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Tomaso Montanari contesta l’astensione dell’Italia per la risoluzione Onu sul conflitto israelo-palestinese e lo schieramento unilaterale dell’Occidente 

 

Le risposte della comunità internazionale al conflitto israelo-palestinese tardano ad arrivare e la posizione del governo italiano continua a fare discutere, soprattutto dopo l’astensione al voto della risoluzione Onu per per una tregua umanitaria a Gaza approvata invece da 120 Paesi. Il rettore dell'Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ha reagito nei giorni scorsi alla notizia con un post in cui definiva “vergogna” e “follia” l’operato del governo italiano.

Montanari, da Palazzo Chigi la motivazione addotta è stata quella secondo la quale la risoluzione non comprendeva la condanna di Hamas per l’attacco del 7 ottobre. Perché non la ritiene valida? 

Sappiamo perfettamente come funzionano le Nazioni unite e quale sia la genesi del Consiglio di sicurezza, che serve sostanzialmente a non considerare i crimini di guerra compiuti dai membri del Consiglio. Questo ripasso storico serve a capire che dall’Onu si possono ottenere alcune cose e non altre, non si riesce a ottenere tutto nello stesso testo. Ora però l’emergenza non riguarda più il 7 ottobre, che ovviamente è una cosa mostruosa, un pogrom senza giustificazione e non è una questione chiusa per gli ostaggi, i feriti e i morti. In questo momento la risoluzione ha lo scopo di difendere la popolazione civile di Gaza e quindi è impensabile che, perché non c’è la condanna di un mostruoso crimine di guerra o attacco di terrorismo, ci si astenga su una risoluzione che potrebbe limitare i danni del nuovo atto mostruoso in corso e si proietta nel futuro. A me pare una cosa spaventosa: si rinuncia a difendere vite che si perdono ora perché non c’è la condanna di un evento successo giorni fa che non muoverebbe di una virgola i fatti. Questo significa solo una cosa: per il nostro governo le vittime palestinesi non valgono quanto quelle israeliane.

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Le decisioni del governo fanno il paio con il modo in cui i media affrontano questa guerra, veicolando messaggi all’insegna dell’equidistanza oppure della propensione verso il fronte israeliano?

Mi pare non ci sia nemmeno un invito all’equidistanza dai grandi quotidiani, ma piuttosto un invito a stare con Israele, con una parte sola. Molto banalmente: Putin è stato incriminato e non può venire nei Paesi occidentali senza essere arrestato e lo stesso dovrebbe valere per Netanyahu che si sta coprendo di crimini evidenti di guerra e contro l’umanità, come per altro ha dichiarato in maniera aperta l’Onu. Se però uno propone che Netanyahu sia incriminato per crimini guerra, viene trattato come un alleato di Hamas. A me pare ci sia un evidente schieramento occidentale con Israele contro il popolo palestinese.

Accade anche in Italia?

Questo accade in alcuni Paesi come il nostro, dove ci sono governi a matrice fascista che si devono fare perdonare la loro discendenza diretta mai rinnegata da chi ha costruito l’Olocausto e quindi la Shoah. Vorrei ricordare la grottesca accusa di antisemitismo lanciata a vanvera contro i pacifisti da Fratelli d’Italia, che intanto continuano a intitolare strade a Giorgio Almirante, che fu segretario di redazione della rivista La difesa della razza. C’è un enorme rimosso, un senso di colpa, un tentativo di lavare via le complicità spaventose con fascismo e nazismo dei loro progenitori, mai rinnegati, che li porta a lanciare accuse a vanvera di antisemitismo. In questa fase tutto l’Occidente delle destre evidentemente ha fatto una scelta per Israele e contro i palestinesi, che hanno il torto di essere islamici e un po’ più neri. C’è una forma di razzismo. C’è un pogrom mostruoso di Hamas, non mi stanco di dirlo, mostruoso anche per il trattamento degli ostaggi che hanno mostrato nei video, che merita le corte marziali internazionali e che ha provocato 1.400 morti. Ora tra i palestinesi abbiamo superato gli 8.000 morti, è una rappresaglia di 1 a 6 e, se va avanti così, arriveremo all’1 a 20.

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Questo però non scuote le coscienze dei grandi commentatori e delle cancellerie occidentali, perché una vita palestinese non è evidentemente considerata quanto una vita israeliana, che in questa fase è invece equiparata a una vita occidentale. È il motivo per il quale l’Occidente è detestato profondamente dal resto del mondo, che è diviso su tutto tranne che per l’odio nei confronti dell’Occidente, percepito come grande colonizzatore, grande ipocrita che parla di valori e crede solo nel denaro, come il grande nazista che tiene a una vita umana solo quando sua. È il punto fondamentale di questa terribile questione.

Davanti a tali considerazione, quali conseguenze può trarre chi sente di non aderire a questo tipo di visione?

Credo che chi crede nella pace debba denunciare le violenze da qualsiasi parte siano perpetrate e arrivi a schierarsi con le vittime e non con i governi. La domanda “con chi ti schieri?” ha una risposta che non ha una bandiera, non ha uno stato, non un governo. Io e tanti altri ci schieriamo con le vittime palestinesi e israeliane. È ovvio che Hamas, Netanyahu e il suo governo hanno devastato la speranza di pace per decenni e hanno colpito soprattutto le parti migliori del loro popolo, coloro che chiedevano e lavoravano per la pace. Questo la sinistra dovrebbe ricominciare a dirlo, ricominciare ad avere le parole di Rosa Luxemburg, per la quale il nemico peggiore è il nemico interno, il nemico dei popoli è il governo. Ecco perché mi schiero con i popoli, con le vittime, i morti, i feriti, gli ostaggi chiunque essi siano e contro gli apparati politico-militari che in Hamas e Israele stanno conducendo quel pezzo di mondo e forse anche qualcosa di più verso la rovina. È facile schierarsi da una parte, quello che questa situazione drammatica richiede è schierarsi con l’umanità e con l’umanità che non decide, quella degli ultimi, della povera gente. Questo dovrebbe essere il ragionamento della sinistra, che dovrebbe rifiutare ogni nazionalismo e ripassare a un conflitto di classe contro i conflitti nazionali.

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Landini: "Grave errore l'astensione dell'Italia sulla risoluzione Onu"

Il governo non vota per il cessate il fuoco a Gaza. Per il segretario generale Cgil "le vite della popolazione palestinese ora vengono prima di tutto"

Landini: \"Grave errore l'astensione dell'Italia sulla risoluzione Onu\"

Sempre in tema di opinione pubblica, un tempo dalle scuole e dalle università le reazioni erano immediate e di mobilitazione nel momento in cui iniziava un bombardamento, una guerra. Lei che guida una facoltà universitaria non nota un certo rallentamento da parte dei giovani nel rispondere a quanto accade?

