di fattibilità sulla ripubblicizzazione dell'acqua. "Quindi c'erano tutte le condizioni" per raggiungere l'obiettivo, sostengono gli ambientalisti. Ma "in sostanza non se ne può parlare- attaccano- questo è l'ennesimo schiaffo al referendum del 2011".
La norma, tra l'altro, "è arrivata senza dire niente a nessuno- accusano i comitati- ma non è questa la Regione che fa la legge sulla partecipazione? Poi ci si lamenta che vota il 50% delle persone. Se si prendono queste decisioni chiusi nelle torri d'avorio, questi sono i risultati".