L'amica immaginaria Oggi sciopero della Fiom, Fim e Uilm
Atessa, fabbrica Stellantis – Luca Prosperi / Ansa
Il settore dell’automotive nazionale arriverà al 2 aprile già in crisi nera. I dazi dell’amministrazione Trump si innestano nel peggior momento del mercato delle auto. E il governo sovranista di Meloni balbetta davanti al precipizio in cui cadranno i lavoratori.
A dirlo non sono solo i sindacati dei metalmeccanici, che oggi scioperano in tutta Italia per il rinnovo del contratto e la salvaguardia dei posti di lavoro, ma anche gli studi di enti del settore. Il legame a doppio filo che ha l’industria dell’auto e quella delle componentistica (compresi quindi pezzi di ricambio, airbag, cinture di sicurezza, pneumatici, freni e componenti elettrici) con le esportazioni negli Stati Uniti rende il comparto altamente vulnerabile ai dazi Usa, in particolare in Italia e Germania. Secondo le stime di Oxford Economics le esportazioni automobilistiche tedesche e italiane potrebbero diminuire rispettivamente del 7,1 e del 6,6 per cento. E i dati forniti da Confindustria, che oggi parla di «dazi che si verificano in un momento infelice», non sono dissimili.
Federcarrozzieri nelle scorse settimane aveva evidenziato l’impatto negativo sia per i consumatori italiani, che potrebbero avere un rincaro dai 1.500 ai 3mila euro in più a modello nei prossimi mesi, che per alcune case automobilistiche: le conseguenze peggiori sarebbero per Stellantis e Volkswagen con miliardi di ricavi a rischio (16 per la prima e 8 per la seconda) con l’introduzione delle tariffe doganali. Va inoltre considerato anche il calo di produzione del resto della filiera. «Gli effetti, certamente negativi, ad ora non sono neanche prevedibili – dice Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom Cgil – tutti si stanno concentrando sui dazi al 25% per quanto riguarda Stati Uniti e Unione Europea ma i rischi arrivano anche dai dazi dal Messico, dove passano le nostre esportazioni».
Fiom, Fim e Uilm, dopo le 16 ore di astensione del lavoro già effettuate tra dicembre e febbraio, oggi manifestano in tutte le regioni per riaprire la trattativa interrotta con Federmeccanica e Assistal e per chiedere tutele. «I dazi sono una guerra di carattere economico alla struttura industriale europea e a pagare il prezzo saranno i lavoratori – spiega De Palma -. Non abbiamo bisogno che si facciano la guerra i singoli paesi europei ma di una politica industriale europea che faccia investimenti sull’industria dell’auto per colmare il gap tecnologico con la Cina, che in questo momento è oggettivo, e riaprire la domanda interna, ridando potere d’acquisto perché un’industria basata sull’export oggi non regge allo scontro che c’è in corso». E per rilanciare il potere d’acquisto, dicono i sindacati, «è necessario rinnovare il contratto nazionale: lo sciopero di oggi non è una battaglia solo per difendere i nostri salari ma per far ripartire il paese».
La convinzione di Meloni di poter trovare una via di fuga in solitaria per il suo rapporto con il presidente Usa lascia scettici tutti gli attori del settore. Anche perché sul tavolo del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, i dossier sono fermi e nell’impasse il Mimit ha consigliato alle industrie automobilistiche di riconvertire la produzione al settore bellico. Strategia bocciata anche dal presidente di Stellantis, John Elkann, che anche ieri ha ribadito: «Exor non ha alcuna intenzione di investire nel settore della difesa» aggiungendo di non credere «che ci siano affinità tra l’industria automobilistica e quella della difesa». Per quanto riguarda i dazi, Elkann ha rilanciato la dichiarazione dell’Aapc (l’American Automotive Policy Council), di cui fanno parte Stellantis, Gm e Ford, «sul dialogo in corso con l’amministrazione Trump e sull’importanza della competitività del settore automobilistico» che esprime «preoccupazione per l’accessibilità dei nostri prodotti made in America e sulle ripercussioni che questa incertezza avrà sulla domanda negli Stati Uniti».
Le Borse europee intanto proseguono in calo, dopo l’annuncio di Trump: i principali listini sono appesantiti dal comparto dell’automotive (meno 1,9%), dove Stellantis e Mercedes cedono oltre il 3%.