C’è una reazione diversa rispetto alle nostre generazioni e c’è la volontà di informarsi. Nel liceo che frequenta mia figlia a Firenze c’è stata subito un’assemblea alla quale hanno partecipato il presidente della comunità ebraica e l’imam e credo sia un modo molto bello e profondo per cercare di capire. Manca però la dimensione collettiva di piazza (fatti salvi i collettivi studenteschi, però minoritari e residuali), ma questa è una questione che non riguarda solamente gli studenti, ma tutte le società occidentali. Ricordo che siamo stati e siamo sull’orlo di una catastrofe nucleare in Ucraina e la piazze non si sono riempite: questa è disintermediazione, disarticolazione della società, il confinamento di noi tutti nelle nostre solitudini e la fine dei partiti di massa. La manifestazione più bella alla quale ho partecipato in questi giorni è una fiaccolata fiorentina organizzata da un monaco, l’abate di San Miniato molto vicino a papa Francesco. C’erano un rabbino e un imam ed era organizzata dalla Cgil: una cerimonia religiosa ma laicissima, aperta a tutti e alla quale sono state garantite fiaccole e servizio d’ordine dalla Cgil. In questo Paese le ultime forme di aggregazione di massa sono la Chiesa cattolica e la Cgil. Meno male che ci sono, ma forse qualcosa ci dovremmo chiedere

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Una democrazia non agisce per vendetta, ma per necessità di sicurezza. Per evitare il baratro e giungere alla pace, bisogna evitare ogni polarizzazione

Fabio Fiorani / Sintesi 

Dopo gli avvenimenti del 7 ottobre scorso abbiamo avvertito la necessità di una riflessione. La discussione è complessa e affrontarla per tifoserie alimenta la polarizzazione. Il tema è quello della radicalizzazione fondamentalista delle masse in medio oriente e delle lenti con le quali il cosiddetto mondo occidentale ha preteso di leggere alcuni fenomeni volendoli iscrivere al paradigma della democrazia. Le “primavere arabe”, da questo punto di vista, hanno rappresentato una cartina di tornasole. La lettura di certi fenomeni ha forzato l’interpretazione di alcuni movimenti che nei loro “catechismi politici” non avevano solo elementi programmatici di democrazia.

Le primavere arabe hanno messo in discussione i vecchi sistemi non più sostenibili ma non sono state in grado di risolvere né le questioni sociali né quelle economiche mentre le ineguaglianze si sono ulteriormente aggravate. Inoltre, la repressione violenta degli apparati governativi, ha generato nuovi conflitti in Algeria, in Libano e in Iraq ed alimentato la crescita dell'Isis e lo sviluppo delle guerre in Yemen e Siria. Ha portato a cambiamenti permanenti diversi da zona a zona. Gli stati del Levante, in particolare Siria e Iraq si sono disintegrati, forse in modo irreversibile. Le monarchie del Golfo hanno intrapreso piani di vasta portata di cambiamento economico e sociale per allontanare il malcontento. L'Egitto si è ritirato nell'autoritarismo militare e nella guerra agli islamisti, mettendo a rischio la sua futura stabilità. La caduta dei dittatori, da Saddam Hussein a quelli delle primavere arabe, ha sancito il tramonto dell’era post-coloniale e dello Stato-Nazione che conteneva con metodi autocratici i

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A Gaza , oggi ,31 ottobre 2023,a partire dal 7 dello stesso mese ,cioe`dopo 24 giorni di bombardamenti ,ci sono 8306 MORTI CIVILI, 3457 BAMBINI , 21048 FERITI ,di cui 4000 circa i bambini(non ho il numero esatto aggiornato per i bambini feriti): nella giornata del 22 ottobre ci sono stati 426 morti ,fra il 23 ed il 24 ottobre,sono stati UCCISE 704 PERSONE , 100 nella notte del 28 , ecc .ecc .

Da Harvard fino a Hollywood, così il conflitto spacca gli Usa
Il numero dei BAMBINI UCCISI, passa da 1 OGNI 15 MINUTI ,ad 1 OGNI 10 MINUTI ...

SAVE THE CHILDREN ha detto proprio ieri ed oggi che questo è il PIÙ ALTO NUMERO DI BAMBINI UCCISI IN UN CONFLITTO da molti anni a questa parte, tenendo presente che i dati vengono impostati per 1 ANNO ! A GAZA SONO MORTI IN 3 SETTIMANE, 4 VOLTE quelli UCCISI in 20 MESI di guerra fra la Russia e l'UCRAINA ... (ma nessuno pensi che sto mettendo MENO in RILIEVO UNA MINOR QUANTITÀ di morti : anche UN SOLO BAMBINO UCCISO è GIÀ TROPPO!)!Poi ,non è neppure finita qui ,in quanto ci sono ben circa 1000 BAMBINI DISPERSI e 1950 ADULTI , probabilmente morti sotto alle macerie delle case DISTRUTTE DALLE BOMBE ,macerie che non si possono rimuovere per mancanza di mezzi . La rappresentante DELL'UNICEF alle Nazioni Unite ,Catherine Russell, ha detto proprio ieri, lunedì 30 ottobre ,che OGNI GIORNO ,a Gaza , ci sono 420 BAMBINI MORTI O FERITI, sotto ai BOMBARDAMENTI su di un fazzoletto di terra di 48 km.per 9 ,con la PIÙ ALTA DENSITÀ DI POPOLAZIONE AL MONDO ,da dove NON SI PUÒ USCIRE SENZA IL PERMESSO DEGLI ISRAELIANI ,che controllano la fornitura di CIBO ,ACQUA ,MEDICINALI ,CARBURANTE ,ecc .
Se non ci fosse questa occupazione, che dura da ben 56 anni ,il governo israeliano NON AVREBBE POTUTO OPERARE QUESTO ASSEDIO , NEGANDO I BENI ESSENZIALI ,come l'ACQUA,il CIBO ,le MEDICINE per CURARE la quantità ENORME DI FERITI , il carburante per far funzionare le INCUBATRICI ,dove ci sono 130 neonati ,di cui 75 che non POSSONO RESPIRARE DA SOLI ,così come ci sono anche molti malati adulti che hanno necessità di RESPIRATORI , azionati da macchine ,per VIVERE ed è necessaria la corrente per le operazioni chirurgiche ...

