“Ogni volta, nei vari conflitti nell’ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi le combatte contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l’uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.”
Di seguito indichiamo alcune prossime scadenze sulle quali coinvolgere la rete Overall:
-Il 25 Aprile riteniamo necessario essere presenti portando lo striscione di Overall, alle iniziative ufficiali per la festa della Liberazione, dalle 10,30 al monumento della Resistenza e al successivo corteo, mentre nel pomeriggio ricordiamo la tradizionale iniziativa a Cà di Malanca ( in programma iniziative Faenza e locandina Cà di Malanca ).
-Abbiamo ricevuto, attraverso le ACLI, la proposta da parte dell’associazione Communitas che, oltre ad altre realtà, opera in Ucraina, per una iniziativa di informazione rivolta a tutte le associazioni della nostra rete, il cui titolo potrebbe essere: “Strumenti di pace in tempo di guerra* Due anni a Kiev: un’esperienza di cooperazione innovativa in tempo di guerra e un progetto sociale da condividere”.
Potrebbe essere una importante occasione per conoscere le reali tensioni presenti nella società civile ucraina, che oltre i racconti ufficiali, possono lavorare per far cessare la guerra.
-Per iniziativa nazionale si è costituita come rete “ LA VIA MAESTRA . INSIEME PER LA COSTITUZIONE “ per il lavoro ,contro la precarietà, per la difesa e attuazione della Costituzione, alla quale diverse associazioni attive anche a livello locale ( Acli, Anpi, Arci, GCIL, Comitato difesa e valorizzazione della Costituzione, Legambiente, Federconsumatori, ecc…….) hanno dato la loro adesione, fermo restando l’autonomia di ogni associazione, proponiamo che anche su questi temi la nostra rete si impegni.
-Legambiente Puliamo il mondo 2024 anche questa edizione di Puliamo il Mondo è dedicata alla Pace e alla giustizia climatica. Scenderemo in piazza il 20-21 e 22 Settembre e lo faremo Per un Clima di Pace! Da sempre Puliamo il Mondo ha l’obiettivo di rigenerare e riappropriarsi dei luoghi pubblici rendendoli più vivibili e belli, avendo bene a mente che questo significa anche costruire comunità, dialogo e inclusione. A maggior ragione oggi, in un mondo dilaniato dai conflitti, è necessario dimostrare che la pace va costruita dal basso, lavorando con e nelle comunità, insieme alle altre associazioni, e ripudiando ogni forma di guerra e di violenza, di odio e di pregiudizio. (In allegato presentazione 2024).
- Legambiente insieme ad altre associazioni ha dato, per i temi e i contenuti particolarmente vicini al nostro presente, il patrocinio al docufilm "Afrin nel mondo sommerso" di Angelos Rallis.
https://www.facebook.com/afrinnelmondosommerso, La vera storia di una giovane migrante climatica, in fuga dalle alluvioni in Bangladesh.
Una distribuzione The Piranesi Experience con il patrocinio di Amnesty Internatinal, WWF Italia, Legambiente, Greenpeace e Save The Chiadren. Promossa da UCCA/Arci.
Rinnoviamo l’invito alle varie associazioni ,che continuano ad aderire,ad inviare le informazioni e le locandine delle loro iniziative ...sarà nostra cura inserire nel calendario (in allegato ultimo aggiornamento con inserite le date del 25 04 2024 )
Al fine di avere un aggiornamento sulla cassa rinnoviamo, a coloro che intendono proseguire con Overall, la richiesta di confermare la disponibilità al versamento della quota (che in assemblea si è deciso per 30 euro associazioni , 10 euro liberi cittadini); ovviamente non vale per coloro che hanno già versato.
Per tutti è disponibile in sede la rendicontazione (con la presenza degli scontrini) delle spese avute per le ultime nostra attività.
Faenza 22 04 2024
grazie
cordiali saluti
consiglio Overall rete Multiculturale
Cgil Fp Cgil Spi Cgil Emilia Romagna guardano con grande preoccupazione ai processi avviati da alcuni Comuni nel territorio regionale che stanno interessando le ASP (Aziende Pubbliche di Servizi alla persona), in particolare in Romagna e nel reggiano.
Processi che, facendo ricorso a strumenti diversi, si prefiggono lo stesso punto di arrivo: la formazione di società miste pubblico-private, a cui affidare la gestione di tutti i servizi facenti capo alle ASP.
