LA RETORICA NUCLEARE. Assistiamo allo slittamento progressivo verso ipotesi di opzione militare nucleare, non più considerata fuori da ogni logica o piano, la crescente retorica nuclearista e in misura maggiore le sempre meno velate minacce da parte russa. La presenza delle armi nucleari è un pericolo esistenziale per l’umanità: nessuna politica o strategia di contenimento potrà portare a zero i rischi
Un missile balistico russo durante la parata per il Giorno della Vittoria sulla Piazza Rossa, lo scorso 9 maggio - Afp/Kirill Kudryavtsev
Lo spettro dell’uso di ordigni nucleari in guerra, con i conseguenti devastanti impatti, si aggira per il mondo. Nell’Asia orientale ha il volto dei test missilistici nord-coreani. E in Europa ha quello delle voci su un possibile test russo ai confini con l’Ucraina.
Il nervosismo è diffuso e palpabile, tanto che ci si focalizza su un caso che appare ingigantito. Le immagini e gli elementi a disposizione sembrano indicare che il «convoglio di armi nucleari» sia invero un trasporto (certamente non standard) di mezzi speciali. Quindi anche solo una esercitazione, oppure un’attività pianificata di modernizzazione nell’arsenale. Oppure una temporanea rassegna, in contesto di guerra, di 12 camion di sicurezza usualmente utilizzati dalla “12 Gumo”, il direttorato delle Forze Armate russe responsabile del munizionamento nucleare.
Tanto che Matt Korda, esperto di arsenali nucleari della Federation of American Scientist, ha twittato: «Dire che la Russia stia spostando testate in Ucraina è un’affermazione molto forte e al momento le prove disponibili non la supportano».
GLI FA ECO il professor Jeffrey Lewis del Middlebury Institute: «L’affermazione che si tratti di un convoglio di armi nucleari si basa su una catena incredibilmente fragile di ipotesi sulla base di pochissime prove, a fronte di molte altre spiegazioni oserei dire più plausibili».
Ci si sta agitando probabilmente per qualcosa di diverso dal trasporto di testate verso il campo di battaglia, peraltro non necessario per l’uso nucleare. Qui sta il punto effettivamente problematico della questione: lo slittamento progressivo verso ipotesi di opzione militare (o addirittura escalation) nucleare, non più considerata fuori da ogni logica o piano.
Il rincorrersi di notizie poco plausibili, la crescente retorica nuclearista e certo in misura maggiore le sempre meno velate minacce da parte russa, contribuisce a peggiorare il quadro. Che è quello di un preoccupante e inaccettabile abbassamento della soglia dell’utilizzo di testate nucleari, con l’indebolimento di tutte quelle valutazioni politiche e militari che dovrebbero frapporsi come «salvaguardia» nei confronti della catena di passaggi e decisioni verso il «bottone rosso».
Il tutto in un contesto in cui i contendenti da un lato arrivano a dichiarare esplicitamente (anche per legge) l’impossibilità di aprire un qualsiasi tipo di negoziato e dall’altro evidenziano un sempre maggiore sfilacciamento tra vertice politico e strutture militari.
PROPRIO NELLA RUSSIA che possiede un arsenale nucleare (il più fornito al mondo di testate “tattiche”) e che nella propria dottrina, sotto certe condizioni oggi ancora lontane ma i cui prodromi si manifestano pericolosamente, prevede pure una autorità dei comandanti di teatro sulla decisione di utilizzo dell’opzione nucleare.
Perciò sono altamente pericolosi, e possono favorire una spirale drammatica, anche i commenti di analisti (sicuramente in Occidente, probabilmente anche in Russia) che insistono in maniera fuorviante sulla fantomatica «minore pericolosità» delle testate «tattiche», considerandole erroneamente «di minore potenza».
Ma non è solo il potere esplosivo che ne contraddistingue la definizione, e pure poche decine di chiloton di un singolo ordigno potrebbero provocare una catastrofe incontrollabile e conseguenze devastanti soprattutto in regioni popolate come quelle europee. O, peggio, favorire una escalation verso l’uso delle testate intercontinentali strategiche. Anche solo un conflitto nucleare regionale di poche decine di testate porterebbe a conseguenze globali con sconvolgimenti climatici e carestie che colpirebbero miliardi di persone.