Una responsabile degli aiuti umanitari , già presente a Gaza, indica in 450 i camion che entravano nella '"striscia" prima dell'assedio israeliano ,mentre , in 7 giorni ,fino a sabato, ne sono entrati solo 84 : oggi ne sono entrati 30 ,ma ,secondo l'ONU ,ne dovrebbero entrare ALMENO 100 al GIORNO !
Se a Gaza fossero LIBERI di USCIRE ,procurarsi il loro cibo ,medicine ,ecc.,insomma ,ogni bene NECESSARIO AD UNA VITA UMANA QUOTIDIANA ADEGUATA ,NON ci sarebbe una situazione COSÌ CATASTROFICA ,come denunciato in primis dal Presidente DELL'ONU, GUTERRES ,che indica come la popolazione di Gaza stia vivendo un INCUBO TERRIBILE , sottoposta a tali condizioni DISUMANE ...Ma l'ONU NON HA POTERE ,se si trovano GLI USA CHE PONGONO SEMPRE IL VETO ALL'ESECUZIONE DELLE VARIE RISOLUZIONI ,sia pur approvate a maggioranza , contro L'OCCUPAZIONE DELLE TERRE PALESTINESI ,contro le continue VIOLAZIONI di DIRITTI INTERNAZIONALI ,che,in questa situazione ,posso riassumere in questi punti :
1): OCCUPAZIONE DEI TERRITORI PALESTINESI da ben 56 anni .
2): DIFESA DELLA VITA DEI CIVILI, EVITANDO BOMBARDAMENTI INDISCRIMINATI , tra l'altro in un contesto di tale DENSITÀ ABITATIVA ,in cui ben il 40 % sono BAMBINI !!!
3): FAR SOFFRIRE LA FAME AI CIVILI COME METODO DI COMBATTIMENTO ( STARVATION),mentre la potenza occupante ha L'OBBLIGO DI FORNIRE CIBO E MATERIALE MEDICO ALLA POPOLAZIONE DEL TERRITORIO OCCUPATO .
4): SOTTOPORRE TUTTA LA POPOLAZIONE DEL TERRITORIO OCCUPATO AD UNA PUNIZIONE COLLETTIVA PER UN ATTO COMPIUTO DA ALCUNI SUOI MEMBRI .
5): EFFETTUARE RAPPRESAGLIE DI GUERRA ,QUALI L'INTERRUZIONE DELL'ACQUA POTABILE ED ALLE FONTI DI ENERGIA PER TUTTA LA POPOLAZIONE CIVILE .
6): IL TRASFERIMENTO FORZATO DELLA POPOLAZIONE CIVILE PER POTER CREARE DELLE ZONE DOVE LE OPERAZIONI BELLICHE POSSANO ESSERE LIBERAMENTE CONDOTTE .

QUESTE VIOLAZIONI SONO CONSIDERATE "CRIMINI DI GUERRA " e ,a quanto pare ,lo Stato occupante le sta VIOLANDO TUTTE ,anche se , chiaramente ,occorre poi effettuare valutazioni dettagliate e giuridiche ...Addirittura intima di ABBANDONARE INTERI OSPEDALI ,dove ci sono CENTINAIA DI FERITI ,anche NON TRSPORTABILI ,o i BAMBINI NELLE INCUBATRICI ,oltre a MIGLIAIA DI RIFUGIATI ,che hanno avuto le CASE DISTRUTTE DAI BOMBARDAMENTI : il 50% delle abitazioni è STATO DISTRUTTO e 28.000 sono INAGIBILI. Inoltre ,le intimazioni ad 1 MILIONE di persone a spostarsi in 24 ORE -24 ORE !- dal nord al sud, per la loro " SICUREZZA " (?!),si è dimostrato ASSOLUTAMENTE INSICURO ,in quanto sono stati bombardati convogli di profughi ed anche i campi ,a sud , dove queste persone si sono rifugiate sotto alle tende delle Nazioni Unite .
Al nord ci sono 17 ospedali NON PIÙ IN SERVIZIO ,per i danneggiamenti dei bombardamenti e la mancanza di materiale medico ;sono state attaccate le ambulanze ,(giorni fa 57 erano distrutte),sono morti molti medici , 64 lavoratori dell'UNRWA e molti loro familiari :proprio ieri è stato attaccato un ospedale ,con la presenza dei malati e personale medico e vari uffici della Luna Rossa ,la Croce Rossa araba .
Guterres ha richiesto più volte il "cessate il fuoco "umanitario ,votato da 120 nazioni ,da Spagna ,Francia ,ma NON DALL'ITALIA ,in cui l'astensione del nostro governo è stato valutato come "EQUILIBRATO "!!!

La nostra premier ,tutti i politici di governo italiani e della quasi INTERA EUROPA , sono COMPLICI DI QUESTA STRAGE DI BAMBINI E DEI CIVILI BOMBARDATI INDISCRIMINATAMENTE DA PIÙ DI 20 GIORNI ,SENZA CHE SI FACCIA LA VALUTAZIONE DI TUTTE QUESTE VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE , cosa invece super accentuata nel conflitto Russo-Ucraino ...
Ha detto bene il Re Abdullah di Giordania ,con il fallimento del Convegno sulla Pace da lui promosso, in cui i paesi EUROPEI NON AVEVANO NEPPURE VOTATO UNA TREGUA UMANITARIA : per l'Occidente , noi siamo popolazioni a cui dare meno VALORE .
Aggiungo io,come del resto hanno già notato in tanti,che i BIANCHI ED IL NORD PIÙ RICCO,è quello che si arroga il DIRITTO di UTILIZZARE TUTTI I DIRITTI UMANI SCRITTI NELLE DEMOCRATICHE FORMULE COSTITUZIONALI O DI GIURISPRUDENZA : per le altre popolazioni del sud del mondo o dei più poveri ,queste regole possono essere utilizzate o meno ,a seconda delle varie convenienze economiche, di interessi di ALLEANZE e di POTERE GLOBALE ,come sta accadendo dal '48 in poi nel Medio Oriente.

Io CONDANNO con GRANDE FERMEZZA le GRAVISSIME ATROCITÀ di HAMAS CONTRO I CIVILI DISARMATI ISRAELIANI ,perché sono azioni TALMENTE DISUMANE CHE FANNO ORRORE e NON POSSONO ESSERE ACCETTATE NEPPURE COME AZIONE DI COMBATTIMENTO CONTRO UNO STATO OCCUPANTE : questo ,però, non implica che uno STATO ,che si definisce "DEMOCRATICO' " ,possa operare nelle modalità che sta portando avanti, in una DISTRUZIONE DI UNA TOTALE GRAVITÀ NELLE NORMALI CONDIZIONI DI VITA di una popolazione di 2.300.000 unità ,come si è visto in questi 24 giorni di guerra : alcuni governi ,come anche il primo ministro Norvegese o quello spagnolo , dicono che si è andati molto oltre il limite di una risposta pure necessaria, ,altri parlano di "GENOCIDIO " ,come viene indicato da Lula e da Erdogan ,che ,per i valori occidentali, è -e resta - un autocrate ,ma esprime una emozione legata ad una popolazione comunque vicina al suo territorio e vede dove sta andando l'operazione di questa guerra di VENDETTA ;
Israele chiede di inviare i palestinesi di Gaza nel deserto del Sinai , in un'altra diaspora come quella effettuata al momento dell'insediamento dello Stato di Israele in Palestina ,quando erano stati CACCIATI ,con metodi TERRORISTICI , 800.000 CONTADINI E PASTORI PALESTINESI ,che si sono poi ritrovati nei campi profughi in Libano ,in Giordania ,nella Cis - Giordania o West Bank,zona sotto occupazione militare dove ,negli ultimi 6-12 mesi,le irruzioni dell'esercito del governo di estrema destra e sionista israeliano nei campi profughi di Jenin ed altri, hanno provocato circa 300 morti palestinesi,con attacchi anche da parte dei coloni,che hanno occupato ILLEGALMENTE altri territori abitati dalla popolazione palestinese : anche in questo momento ,nella West Bank,sono stati UCCISI già 121 civili ed arrestate quasi 2000 persone ...Nelle carceri israeliane ci sono circa 10.000 adulti palestinesi ed anche 800 MINORI ,che non possono neppure incontrare i loro parenti...

