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Crisi ucraina La coalizione dei "volenterosi" cerca una quadra. L’Onu in campo piace anche all’Italia . «Non basta», si lamenta Zelensky. Prossimo vertice giovedì a Parigi. Meloni ci sarà

In Ucraina caschi blu e Cina  per aggirare il «niet» russo

 

La coalizione di volenterosi è già riconvocata a Parigi il prossimo giovedì, per una riunione a cui è atteso anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ma il gruppo guidato dal premier britannico Starmer e dal presidente francese Macron deve fronteggiare più di un problema. Il primo riguarda la missione principale della coalizione, ovvero quella di inviare truppe di terra in Ucraina una volta concordati i termini per un cessate il fuoco che possa aprire la strada alla fine delle ostilità.

NUMEROSI PAESI EUROPEI sono contrari e la possibilità è stata respinta da Mosca, che non vuole neppure iniziative targate Nato. Quante truppe servirebbero, dove sarebbero dispiegate, quale compito dovrebbero svolgere: sono tutte domande a cui non è stata data ancora una risposta definitiva, almeno finora.

Qualcosa nelle ultime ore sembra però esserci mosso in direzione di una definizione più chiara del futuro «boots on the ground» auspicato dai volenterosi. Ne è un segnale la notizia che Pechino sta prendendo in considerazione l’ipotesi di unirsi alle forze di peacekeeping in Ucraina. Come rivela l’edizione domenicale del quotidiano tedesco Die Welt, i diplomatici di Pechino starebbero sondando l’orientamento di Bruxelles in merito. E una fonte diplomatica Ue spiega il perché al quotidiano tedesco: «Incorporare la Cina nella coalizione di volenterosi aumenterebbe il livello di accettazione da parte della Russia».

Il fatto è che trovare una quadra ai mille distinguo messi in campo dai leader europei non è facile, ma diventa possibile se si considera una missione Onu. La Russia stessa dovrebbe dare il suo placet, dato che l’invio dei caschi blu sarebbe il risultato di un voto in Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, dove Mosca è membro permanente. Chi mantiene una buona dose di scetticismo è il presidente ucraino Zelensky, quando avverte che l’Onu «non basta a proteggerci da Putin», e che i caschi blu non rappresentano un’alternativa al dispiegamento di truppe straniere sul terreno. Eppure proprio per questo le «garanzie di sicurezza» richieste da Kiev potrebbero trovare forma in una soluzione che parte dall’invio di un contingente Onu, pur non esaurendosi con questo.

DA PARTE LORO, i volenterosi stanno lavorando già da giorni a un piano di interposizione che fa perno sull’intervento delle Nazioni unite. Il primo slittamento dell’astratta chiamata a raccolta di soldati è emerso con lo schema che va sotto il nome di Multinational Force Ukraine (Mfu). Le truppe di terra cambierebbero denominazione e di conseguenza funzione, diventando «forze di rassicurazione», anziché di peacekeeping. Circa ventimila i militari schierati a protezione di città porti e infrastrutture, cioè diecimila in meno di quanto inizialmente previsto da Parigi e Londra. In ogni caso si tratterebbe di un contingente limitato. Resta al momento aperta la discussione sulla difesa aerea e sulla sicurezza della navigazione nel Mar Nero, che dovrebbe prevedere una missione specifica.

Ma lo schema Mfu si inserisce all’interno di un piano più articolato. È quello fatto circolare nelle ultime ore da fonti della stessa coalizione dei volenterosi, che prevede quattro linee di difesa che partono dal fronte in territorio ucraino. Il contingente Onu sarebbe la forza di interposizione schierata nella parte orientale dell’Ucraina in modo da garantire il rispetto della tregua. Le forze militari si allargherebbero poi progressivamente seguendo tre altri anelli concentrici. Il secondo sarebbe formato dalle armate di Kiev, il terzo sarebbe appunto l’Mfu, mentre l’ultimo sarebbe rappresentato dai militari Usa, anche se in questo caso tutto dipende dalla volontà di Trump di far parte del piano.

IN ITALIA IL COINVOLGIMENTO di una forza multinazionale sotto l’egida dell’Onu piace al ministro della Difesa Crosetto, che non esclude la partecipazione di truppe tricolori. Giorgia Meloni ha annunciato, stavolta senza troppi tentennamenti, che giovedì prossimo al vertice dei volenterosi ci sarà.