Una privatizzazione a tutti gli effetti, che porterebbe a snaturare le Aziende pubbliche di servizi alla persona, vanificando le finalità previste dalle legge regionale che le ha istituite: quelle di rappresentare l’esperienza pubblica del sistema di produzione ed erogazione dei servizi per le persone, parte essenziale della rete integrata dei socio-sanitari, indispensabile per la qualificazione dei servizi e del lavoro.
Siamo consapevoli delle difficoltà economiche che attraversano alcune di queste realtà, ma siamo fermamente convinti della necessità di una forte governance pubblica per assicurare una capacità di programmazione dei Comuni basata su una lettura autonoma dei bisogni e non mediata da soggetti gestori privati. Per questo sono necessarie esperienze di gestione pubblica dei servizi socio-sanitari, in grado di
generare know - how, innovazione sociale e qualificazione dei servizi.
Queste ipotesi, peraltro, vengono formulate alla vigilia della revisione della disciplina regionale dell’accreditamento dei servizi e delle prestazioni socio-sanitarie, che deve avere come presupposto, per l’utilizzo delle risorse del Fondo Regionale per la non autosufficienza, proprio una netta separazione fra gestori pubblici e gestori privati.
Se la scelta di alcune amministrazioni locali è invece quella di far saltare il complesso equilibro di un sistema che vede fr i protagonisti proprio le ASP, rendendole dei contenitori vuoti che fanno economia sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori che operano nei servizi, non può che trovare la nostra netta contrarietà.
Chiediamo quindi alla Regione Emilia - Romagna di continuare a sostenere anche economicamente le ASP ed alle Amministrazioni locali di fermare questi processi, aprendo un confronto trasparente con le parti sociali e nelle comunità, finalizzato a recuperare sostenibilità economica, attraverso riassetti che abbiano come presupposti lo sviluppo della rete, la qualità del lavoro e dei servizi a beneficio degli
utenti e delle comunità.
17 aprile 2024
Le richieste di questo coordinamento sono chiare e si possono realizzare concretamente approvando gli emendamenti al DDL illustrati e proposti già dall’inizio dell’iter parlamentare del DDL governativo di modifica:
Fare in modo che la reintroduzione del Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD), utile luogo di presa di responsabilità da parte della politica sulle questioni riguardanti l’export di armi, non si trasformi in un “via libera” preventivo a qualsiasi vendita di armi ma sia sempre bilanciato dall’analisi tecnica e informata degli uffici preposti presso la Presidenza del Consiglio, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero della Difesa
Inserire nella norma nazionale un richiamo esplicito al Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty) – che non era presente nel testo originario della Legge 185/90 in quanto entrato in vigore solo nel 2014 – e ai suoi principi e criteri decisionali che hanno precedenza sulle leggi nazionali, con forza normativa maggiore di natura internazionale
Migliorare la trasparenza complessiva sull’export di armi rendendo più completi e leggibili i dati della Relazione al Parlamento, in particolare contenendo indicazioni analitiche per tipi, quantità, valori monetari e Paesi destinatari delle armi autorizzate con esplicitazione del numero della Autorizzazione MAE (Maeci), gli stati di avanzamento annuali sulle esportazioni, importazioni e transiti di materiali di armamento e sulle esportazioni di servizi oggetto dei controlli e delle autorizzazioni previste dalla legge
Impedire la cancellazione integrale della parte della Relazione annuale al Parlamento che riporta i dettagli dell’interazione tra banche e aziende militari
Impedire l’eliminazione dell’Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento presso la Presidenza del Consiglio, unico che potrebbe avanzare pareri, informazioni e proposte per la riconversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa
Reintrodurre la possibilità per il CISD di ricevere informazioni sul rispetto dei diritti umani anche da parte delle organizzazioni riconosciute dall’ONU e dall’Unione Europea e da parte delle organizzazioni non governative riconosciute”
sottoscrivi la petizione popolare a sostegno delle richieste di Rete Pace Disarmo per fermare lo svuotamento della Legge 185/90 e chiedere un maggiore controllo sull’export di armi italiane