La presenza delle armi nucleari è un pericolo esistenziale per l’umanità: nessuna politica o strategia di contenimento potrà portare a zero i rischi, perché prima o poi le condizioni per utilizzarle si materializzeranno. Basare su esse la nostra sicurezza è un drammatico errore: solo l’eliminazione di tutti gli arsenali – ne avevamo l’occasione storica, mancata, alla fine della Guerra fredda – potrà garantircela.
* Coordinatore Campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo
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WELFARE . La «marea nera» è l’agenda sociale dei «vincitori»: più avanzata nelle politiche famigliari, trascura precarietà e povertà lavorativa tradendo la matrice neo-liberista
La Destra vince, il Pd mostra una volta di più l’incapacità (la non volontà?) di guidare una coalizione progressista in grado di contendere la vittoria al campo avversario, i partiti a sinistra del Pd – pur con il superamento della soglia di sbarramento da parte di Sinistra Italiana-Verdi – confermano di non riuscire a (a voler?) creare una forza capace di modificare asse e dinamica della competizione a Sinistra.
Ci riuscirà il M5S di Conte? Vedremo. Nel mentre, fiumi di inchiostro si sprecano sul «pericolo nero» rappresentato dalla Meloni e alleati uniti: c’è «una marea nera che sta salendo» per dirla con Giannini su La Stampa. In realtà, non c’è alcuna marea nera che sale, perlomeno in Italia. La Destra ha preso sostanzialmente gli stessi voti (12,3 milioni) del 2018 (12,1 milioni): ciò che ha determinato la vittoria sono state sia
Commenta (0 Commenti)POLITICA. Giunge così ad una stretta oramai ineludibile uno dei vizi d’origine del Pd: ossia, il fatto che il suo regime interno non è ispirato ai principi della democrazia rappresentativa. È un misto di plebiscitarismo e di feudalizzazione.
In fila ad un gazebo Pd per votare per il segretario - Ansa
Si va verso il congresso del Pd, ma che tipo di congresso sarà? Si vuole un processo basato su documenti alternativi che si pronuncino sulle questioni del nostro tempo? O si pensa al rito delle cosiddette primarie, alla corsa ai gazebo?
Si pensa alla mobilitazione delle cordate, alla retorica schiettamente populista che solitamente ha accompagnato questo momento? Ma, per il Pd, è possibile un vero congresso, come quelli che si facevano un tempo, e che non pare siano stati sostituiti da qualcosa di meglio?
È bene ricordare che,
Leggi tutto: Si fa presto a dire congresso e a finire nei gazebo - di Antonio Floridia
Commenta (0 Commenti)INTERVISTA. Il coordinatore Forum Disuguaglianze: «Nel futuro della sinistra uno scontro tra radicali e conservatori. Non so se il Pd sia riformabile». «La vittoria di Meloni è una rivincita della politica, ma non darà risposte al malessere sociale. Temo faticherà a tenere a bada frange violente contro poveri e comunità lgbtq+»
Fabrizio Barca, economista, ex ministro con Monti, coordinatore del Forum Diseguaglianze e diversità. Come valuta il risultato delle urne?
Purtroppo questo esito era prevedibile. I programmi dei partiti di centrosinistra riflettevano solo in parte il fermento sociale e imprenditoriale che c’è nel paese. Ma neppure di quello hanno parlato, penso ad esempio alla sacrosanta proposta Pd di 500mila nuovi alloggi popolari senza consumare nuovo suolo. Non hanno mostrato agli elettori che il centrosinistra è responsabile verso di loro, specie quelli più colpiti dalle disuguaglianze. Sono apparsi responsabili, ancora una volta, verso astratte istituzioni, e gli elettori si sono rivolti a un altro sarto.
A quali istituzioni si riferisce?
Commenta (0 Commenti)SOCIETÀ. Con le elezioni del 25 settembre è giunta al pettine anche la crisi della democrazia, resa evidente dall’incolmabile distanza che separa la vita quotidiana dall’autoreferenzialità delle élite politiche che ha contrassegnato una surreale campagna elettorale, sfociata nell’ulteriore ed esponenziale aumento dell’astensione.