L'EUROPA HA UNA VOCE TROPPO FLEBILE ,per la sua coscienza SPORCA e NON PORTA AVANTI LA STESSA VALUTAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE a fronte delle violazioni del governo d'Israele nei confronti della popolazione di Gaza ,arrivando ad avvallare come " EFFETTI COLLATERALI '' la SMISURATA QUANTITÀ DI MORTI SIA DEI CIVILI ADULTI che dei BAMBINI - INNOCENTISSIMI BAMBINI !!! Ho udito questa ABERRANTE AFFERMAZIONE DA UNA GIORNALISTA ITALIANA ,durante un dibattito ,così come ha riportato di avere ascoltato anche la giornalista Rula Gebreal ,intervistando un componente del governo israeliano ,che NON DAVA IMPORTANZA ALLA EVENTUALE MORTE DEI BAMBINI NELLE INCUBATRICI, per mancanza del carburante necessario a farle funzionare . Sulla televisione del Qatar " AL JAZEERA ENGLISH " ,che ascolto ogni giorno, il giornalista Sami Zedian intervistava una senatrice del Parlamento israeliano , chiedendole con insistenza come valutava la morte di TANTI BAMBINI : per varie volte ,con grande arroganza, lei sviava la domanda riportando sempre il grave attentato di Hamas e la NECESSITÀ DI SMANTELLARE IN TUTTI I MODI POSSIBILI QUESTA ORGANIZZAZIONE : il giornalista di Al Jazeera ha ripetuto la domanda non so quante volte ,con grande determinazione ,fino a che lei ,estremamente irritata, ha detto che NON È LA STESSA COSA UCCIDERE DELIBERATAMENTE I BAMBINI ISRAELIANI ,come ha fatto Hamas ,ed UCCIDERLI ''CASUALMENTE " ,CON I BOMBARDAMENTI , ASSOLUTAMENTE NECESSARI PER SCONFIGGERE HAMAS ...

In una zona DENSAMENTE POPOLATA ,DI CUI I BAMBINI SONO IL 40 % ,con 6000 BOMBE scaricate solo nel primo giorno di guerra e almeno 1000 ogni altro giorno, è una TOTALE IPOCRISIA affermare che i bambini vengono UCCISI "CASUALMENTE "! SI SA BENISSIMO CHE TANTI ,TROPPI ,MORIRANNO nella distruzione dei palazzi dove abitano con le loro famiglie : si sono visti crollare completamente palazzi di molti piani ,anche 10 o più ,in una distruzione di interi quartieri BOMBARDATI integralmente ...
Oltre al fattore del "GENOCIDIO " ,del voler allontanare i palestinesi dalla Striscia di Gaza ,disperdendoli nel Deserto ed in ogni parte del mondo,io mi faccio la domanda se il cinismo e la crudeltà di questo governo sionista ,non abbia la VOLONTÀ, fino a che non ci sia una pressione internazionale che non possa più eludere ,di UCCIDERE PREVENTIVAMENTE,DELIBERATAMENTE ,QUESTI PICCOLI CHE ,POTENZIALMENTE ,IN FUTURO ,SARANNO DEI COMBATTENTI CONTRO LO STATO ISRAELIANO ...

Vista la TROPPO GRANDE UCCISIONE DEI MINORI ,come denunciato da UNICEF e SAVE THE CHILDREN , questo pensiero NON MI ESCE DALLA MENTE...Troppi orrori ho visto contro il POPOLO PALESTINESE , da quando ho iniziato, a 17 anni ( oramai 60 anni fa),a svolgere attività politica ,cominciando con le manifestazioni contro la guerra americana nei confronti del Vietnam del Nord ed interessandomi ,pochi anni dopo,della situazione di questo POPOLO COSÌ MARTORIATO E SENZA GIUSTIZIA .
Preciso che,nella mia adolescenza ,ho SOFFERTO e mi sono interessata MOLTISSIMO della Shoah,cosa che continuo tutt'ora a considerare una TOTALE ABERRAZIONE,contraria ad ogni VALORE DEL DIRITTO UMANITARIO INTERNAZIONALE...
Il POPOLO PALESTINESE NON AVEVA COLPE ,ma si è trovato in un vortice di INGIUSTIZIE che ritengo assolutamente INSPPPORTABILE e CONTRARIO AI MINIMI PRINCIPI DI UMANITÀ ...

Qualsiasi altra valutazione faccia chi leggerà questo testo ,potrà essere d'accordo,criticarmi o discuterne, ma ci sono valutazioni che NON POSSO CAMBIARE ,soprattutto ORA ,con questo MASSACRO DI CIVILI ,dove una GRANDISSIMA QUANTITÀ sono BAMBINI, SACRIFICATI PER ELIMINARE UNA ORGANIZZAZIONE MILITARE di cui LORO ,i BAMBINI,NON SONO ASSOLUTAMENTE RESPONSABILI ...

ED HO IL CUORE E LA MENTE COMPLETAMENTE STRAZIATI ...

Maria Rossini ,
Martedì 31 ottobre 2023 .
Ore 3,12 .
P.s.
Se trovate delle informazioni errate, correggetemi, se ne siete sicuri...
Dati ricavati dalla TV internazionale "Al Jazeera English" , RAI News 24 , vari TG RAI e Mediaset ,quotidiano "IL Manifesto " .
I dati riguardanti i morti palestinesi ,indicati ogni giorno dal Ministero della Sanità di Gaza ,sono CONFERMATI sia dall'ONU che DALL'UNICEF

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IRAN/USA. Il conflitto si allarga da Gaza al Medio Oriente? In realtà è già qui: Iran, Israele e Stati Uniti da anni combattono una sorta di «guerra ombra», soprattutto dopo che […]

I rischi (finora  calcolati) della  “guerra ombra”

Il conflitto si allarga da Gaza al Medio Oriente? In realtà è già qui: Iran, Israele e Stati Uniti da anni combattono una sorta di «guerra ombra», soprattutto dopo che Trump è uscito dall’accordo sul nucleare iraniano, con un’escalation apparentemente sotto controllo e la complicità dell’accordo tra Putin e Netanyahu, con il quale il Cremlino ha concesso a Israele i raid aerei in Siria su pasdaran e Hezbollah senza mai accennare la minima protesta. L’accordo sembra resistere nonostante la tensione sempre più alta tra Mosca e Tel Aviv che ha appena bombardato postazioni miliari siriane a Deraa. In cambio Israele, il Paese che riceve più aiuti militari dagli Usa, non ha mai fornito, ufficialmente, neppure una pallottola Kiev.