fai aderire la tua Organizzazione (Associazione, Sindacato, Parrocchia, Circolo,…) al documento di richieste della Rete (fai mandare l’adesione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. trovi qui la lista aggiornata delle adesioni)
promuovi presso il tuo Comune l’adozione di una Mozione in difesa della Legge 185/90 e per lo stop ad una modifica normativa che favorirà esportazioni irresponsabili di armi, che alimentano guerra e insicurezza
contatta i Deputati della tua Circoscrizione, Provincia, Regione per evidenziare il grave pericolo che si profila all’orizzonte qualora venisse approvato il DDL 855, esprimendo il sostegno alle richieste di modifica avanzate da Rete Pace Disarmo con questa mobilitazione (qui la lista aggiornata dei Deputati che hanno espresso il loro sostegno alla nostra posizione, qui una bozza di lettera da utilizzare)
rilancia la nostra mobilitazione sui social media, in particolare facendo un “tag” ai profili social di Rete Pace Disarmo della Camera dei Deputati e dei partiti politici o parlamentari che ritieni più opportuno sollecitare
Licenziamenti, contratti a termine, sicurezza. I quesiti promossi dalla Cgil spiegati da Lorenzo Fassina, responsabile dell’Ufficio giuridico e vertenze
Quattro quesiti a beneficio di tutti i cittadini. Quattro domande per ridurre la precarietà e garantire più sicurezza negli appalti. Quattro proposte per smontare alcune delle leggi che hanno portato a un mondo del lavoro selvaggio, pieno di precarietà e troppo sbilanciato a favore delle imprese. Sono state presentate dalla Cgil e pubblicate in Gazzetta ufficiale: referendum per i quali il sindacato di Corso Italia si appresta a raccogliere entro l’estate le 500mila firme necessarie per andare poi al voto nella prossima primavera.
L’obiettivo? Uno solo: cambiare le norme che hanno impoverito il lavoro e hanno reso i lavoratori meno protetti e più vulnerabili, con meno diritti e con più possibilità di essere licenziati. Insieme all’iniziativa referendaria la Cgil porterà avanti anche proposte di legge e un contenzioso giudiziario mirato, azioni combinate per arginare le numerose riforme pensate e approvate apposta per togliere tutele e protezioni.
Le domande sono dirette: “Volete voi l’abrogazione di…?”. E poi il dettaglio delle norme che si vogliono cancellare. Il referendum proposto dalla Cgil è di tipo abrogativo, come prevede la nostra Costituzione all’articolo 75, cioè chiede di eliminare leggi o parti di leggi, ed è uno strumento di esercizio della sovranità popolare: i cittadini esprimono direttamente le loro convinzioni al momento del voto, dichiarando semplicemente “sì” oppure “no” all’abrogazione.
Questo però non significa che i quesiti siano di facile comprensione, anche perché i temi che riguardano il lavoro sono ostici per tutti, chiari e accessibili solo ai giuristi specializzati. Vediamoli.
“Il primo quesito è il più semplice di tutti – afferma Lorenzo Fassina, responsabile dell’ufficio giuridico e vertenze della Cgil –, perché mira a cancellare l’intero decreto legislativo 23 del 2015, il famoso Jobs Act, contratto a tutele crescenti. Stiamo parlando della legge che ha di fatto reso inapplicabile nel 90 per cento dei casi l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori”.
Tutti i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 da un’azienda con più di 15 dipendenti possono essere licenziati in maniera illegittima, quindi anche se non c’è giustificato motivo né giusta causa (ristrutturazione dell’impresa, crisi aziendale, soppressione del posto, ecc.). Il decreto che si vuole abrogare ha escluso la possibilità per il lavoratore di essere reintegrato: ha diritto solo a un indennizzo che viene stabilito esclusivamente in base agli anni di servizio nell’azienda (elemento peraltro dichiarato incostituzionale dalla Consulta).
A cosa ha portato il cosiddetto contratto a tutele crescenti? Ha precarizzato il lavoro e tolto tutele al lavoratore: chiunque assunto dopo il 2015 (quindi per lo più i giovani) può essere licenziato in qualsiasi momento e senza motivo. Quindi è sotto ricatto.
Con il secondo quesito siamo nell’ambito delle aziende al di sotto dei 15 dipendenti. Piccole e medie. Se un lavoratore viene licenziato, va dal giudice e dimostra che il suo è stato un licenziamento illegittimo, la legge (604 del 1966) prevede la riassunzione o l’indennizzo. Ebbene, il referendum della Cgil chiede di abrogare le norma che mette un tetto massimo all’indennizzo che è di 6 mensilità, maggiorabile dal giudice fino a 10 mensilità per il lavoratore con anzianità superiore a 10 anni, e fino a 14 per quello con più di vent'anni.
