La crescita dei salari reali avvenuta in Italia nel 2024 non è stata sufficiente a compensare le perdite registrate nel biennio precedente, quando l’inflazione ha registrato livelli mai visti negli ultimi 40 anni. L’aumento dei salari del 2,3% non è riuscito a recuperare quanto è stato perso in potere di acquisto nel 2022 (-3,3%) e nel 2023 (-3,2%). Per l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), che ieri ha presentato a Roma il «Rapporto mondiale sui salari», è stato il risultato peggiore dei paesi del G20. In generale i salari nel nostro paese sono inferiori di 8,7 punti rispetto a quelli del 2008. Le meno pagate sono le donne. Il divario retributivo con gli uomini è uno dei più bassi dell’Ue. Mentre i lavoratori migranti dipendenti guadagnano in media il 26,3% in meno dei lavoratori nazionali.
L’ILO HA AVVERTITO l’esistenza di una tendenza storica in Italia. Nel 2008 è iniziata la crisi dei mutui subprime e del «debito sovrano». Poi è arrivata quella del Covid e quella dell’iper-inflazione per i mega profitti e le speculazioni sull’energia nella guerra russo-ucraina. Il lavoro è sempre pagato di meno. In realtà, sappiamo da ricerche consolidate che in Italia questa tendenza non è affatto nuova. Risale ai primi anni Novanta del XX secolo.
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Il governo aspetta l’estate per fermare il caro-bolletteL’AUMENTO della parte del salario che permette di acquistare beni e servizi al netto dell’inflazione («salario reale» significa questo) è stato una goccia nel mare. Nel 2024 non è cambiata la tendenza italiana ad abbassare i salari e ad aumentare i profitti. Nel nostro paese, infatti, il sistema economico è tarato sulle fasce basse della produzione, sulla precarizzazione del lavoro, sui bassi salari ed è votato al terziario povero, all’esportazione e al sabotaggio della domanda interna. Non si ragiona sull’innovazione e sugli investimenti ma sulla competizione al ribasso sul costo del lavoro e sull’accaparramento di fondi pubblici. Quelli che si riescono a spendere. Dovrebbe essere ormai nota l’incapacità italiana di investire i fondi per la coesione territoriale (quelli che la Commissione Ue vorrebbe destinare alle armi), senza contare quelli provenienti dal Pnrr (194 miliardi) che andranno spesi entro giugno 2026.
È INTERESSANTE capire cosa ha provocato l’aumento dei «salari reali» in 12 mesi. La spiegazione si trova nei dati dell’Istat, in particolare quelli sulle retribuzioni contrattuali orarie del 2024. Le ragioni sono due: un maggiore numero di contratti nazionali è stato rinnovato. E, soprattutto, è calata l’inflazione. Questo significa che gli aumenti non hanno recuperato il potere di acquisto perduto. Ciò dimostra inoltre che l’aumento del tasso di occupazione registrato in due anni sotto il governo Meloni ha inciso in maniera marginale sui salari. Il lavoro è «povero».
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Boom del lavoro, storia di un’illusione venduta ad AtrejuPER L’ISTAT LA CRESCITA delle retribuzioni più consistente è avvenuta nel settore privato (+4,0%), soprattutto nell’industria (+4,6%); mentre si rileva una diminuzione del 14,1% per la pubblica amministrazione. I rinnovi contrattuali che ci sono stati non hanno dunque recuperato il potere di acquisto, né hanno risolto un altro problema strutturale: il mancato rinnovo dei contratti che può durare anni. Solo in parte i rinnovi recuperano i periodi di «vacanza contrattuale». Per l’Istat in questa situazione si trovavano 6,6 milioni di lavoratori, il 50,8% dei dipendenti in Italia che lavorano in 28 settori diversi.
«SERVE UNA VERTENZA sui salari – ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini – Non abbiamo sottoscritto i contratti pubblici per i quali il governo ha stanziato un terzo dell’inflazione e pratica l’abbassamento dei salari. Le imprese devono garantire il rispetto dei tempi del rinnovo dei contratti e prevedere aumenti salariali ben oltre l’inflazione». «C’è bisogno di attivare degli investimenti in Italia e in Europa – ha detto Pierpaolo Bombardieri, segretario Uil – Abbiamo proposto da più di due anni la possibilità di riutilizzare il programma “Sure” utilizzato nella pandemia». Oggi tuttavia militaristi di Bruxelles intendano usare gli «Eurobond» del fondo «Safe» per produrre armi. «Governo e imprese sono oggi direttamente responsabili della crisi salariale – ha sostenuto l’Unione Sindacale di Base (Usb) – Bisogna modificare il meccanismo abominevole e complice creato dal sistema introdotto alla fine del 2008, quando fu stipulato un accordo fra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil che è diventato la base di rinnovo di tutti i contratti nazionali in Italia».
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«Prontezza 2030»: adesso la guerra cambia nomeNELLA MAGGIORANZA i dati dell’Ilo ieri sono stati considerati un successo del governo. «È la dimostrazione che la strada è giusta – ha detto Marco Osnato (Fdi) – meno tasse sul lavoro, più soldi nelle buste paga e attenzione alle fasce più colpite dal caro vita». Versione contestata da Arturo Scotto (Pd) secondo il quale i salari non aumentano con i tagli delle tasse a carico del bilancio pubblico: «Serve il rinnovo dei contratti e il salario minimo». «Il caro energia e l’alta inflazione hanno fatto crollare i salari» hanno detto Pasquale Tridico e Carolina Morace (M5S).
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Metalmeccanici, otto ore di sciopero unitarioI METALMECCANICI di Fiom, Fim e Uilm si stanno preparando allo sciopero generale unitario venerdì 28 marzo per riaprire le trattative sul contratto nazionale di categoria ferme dal 12 novembre dell’anno scorso. «Allo stato attuale siamo in presenza di un attacco all’esistenza stessa del contratto nazionale di lavoro – ha detto ieri Landini – Con un’inflazione cumulata del 18%, il governo vorrebbe imporre aumenti del 6%. Così programma la riduzione del potere di acquisto dei salari anziché tutelare il loro potere di acquisto. Anche nel settore metalmeccanico sta succedendo questo con le imprese».
«È FONDAMENTALE rinnovare il contratto – sottolineano da Fim, Fiom e Uilm – per garantire certezze ai lavoratori e alle imprese che vogliono regole chiare per difendersi dalla concorrenza sleale». Ieri a Reggio Emilia i sindacati hanno ottenuto l’appoggio del consiglio comunale. «La scelta del Comune deve fare riflettere Federmeccanica sull’urgenza di riaprire le trattative» hanno detto i segretari Alessandro Bonfatti, Simone Vecchi e Jacopo Scialla. Oltre allo sciopero venerdì prossimo ci saranno manifestazioni in tutto il paese. A Napoli il concentramento è fissato per le 9,30 in Piazza Vittoria.