Ma il conflitto di Gaza rende questo fronte, dal Libano alla Siria, all’Iraq, sempre più precario. I jet americani hanno attaccato in Siria gruppi di militanti sostenuti dall’Iran che avevano colpito truppe Usa nel Paese e in Iraq all’indomani degli attentati del 7 ottobre in Israele. Il Pentagono parla di «attacchi di autodifesa» mentre Israele ha continuato a bombardare pasdaran e Hezbollah negli aereoporti di Damasco e Aleppo.

Ma di questi eventi bellici resi possibili per Tel Aviv in base all’intesa tra Israele e il Cremlino, che in Siria ha basi militari aeree e navali importanti, si parla assai poco. Eppure l’accordo funziona ancora nonostante la visita della delegazione di Hamas in Russia. Ecco come vanno le cose in Medio Oriente. Nell’ultima settimana gli americani hanno segnalato un dozzina di attacchi in Iraq e quattro in Siria da parte di gruppi associati all’Iran. Prese di mira la basi di Al-Shaddadi ad Al-Hasakah in Siria e di Ain al-Assad nella città irachena di Anbar. Gli americani in Siria controllano i pozzi petroliferi della provincia di Deir Ezzor mentre in Iraq la Federal Reserve Usa incassa ancora le entrate del greggio iracheno che poi a suo piacimento redistribuisce alle autorità di Baghdad. Dettagli, non così minimali, per capire la situazione mediorientale a 20 anni dall’invasione americana dell’Iraq e a 12 anni dopo la rivolta contro Assad in Siria.
Vale forse la pena ricordare che l’Italia è presente in Iraq nell’ambito di due missioni contro l’Isis. La prima è l’operazione Prima Parthica, la coalizione internazionale anti-Califfato, la seconda è la missione Nato con compiti di addestramento degli iracheni. Se a questo si aggiunge la presenza di oltre 1.100 soldati italiani nell’Unifil sulla linea Blu libanese si capisce che il teatro di guerra per noi non è così remoto.

Finora nessuno dei protagonisti ha voluto che la «guerra ombra» diventasse un conflitto aperto. Secondo il New York Times gli Usa con l’attacco in Siria hanno mandato due messaggi. Il primo è che se l’escalation continua Washington potrebbe entrare in un conflitto aperto con Teheran, che finora ha accuratamente evitato. Il secondo è che se gli attacchi più plateali si fermano i due fronti torneranno alla «guerra ombra» che ha caratterizzato le loro relazioni in questi anni.

La Guida suprema Alì Khamenei vuole evitare una guerra allargata contro gli Usa ma pretende che Washington freni Israele ed eviti la completa distruzione di Hamas. In questo caso, nota l’esperto Trita Parsi, alcuni attori ragionali si sentirebbero costretti a intervenire: improbabile, dal loro punto di vista, che Israele mobiliti 350mila soldati soltanto per dare la caccia a Hamas. Allo stesso tempo Teheran vuole preservare la carta Hezbollah che con il suo arsenale missilistico può colpire le città israeliane e serve da deterrente a un eventuale attacco di Tel Aviv ai suoi impianti nucleari. La Cina, che acquista la maggior parte del petrolio iraniano, potrebbe anche dare una mano a frenare l’escalation. L’Iran, il cui principale bersaglio sono le monarchie del Golfo e il Patto di Abramo con Israele, ha già colto due risultati: il deragliamento dei negoziati tra Israele e Arabia saudita e l’allineamento, pur parziale, di Mosca e Pechino alle posizioni di Teheran sulla questione palestinese.

In realtà, nota Foreign Affairs, gli argomenti logici a favore del contenimento dello scontro sono diventati meno solidi dopo la guerra di Gaza. Tutti gli alleati degli americani si sono schierati se non con Hamas, come la Turchia del Sultano della Nato Erdogan, almeno con i palestinesi: nessuno dei leader regionali, anche di Paesi che hanno fatto la pace con Israele come Egitto e Giordania, può andare contro le piazze arabe nonostante per loro Hamas, forza popolare e islamista, rappresenti una minaccia. Gli Usa lo sanno perfettamente e finora hanno evitato di accusare direttamente l’Iran per l’attacco del 7 ottobre, come pure gli iraniani hanno negato un loro coinvolgimento pur elogiando pubblicamente il massacro. Teheran ha in mano con Hezbollah (il cui leader Nasrallah parlerà venerdì) la chiave di un possibile conflitto a Nord di Israele dalla portata devastante come ha dimostrato quello del 2006. Durante la «guerra ombra» tra Iran, Israele e Usa i contendenti sono riusciti a mantenere il controllo, nonostante momenti di picco come l’assassinio da parte degli americani del generale iraniano Qassem Soleimani a Baghdad il 3 gennaio 2020. Allora la reazione degli iraniani fu moderata. Oggi l’idea che il nemico possa essere gestito o contenuto è meno convincente. Il conflitto finora è stato arginato perché in Israele, Iran e a Washington hanno prevalso calcoli strategici razionali. Ma domani le cose potrebbero cambiare e di molto

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Lo stop al massacro in corso a Gaza lo chiedono i 300mila sfilati nelle strade di Londra, le decine di migliaia che hanno urlato «Palestina libera» a Roma, gli ebrei newyorkesi che hanno occupato Grand Central. Governi ciechi, è qui la solidarietà con la Striscia

GUERRA. Il gabinetto di guerra israeliano poggia la sua incerta credibilità dopo l’eccidio di Hamas sulla misura dei danni inflitti ai palestinesi individuati tutti come nemici. L’artificio del governo con i militari: Netanyahu prima dichiara che anche lui risponderà del 7 ottobre «ma dopo la guerra». E ieri sera annuncia che questa «sarà lunga»

Israele, tra i crimini e le macerie della Striscia la vittoria senza futuro Palestinesi cercano superstiti tra le macerie di un palazzo distrutto a Khan Younis, nella Striscia di Gaza - Ap

È dalle prime parole ambigue del premier israeliano Netanyahu che si comprende che cosa dobbiamo aspettarci ora. «È stato un giorno nero. – ha detto parlando alla nazione dell’attacco di Hamas del 7 ottobre – Chiariremo tutto quello che è successo. Tutti dovranno dare spiegazioni per quell’attacco, a cominciare da me. Ma solo dopo la guerra. Il mio compito ora è quello di guidare il Paese fino alla vittoria» e ancora «Ogni militante di Hamas è un uomo morto», dimenticando che cosa vuol dire questo per gli ostaggi israeliani nelle mani del movimento islamista.

Ma il governo di guerra israeliano vuole davvero liberare gli ostaggi o pensa di farla finita, nel mucchio, com’è accaduto a Monaco?

Certo, magari i militanti di Hamas, responsabili del sanguinario eccidio del 7 ottobre, li eliminerà tutti, ma quei bambini terrorizzati e sporchi di polvere e sangue tra le macerie di Gaza non è facile immaginarli come “dialoganti” senza memoria e rabbia tra dieci anni.