“Vogliamo fare in modo che il giudice abbia la possibilità di definire più liberamente l’indennizzo che l’azienda deve corrispondere al lavoratore licenziato illegittimamente, in relazione a diversi fattori – spiega Fassina –: la capacità economica dell’impresa, per esempio, la situazione familiare del lavoratore, l’età, i suoi carichi, e così via”.
Qual è la finalità? Alzare il tetto massimo può essere un deterrente ai licenziamenti illegittimi. Se il datore di lavoro sa che con il licenziamento illegittimo rischia di dover pagare un indennizzo di una certa consistenza, ci pensa su due volte prima di avere un atteggiamento spregiudicato nei confronti del lavoratore. Anche in questo caso, si toglie un’arma all’azienda e si tutelano di più le persone.
Il terzo quesito riguarda il contratto a termine e vuole intervenire sulle norme che ne hanno liberalizzato l’uso da parte delle aziende, fino al ricorso dilagante che se ne fa: basti dire che secondo l’Istat sono 3 milioni gli occupati a termine in Italia e sono impiegati in tutti i settori, nel privato come nel pubblico.
Per definizione un’azienda dovrebbe stipulare contratti a termine perché ha esigenze temporanee da soddisfare: sostituzioni maternità, picchi produttivi, stagionalità e così via. Oggi invece le imprese attivano questi contratti senza alcuna ragione reale e senza alcun limite perché la legge glielo consente. Prendono e lasciano a casa i lavoratori a loro piacimento.
“Con il referendum vogliamo abrogare le norma che consente di stipulare contratti a temine anche senza alcun motivo, che in gergo tecnico si chiama causale giustificativa, mettendo un tetto di 24 mesi ai rinnovi e alle proroghe – aggiunge il giurista della Cgil –. Chiediamo quindi di cancellare l’articolo 19 del decreto legislativo 81/2015, cosa che porterà a eliminare anche un articolo del decreto Lavoro varato lo scorso anno dal governo Meloni. A dispetto di quanto prevede anche una direttiva europea, il contratto a termine è diventato una specie di Far West che ha creato solo altra precarietà”.
Per il quarto quesito siamo nel campo degli appalti e in particolare della sicurezza negli appalti. Oggi se un’azienda dà in appalto un’attività a un’altra e questa a un’altra ancora, i committenti non sono responsabili in solido in caso di infortunio o di malattia professionale del lavoratore. Questo vuol dire che il lavoratore non può chiedere nessun risarcimento del danno alle imprese committenti. Il quesito vuole cancellare la norma che esclude questa responsabilità.
“Molto spesso accade che i committenti scelgano aziende in appalto e subappalto senza tenere conto della loro solidità o della loro serietà: con l’esternalizzazione si vogliono abbattere i costi risparmiando sulla sicurezza o applicando contratti irregolari – conclude Lorenzo Fassina –. Questo ha portato a una crescita degli infortuni sul lavoro, specie in situazioni di appalto e subappalto. Abrogando l’articolo 26 del decreto legislativo 81/2008, se l’appaltatore o il subappaltatore non sono in grado di risarcire, il committente sarà chiamato a risponderne”.
L’effetto della cancellazione sarebbe quello di rafforzare e ampliare la sicurezza sul lavoro e di spingere i committenti a selezionare appaltatori adeguati.
SINDACATO. Due contro i licenziamenti illegittimi, uno contro la liberalizzazione dei contratti a termine e un altro sulla sicurezza nel lavoro in appalto
La Cgil ha depositato in Corte di Cassazione 4 quesiti referendari: due contro i licenziamenti illegittimi (dunque per cancellare il Jobs act e impedire i facili licenziamenti illegittimi anche nelle imprese con meno di 15 dipendenti), uno contro la liberalizzazione dei contratti a termine e un altro sulla sicurezza nel lavoro in appalto.
Dopo l’uscita in gazzetta ufficiale nei prossimi giorni sarà definita la data di avvio della raccolta delle firme che sarà fatta entro l’estate in modo che nella primavera prossima si possa andare al voto.
«Accanto a questi 4 quesiti – ha sottolineato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini – presenteremo e raccoglieremo firme per delle proposte di legge su una nuova legislazione del lavoro. Tra le proposte abbiamo intenzione di formularne una che riguardi la sanità pubblica».