Fronte est Macron e Starmer non intendono allentare le sanzioni a Mosca né cedere alla richiesta del Cremlino di smilitarizzare Kiev
Tusk, Zelenskyy, Macron, Starmer e von der Leyen al vertice dei “volenterosi” di Parigi – Ap
Ennesima fumata bianca da Parigi: nessuna decisione ma molte dichiarazioni altisonanti. Francia e Gran Bretagna continuano sulla linea dell’intransigenza verso la Russia, evocando una «forza di rassicurazione» che dovrebbe essere diversa dal contingente di peacekeeping menzionato finora ma si configurerebbe come una garanzia di sicurezza de facto per Kiev. Un corpo di militari internazionali (principalmente europei), sotto «un mandato delle Nazioni unite, che dispiegherebbero truppe di mantenimento della pace in quel momento». È la via della «pace attraverso la forza» più volte invocata da Zelensky che ha trovato ieri una formulazione semantica nuova.
A TENERE le fila della discussione il padrone di casa Macron, che ora vorrebbe formare un gruppo di «volenterosi e capaci», tra Paesi Ue e loro alleati (senza gli Usa) per contribuire a una «soluzione duratura» del conflitto in Europa dell’est. Una delle opzioni sul tavolo dei convitati a Parigi è stata il dispiegamento di una «forza considerevole» nell’Ucraina centrale, nei pressi del fiume Dnipro ma lontano dal fronte.
Secondo Associated Press, che ha raccolto le dichiarazioni di un anonimo alto funzionario di Parigi, un’ulteriore opzione, più conservativa, potrebbe essere lo schieramento del contingente occidentale nell’estremo ovest del Paese, magari a Leopoli, a ridosso della Polonia, o addirittura oltre il confine ma con la consegna di tenersi «pronto a intervenire». «Oggi la proposta viene da Francia e Regno Unito ed è accettata da Ucraina e altri stati membri, non c’è bisogno dell’unanimità per questa missione a guida francese e britannica.
La redazione consiglia:
Sul ponte per gli Usa la premier resta solaAbbiamo lavorato in team anche con i rappresentanti delle Forze armate ucraine, per definire luogo, numero di forze e capacità. Niente è escluso, dalle forze di terra a quelle marittime a quelle aeree, ma queste non si sostituiscono né ad eventuali forze di pace né alle forze ucraine» ha dichiarato Macron a conclusione del vertice di ieri. La questione dell’unanimità è stata molto dibattuta e alla fine si è deciso di procedere ugualmente. I militari occidentali avranno due compiti fondamentali: addestrare l’esercito di Kiev ed evitare che l’Ucraina non sia attaccata di nuovo. Ma non si sostituiranno alle forze armate ucraine, non saranno forze di «mantenimento della pace» e non «combatteranno al fronte». Ma, proprio perché non c’è unanimità e Londra e Parigi hanno deciso in autonomia, le regole d’ingaggio sono tutt’altro che chiare e i rischi all’orizzonte sono molti.
AD ESEMPIO, è evidente che Macron e Starmer non hanno intenzione di acconsentire alle richieste di Mosca di una smilitarizzazione dell’Ucraina e del suo status di neutralità. Al momento Donald Trump non ha reagito ai proclami europei ma è chiaro che a lungo andare la voglia di protagonismo militare dell’Ue rappresenterà un problema per le trattative.
Per la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, «Londra e Parigi continuano a escogitare piani per l’intervento militare in Ucraina mascherati da una sorta di missione di mantenimento della pace». Simili le dichiarazioni dei fedelissimi di Putin che accusano i «volenterosi» di voler costruire un «nemico comune» per giustificare il riarmo e la militarizzazione del Vecchio continente. Tra l’altro, evitando di intervenire direttamente sulle dichiarazioni uscite ieri da Parigi, il capo del Cremlino si è concentrato sui possibili sviluppi della politica trumpiana.
«Tutti sono ben consapevoli dei piani degli Stati uniti per annettere la Groenlandia, sono piani seri», ha dichiarato Putin citato da Interfax, «è profondamente sbagliato credere che si tratti di una sorta di discorso stravagante della nuova amministrazione americana». Non può passare inosservata la strana coincidenza dei discorsi sull’Ucraina, dunque delle mire russe, e dell’isola artica che Washington continua a reclamare. Un eventuale accordo del Cremlino e della Casa bianca sull’artico (anche senza la Groenlandia) potrebbe essere uno degli argomenti sul tavolo tra Trump e Putin per la spartizione delle rispettive aree di influenza.
SULLE DECISIONI di Trump si è espresso anche Macron che ha definito «paradossale» l’aumento dei dazi, «proprio nel momento in cui l’America chiede all’Europa più sforzi nella difesa». Il capo dell’Eliseo ritiene che le recenti decisioni di Washington creino «inquietudine» e ha auspicato che il tycoon ritorni sui suoi passi. In ogni caso, e questo è il punto focale del nuovo asse Francia-Regno unito: «Non possiamo dipendere dagli americani e non possiamo accettare che la pace dipenda solo dagli americani».