Dopo l’annuncio dei giorni scorsi dell’esercito israeliano che l’invasione «è stata rinviata», sembra confermarsi, anche con il primo assalto – «comincia la vendetta» – di queste ore, che non vedremo 300mila soldati israeliani invadere con duemila carri armati la Striscia e combattere tutti casa per casa in una guerra urbana incerta per ogni esercito.

E questo perché l”invasione” c’è già stata e continua ogni giorno: è la guerra di bombardamenti aerei che uccide e terrorizza la popolazione civile di più di

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Non siamo neanche a 20 giorni dall’impennata dell’escalation delle stragi, eppure è già piuttosto netta la sensazione che, almeno in questo angolo di mondo, ci si stia abituando. Si corre a precipizio verso il traguardo di tappa delle 10mila vittime palestinesi, diverse migliaia delle quali bambini, che non sono voluti fuggire da Gaza e dunque sostengono di fatto Hamas.

Oggi, 25 ottobre, dal territorio siriano è partito un razzo verso le alture del Golan, che Israele occupa dal 1967, la risposta via aerea dello Stato ebraico ha ucciso 8 soldati siriani e ne ha feriti altri 7. Se il segretario generale delle Nazioni Unite dice che gli attacchi di Hamas del 7 ottobre non possono giustificare la portata della “punizione collettiva del popolo palestinese”, l’ambasciatore di Tel Aviv all’Onu, a nome di israele, si sente autorizzato a chiederne indignato le dimissioni. Tutto normale, tutto va secondo il copione di sempre, verrebbe da dire. Ma è davvero così? Cosa è cambiato, sta cambiando o cambierà, ad esempio, nella politica palestinese alla luce di questa inevitabile svolta storica? È naturalmente molto presto per dirlo, Pasquale Liguori lo ha chiesto però, in questa ampia intervista, a Nour Odeh, autorevole analista ed ex portavoce dell’Autorità nazionale palestinese.

La barbara e mostruosa guerra posta in essere a Gaza avrà molti effetti a catena, dice la Odeh, ciò che è certo è che la politica palestinese non sarà più la stessa. Sarebbe importante re-immaginare un sistema politico che possa rappresentare adeguatamente i palestinesi, non solo nell’affrontare l’occupazione israeliana nel tentativo di porvi fine, ma anche per connettersi con il resto del mondo in un contesto fatto di rispetto reciproco e non di sottomissione.

Serve una nuova leadership politica, certo, che li rappresenti con dignità, fiducia e legittimità e fondata sull’approvazione popolare piuttosto che sulla protezione statunitense o occidentale in genere. Come finirà e quali persone saranno coinvolte è troppo presto per dirlo. Questa guerra reclamerà parte della nostra anima, ci spaventerà per molti anni a venire e, proprio per la pura violenza che ha scatenato, indurrà molte ragioni di cambiamento in Palestina,

 Gaza. Foto tratte dalla pagina facebook di B’Tselem

Decontestualizzare i fatti che hanno preso il via il 7 ottobre scorso con l’attacco di Hamas e lo sfondamento del recinto prigione di Gaza è operazione disonesta sul piano storico e politico. L’unisono corale di leader e principali media occidentali in soccorso della ferocia vendicativa di Israele potrebbe configurarsi complice degli eventi sanguinari di questi giorni.

Abbiamo provato a scostarci da questa narrazione di mefitica tifoseria da stadio e provato a chiedere a un’autorevole personalità palestinese commenti sulla situazione attuale.

Nour Odeh è analista politico, già figura di spicco nel campo della comunicazione ed editoria ed ex portavoce dell’Autorità nazionale palestinese.

Dottoressa Odeh, ponendoci in una prospettiva storica, cosa significano, che impatto producono gli eventi del 7 ottobre scorso?

Il 7 ottobre ha reso evidente al mondo il punto di rottura raggiunto dal popolo palestinese oppresso. Si tratta dell’attacco di entità più ingente mai attuato da un gruppo palestinese. Le caratteristiche tattiche, l’audacia, il numero di vittime che ha comportato ci spiegano l’onda di shock e rabbia che si è materializzata nella realtà. Tuttavia, era prevedibile che accadesse e lo dico con senso di tragica constatazione perché per mesi, ma direi in questi ultimi due anni in particolare, chiunque seguisse quotidianamente l’attualità nei Territori ha costantemente potuto testimoniare a leader e diplomatici mondiali una tensione giunta al punto di rottura. Non era certo possibile accantonare la questione palestinese, serrandola nel dimenticatoio, con l’assedio pluriennale di Gaza, la frammentazione territoriale in Cisgiordania, l’espulsione di intere comunità,  l’espropriazione e demolizione di una quantità enorme di case, l’uccisione di un numero record di adulti e bambini palestinesi. Non era nemmeno più possibile placare, contenere l’azione di un governo israeliano di destra pubblicamente deciso ad annullare il sacrosanto diritto dei palestinesi a un proprio Stato concedendo magari l’obolo di un permesso di lavoro in un contesto tanto precario quanto vessatorio. Tutti erano stati avvertiti di una situazione ormai esplosiva ma nessuno ha ascoltato. Retrospettivamente, il 7 ottobre sarà ricordato come il giorno che ha violentemente colpito irresponsabili e compiacenti calcoli internazionali. Nessuno ha diritto di dire che è stato un evento storico inatteso, sorprendente.

Hamas non poteva non prevedere la furiosa reazione israeliana e le conseguenti nefandezze…

Sono certa del fatto che Hamas avesse preventivato la violenza della risposta israeliana. Non sono però sicura del fatto che avesse ben soppesato il tipo di risposta internazionale e l’entità del coinvolgimento americano. Di sicuro i capi di Hamas erano consapevoli di sollecitare uno scontro di vasta portata forzando Israele a negoziati per lo scambio di prigionieri. Va detto che da almeno un paio di mesi prima del 7 ottobre erano stati diffusi numerosi comunicati di Hamas minaccianti ritorsioni per le continue incursioni israeliane poste in essere da politici, militari e coloni nella moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme con provocazioni, aggressioni, sputi ai fedeli, anche cristiani, e la profanazione delle moschee. Credo che Israele, con l’arrogante sicumera che nulla sarebbe mai potuto accadere, non abbia seriamente considerato gli avvertimenti di Hamas. Ma su questi aspetti saranno le indagini tutte interne a Tel Aviv a verificare cosa sia successo nella filiera di potere e comando israeliani.

Non credo si potesse immaginare un attacco di tale portata ma tantissimi elementi indicavano l’imminenza di gesti significativi anche in risposta alle dichiarazioni incendiarie di esponenti israeliani incitanti alla presa di controllo di Al-Aqsa e al compimento finale della Nakba.

Il mondo occidentale non ha esitato a schierarsi con Israele. Rispetto a quanto accade in Ucraina, l’adozione di doppi standard da parte della comunità internazionale è resa ancora più evidente con gli Stati Uniti fortemente coinvolti anche sul piano del supporto militare a quello che è stato definito il diritto a “difendersi” di Israele…

L’ipocrisia della posizione occidentale, soprattutto se rapportata a quanto si è messo in atto per l’Ucraina, è antecedente ai fatti del 7 ottobre. In quel caso, infatti, il mondo occidentale ha correttamente adottato la posizione di condanna all’invasione russa con occupazione e annessione di territorio ucraino. Al contempo, però, gli stessi Paesi nel corso degli anni nulla hanno fatto nel senso di medesima condanna nei confronti dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi.