Come ampiamente previsto, avremo un governo post-fascista che, mantenendo inalterata l’agenda delle politiche liberiste, con ogni probabilità peggiorerà il clima sociale, mettendo a rischio i diritti delle donne, i diritti civili, il reddito di cittadinanza e i diritti dei migranti. Rendendo, se possibile, ancor più drammatico l’autunno che sta arrivando, tra caro-energia e povertà, attacco ai diritti del lavoro, una guerra che rischia di precipitare tutte e tutti nel baratro e una crisi eco-climatica che investe territori e comunità.
Con le elezioni del 25 settembre è giunta al pettine anche la crisi della democrazia, resa evidente dall’incolmabile distanza che separa la vita quotidiana dall’autoreferenzialità delle élite politiche che ha contrassegnato una surreale campagna elettorale, sfociata nell’ulteriore ed esponenziale aumento dell’astensione. C’è una fetta sempre più ampia di popolazione e settori sempre più larghi di società che non hanno alcuna rappresentanza politica e istituzionale.
E’ un problema enorme che non può essere risolto né attraverso i percorsi ‘entristi’ di alcune forze politiche radicali nell’alveo del centro-sinistra, né dai reiterati, e fallimentari, tentativi di mettere insieme piccoli partiti di sinistra radicale. Con il massimo rispetto per chi vi dedica passione, tempo ed energie, dobbiamo dirci che non è questa la strada e che la reiterazione approfondisce l’impasse.
Non può più essere neppure considerata come una questione che attiene ai soli partiti. Se una società ricca di lotte, di conflitti e di esperienze alternative dal basso non riesce a incidere minimamente sulle scelte politiche generali, il problema riguarda tutte e tutti: non si vive di sola generosità, serve anche una certa efficacia, soprattutto per chi non vuole solo testimoniare nel mondo, ma cambiarlo in profondità.
Qui occorre affrontare l’altro corno del problema: come stanno i movimenti e le esperienze sociali che si muovono dal basso nella società? Siamo desolatamente privi di una rappresentanza politica, ma possiamo dire di contare su una rappresentanza sociale unitaria e convergente?
Molte realtà sociali hanno contribuito a costruire importanti percorsi di convergenza dal basso, affermando come dalle multiple crisi del modello dominante si possa uscire solo costruendo un’altra società.
Sono stati percorsi ricchi, articolati, inclusivi, che hanno permesso l’intreccio tra esperienze di lotta e culture differenti. Pensiamo ad esempio alla costruzione dello spazio politico “Uscire dall’economia del profitto, costruire la società della cura”, nato durante il lockdown e partecipato da oltre 450 esperienze, organizzazioni e realtà associative e da oltre 2000 persone attive a livello individuale, luogo di riferimento e di convergenza fra diverse lotte ed esperienze.
O pensiamo a un’esperienza territoriale come quella di Civitavecchia, dove le lotte per la salute e per l’occupazione hanno coinvolto abitanti e lavoratori di un intero territorio, fino a far retrocedere Enel e Governo e a far approvare un progetto di riconversione energetica senza utilizzo di energia fossile, accompagnato da un piano di conversione ecologica delle attività portuali, delle attività produttive e della mobilità.
E, ancora, alla straordinaria lotta operaia dei lavoratori Gkn di Campi Bisenzio (Fi), capaci di costruire, intorno alla loro vertenza, un’insorgenza dell’intero territorio circostante e di diventare uno dei motori di propulsione della convergenza dei movimenti, in grado di parlare ad ogni territorio e ad ogni luogo di lavoro del Paese. Sono tuttavia sufficienti a reggere l’impatto dell’autunno che ci aspetta? O corriamo il rischio di aver prodotto diversi e importanti percorsi di convergenza fra le lotte, ma di ritrovarci dentro un contesto di “convergenze parallele”, senza riuscire a fare un ulteriore salto di qualità?
Sono questi i temi che vorremmo affrontare, tutte e tutti assieme, nell’assemblea nazionale di convergenza che si terrà sabato 1 ottobre a Roma (presso Scup, Sportculturapopolare).
Senza pretesa di risoluzione immediata, ma provando a fare una discussione vera che aiuti tutte e tutti a fare un passo avanti e a rendere più ampie, inclusive ed efficaci le mobilitazioni e le campagne che sono già in calendario