I Paesi occidentali tollerano di fatto l’annessione illegale israeliana del territorio palestinese e siriano, continuando ad avere ottimi rapporti con Israele attraverso il commercio di armi e la florida cooperazione economica. I palestinesi dal canto loro hanno da tempo chiesto l’adozione di strumenti responsabili di disinvestimento, sanzioni e boicottaggio dell’Occidente nei confronti di Tel Aviv al pari di quelli intrapresi contro la Russia. E invece è emersa chiaramente l’adozione di un doppio standard. Cosa che si è reiterata anche dopo il 7 ottobre. Le potenti diplomazie occidentali hanno usato e continuano a usare due pesi e due misure anche in merito alla mancata condanna di veri e propri atti di punizione collettiva attuati dai Paesi occupanti come per l’interruzione delle forniture di beni di prima necessità, sanitarie ed energetiche all’inerme popolazione civile: punita quando commessa dalla Russia in Ucraina e, invece, sostanzialmente accettata quando a ordinarla è stato il ministro della difesa di Israele nei confronti di Gaza.

È una seconda Nakba. Che peso hanno nella Storia, nello scenario geopolitico e sociale palestinese parole come pulizia etnica, genocidio?

Nour Odeh

Seconda Nakba? Non saprei, parlerei invece di continuazione della Nakba. Agli occhi dei parlamentari della destra israeliana che siedono in Knesset o al governo il lavoro di espulsione dei palestinesi non si era storicamente concluso nel 1948 e adesso andrebbe portato a termine. E questo sia in Cisgiordania con intere comunità espulse dalle loro terre e fatte oggetto di operazioni di pulizia etnica sia a Gaza dove l’unica soluzione sembra evidente con lo sbarazzarsi definitivamente dei palestinesi abitanti nella Striscia. È un proposito efferato, pulizia etnica e genocidio appartengono agli intenti di chi non esita ad attuare le criminali azioni a Gaza. Umanamente, non si dovrebbero e potrebbero prendere in considerazione tali termini ma è ciò che sta accadendo.

Il taglio alle forniture di cibo, acqua, energia, farmaci e beni di prima necessità è un crimine. E anche l’apertura del valico di Rafah al confine tra Gaza ed Egitto sembra del tutto insufficiente. Parliamo poi di risorse limitate che giungerebbero solo ai palestinesi situati nella parte meridionale della Striscia di Gaza, lasciando totalmente sprovvista quella a nord…

È tragico che l’ingresso di 20 camion sia stato salutato l’altro giorno quasi come una vittoria: si tratta di una goccia nell’oceano. L’apporto di beni necessari arrivato in queste ore a Gaza non soddisfa nemmeno il due-tre per cento delle esigenze attuali. Israele ha poi imposto che quel già scarso materiale in qualche modo introdotto attraverso il valico di Rafah non raggiungesse i numerosi gazawi ancora presenti nella zona settentrionale di Gaza. Ciò significa condannare a morte feriti e sfollati che hanno trovato riparo in alcune delle strutture sanitarie e di ricovero più importanti della Striscia non permettendo loro di ricevere acqua, farmaci e quant’altro: questo è crudele, è criminale! Inoltre, è molto importante sottolineare il blocco totale imposto alle forniture di carburante che è vitale per l’erogazione di acqua, per far funzionare i generatori a cui si agganciano gli ospedali. Non permettere l’approvvigionamento di carburante destina alla morte i pazienti in dialisi i cui dispositivi necessitano di corrente elettrica, i malati di cancro impediti a raggiungere l’ospedale, i neonati il cui respiro dipende dalle incubatrici, i pazienti nelle unità di terapia intensiva già sovraffollate. Spero proprio che si riesca a trovare immediatamente un modo per risolvere questo problema: le vite dei pazienti sono in bilico, i chirurghi stanno operando i loro pazienti in ambienti non sterili, anche all’aria aperta e senza uso di adeguata anestesia per scarsa disponibilità di farmaci appositi. Se questa non è da definirsi catastrofe, non so cosa lo sia.

Quali sono le sue impressioni sul massacro dell’ospedale Al-Ahli?

Quello che è successo all’ospedale Al-Ahli è stato scioccante, devastante, senza dubbio un massacro. Circa le responsabilità dell’atto, penso che siano molti i precedenti con Israele che adotta una linea del tutto analoga a quella seguita in altre occasioni con vittime plurime anche nei rifugi offerti dalle Nazioni Unite o come nel caso dell’omicidio manu militari della giornalista Shireen Abu Akleh o anche nell’uccisione di un paramedico in occasione della grande marcia del ritorno a Gaza. Ma si potrebbe continuare all’infinito con tali esempi. Di solito, ciò che fa Israele è depistare le indagini e capovolgere le accuse addebitandole ai palestinesi, salvo poi risultare palesemente colpevole e, purtroppo, impunito.

Ho potuto osservare prove sufficienti per convincermi che non poteva trattarsi di un missile palestinese mal lanciato. Nello specifico, l’indagine scientifica condotta da Forensic Architecture e dai loro partner è quella più seria finora condotta. Penso, comunque, che sia importante permettere che venga svolta un’indagine forense indipendente. In ogni caso, diffido delle dichiarazioni fatte dagli israeliani a loro discolpa che non mi sembrano poi così preoccupati degli eccidi di civili che stanno compiendo. Oltretutto, lo stesso esercito israeliano, più volte in questi giorni, ordina di continuo l’evacuazione di ospedali per scopi di bombardamento.

Una manovra di terra con l’invasione di Gaza riuscirà a eradicare Hamas o si tratterà in definitiva di un passo decisivo e ostinato nell’ottica di un’espansione geografica dell’occupazione?

Penso che un’invasione di terra sarà devastante. Gli israeliani hanno promesso di ridurre Hamas in polvere. Il costo in vite civili sarà assolutamente terrificante. Penso che per ora gli israeliani si muoveranno in operazioni di incursioni limitate, consapevoli però del fatto che Hamas non potrà essere in tal modo estirpata.

Hamas è un gruppo politico con un suo forte seguito e non è rappresentato solo dalla sua ala militare. Israele potrebbe essere in grado di assassinare i miliziani, ma ciò non significa che Hamas come gruppo, come movimento politico o come idea scompaia. Anche perché Hamas non esiste solo a Gaza, quindi l’idea di poter ridurlo in polvere guidati dalla sete di sangue e vendetta con desiderio di riappropriarsi di una lesa egemonia resta solo una teorica speculazione. Immagino che le agenzie di intelligence di tutto il mondo siano consapevoli del fatto che non è così che si possa eliminare Hamas. Per far sparire un’idea non è sufficiente usare le bombe. Anzi, da questo conflitto Hamas potrebbe guadagnare importanza e riconquistare influenza e sostegno tra i palestinesi proprio nel caso di uno scenario apocalittico.

Cosa ne pensa della liberazione dei due ostaggi avvenuta ieri? Può essere l’inizio di una nuova fase?

Penso che il rilascio degli ostaggi sia un ottimo sviluppo, ci lavoro sin dall’inizio della crisi. Hamas ha rilasciato diverse dichiarazioni affermando di esser disponibile ad esempio cominciando a rilasciare i cittadini stranieri e i civili in ostaggio. Nelle sue mani pare che ci sia un numero apparentemente consistente di soldati israeliani tale da permettere un avvio di trattative mirate allo scambio con prigionieri palestinesi.

Non può non essere sottolineato che il diritto internazionale viene ancora una volta umiliato nella sua corretta applicazione. Si commettono crimini di incommensurabile portata e qui in Italia noti opinion maker sostengono che “un diritto che non viene fatto valere, non è un diritto”, lei cosa ne pensa?

Non credo si possa esser d’accordo con l’enunciato che lei riporta. Però come già accennavo prima v’è un rischio di regressione e conseguenze negative sul piano internazionale: per quanto accade a Gaza, il diritto umanitario internazionale risulta applicato in maniera invertita rispetto a quanto previsto e alla sua attuazione avvenuta per altre fattispecie. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i Paesi hanno redatto la Quarta Convenzione di Ginevra a seguito degli orrori compiuti a danno dei civili, concordando di non sottoporre mai più i civili alle atrocità esperite nel conflitto. Esentare però i Paesi da qualsiasi responsabilità quando violino illecitamente le norme internazionali genera precedenti à la carte da cui “pescare”, utile per prassi a depotenziare e annullare l’evidenza di violazioni e crimini commessi da un determinato Paese. In teoria, ma non così tanto teoricamente, la stessa Russia potrebbe servirsi di tali nefasti pregressi per farla franca relativamente ai crimini commessi in Ucraina. Al momento, comunque, è del tutto disattesa l’applicazione delle norme internazionali a protezione dei civili palestinesi, quasi inosservati in un lugubre silenzio che li accompagna verso il loro massacro laddove sono state, invece, da tanti demonizzate le atrocità commesse dalla Russia nei confronti dei civili ucraini.

Qual è, quale potrebbe essere il coinvolgimento dei Paesi arabi nella crisi attuale? Grandi masse si sono radunate nelle strade ma i leader sembrano essere in una fase di studio o di paralisi. Quanto vicini sono Hezbollah e Iran a un loro maggiore coinvolgimento nella guerra?

Nei Paesi arabi si respira un clima evidentemente nervoso. Questo lo si è ben visto nel corso del recente vertice al Cairo. Giordania ed Egitto, in particolare, sono estremamente preoccupati per la mutevolezza degli umori pubblici nei loro Paesi e nelle loro piazze. Ecco perché l’Egitto non ha aderito all’idea folle di ospitare i palestinesi profughi da Gaza e in un certo senso partecipare alla decimazione e all’umiliazione delle aspirazioni palestinesi per una Palestina finalmente libera.

Di fronte al consenso internazionale guidato dagli Stati Uniti sul fatto che questa guerra debba ridurre all’insignificanza Hamas, molti leader arabi credo si stiano impegnando nel limitare i danni estesi all’intera Regione. Per quanto riguarda Hezbollah e Iran, personalmente non penso che le cose possano esacerbarsi. Credo che scaramucce e scontri tra Israele e Hezbollah continuino, magari anche intensificandosi, ma restando piuttosto circoscritti senza deflagrare.

Il ruolo dei Paesi terzi o non allineati potrebbe essere importante. Secondo lei Cina, ma anche la stessa Russia, possono giocare un ruolo utile nella mediazione tra le parti?

A dire il vero, non penso che la Russia possa avere alcun ruolo, anche se vanta buoni rapporti con i Paesi arabi, con i palestinesi e con lo stesso Benjamin Netanyahu. Americani ed europei non accetterebbero un suo ruolo e francamente sarebbe un po’ uno scenario capovolto perché se proprio si vuole, in modo molto cinico, la Russia potrebbe beneficiare degli effetti di ciò che sta facendo Israele. Ripeto, ciò che sta commettendo Israele a Gaza e nei Territori “normalizza” proprio le violazioni e i crimini di cui la Russia è accusata. Per questo, il coinvolgimento della Russia nello scenario che si è configurato è molto complesso. Anche la risoluzione che i russi hanno presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, fatto che ha ricevuto una certa enfasi mediatica, è stata prodotta senza aver consultato nessuna controparte e, peraltro, inserita in un testo non proprio esaustivo dal punto di vista delle tutele e delle aspirazioni palestinesi. La Cina, d’altro canto, potrebbe svolgere un ruolo di equilibrio e contribuire a calmare gli animi allargando il fronte internazionale interessato con un auspicabile apporto di saggezza in questa situazione.

Detto ciò, penso che si debba aumentare la pressione sulle capitali occidentali e far capire che opinione pubblica europea e americana non possono sopportare le conseguenze della guerra che i loro leader stanno sostenendo. I sondaggi d’opinione lo dicono molto chiaramente e le migliaia di persone nelle strade d’Europa lo evidenziano. Penso che questi movimenti autentici e manifestazioni spontanee di idee potrebbero spostare le cose nella giusta direzione.

Che ne sarà della politica palestinese? Quali figure nel mondo palestinese sono capaci di una convergenza resiliente e di dare forza a un processo di autodeterminazione?

Penso che sia una domanda molto importante, perché è importare guardare avanti. Non sono però in grado di prevedere chi prevarrà nello scenario politico palestinese a seguito della svolta storica inevitabile impressa da questa crisi. La barbara e mostruosa guerra posta in essere a Gaza avrà molti effetti a catena sulla scena politica palestinese: ci saranno personalità che saranno messe ai margini e figure politiche che non potranno più avere alcuna rilevanza. Ma credo sia troppo prematuro prevedere come andranno a finire le cose: ciò che è certo è che la politica palestinese non sarà più la stessa di quella che conoscevamo, antecedente al 7 ottobre. Sarebbe molto importante re-immaginare un sistema politico palestinese riformulato in maniera tale da rappresentare adeguatamente i palestinesi e che parli a loro nome non solo nell’affrontare l’occupazione israeliana nel tentativo di porvi fine, ma anche per connettersi con il resto del mondo in un contesto fatto di rispetto reciproco e non di sottomissione. È molto importante per i palestinesi esprimere una leadership politica che li rappresenti con dignità, fiducia e legittimità e fondata sull’approvazione popolare piuttosto che sulla protezione americana o occidentale in genere. Come finirà e quali persone saranno coinvolte è troppo presto per dirlo. Però, sì, sicuramente cambieranno molte cose. Questa guerra reclamerà parte della nostra anima, ci spaventerà per molti anni a venire e, proprio per la pura violenza che ha scatenato, indurrà molte, pregnanti e preponderanti ragioni di cambiamento in Palestina.

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