Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

La Costituzione Repubblicana, frutto dalla lotta di Liberazione contro il nazifascismo, è il punto culminante della storia del nostro Paese, patto di civile convivenza fra uomini liberi, nata dall’incontro delle tante culture che alimentarono la Resistenza, intesa ad impedire e prevenire qualsiasi tentazione e pratica autoritaria. La Costituzione ha insediato nelle istituzioni la libertà che ci è stata donata dalla Resistenza.
Oggi, un Parlamento eletto con una legge incostituzionale che non ha garantito il diritto degli elettori al voto libero ed eguale pretende di cambiare, a tappe forzate e a colpi di maggioranza, la Costituzione e la legge elettorale, sfigurando il volto della Repubblica.
Le modifiche costituzionali combinate con la nuova legge elettorale e con le riforme della Pubblica Amministrazione comportano uno stravolgimento dei contenuti della democrazia rappresentativa. Esse introducono un modello inedito dipremierato assoluto, che realizza un’inusitata concentrazione di potere nelle mani del Governo e del suo capo, attribuendo di fatto ad un unico partito – che potrebbe anche essere espressione di una ristretta minoranza di elettori – potere esecutivo e potere legislativo, condizionando, altresì, la nomina del Presidente della Repubblica e dei componenti della Corte Costituzionale, organismi di garanzia fondamentali per la vita della democrazia costituzionale.
Va ricordato, poi, che i partiti hanno assunto essi stessi una deriva oligarchica, sono in mano a ristrette élites e, spesso, ad un unico capo politico.
La centralità del Parlamento, posta dai padri Costituenti a presidio delle libertà dei cittadini, viene drasticamente ridimensionata ed il Parlamento ricondotto alla funzione di ratifica dei provvedimenti del Governo, a data certa, nel quadro di un generale soffocamento e compressione del ruolo delle autonomie regionali e locali. Si vuole cambiare vèrso al circuito della fiducia, non più dal Parlamento al Governo ma dal capo del Governo al Parlamento. In questo modo si realizza il passaggio da una democrazia rappresentativa ad una democrazia dell’investitura; da Repubblica parlamentare a Repubblica – di fatto – presidenziale, senza le garanzie che normalmente sono

Comunicato stampa

Il PAES - ossia il Piano di Azione per l'Energia Sostenibile - uno strumento probabilmente abbastanza sconosciuto alla maggioranza dei cittadini, seppur in ritardo, sta per essere approvato, anche dai Comuni della Romagna Faentina, come è avvenuto in gran parte dei territori limitrofi.
Si tratta di una serie di impegni degli Amministratori che hanno firmato un accordo volontario europeo - il “Patto dei Sindaci” - per raggiungere e superare gli obiettivi fissati dalla UE al 2020 (riduzione del 20% delle emissioni di Co2 e del 20% dei consumi energetici; aumento del 20% della produzione da fonti rinnovabili). Obiettivi importanti, anche per contrastare l'effetto serra e i cambiamenti climatici in corso, da raggiungere con l'impegno “a mobilitare la società civile al fine di sviluppare, insieme a loro, il Piano di Azione”, come sta scritto nel “Patto”.
Finora non si è vista una grande mobilitazione, le Amministrazioni, per discutere le prime bozze, hanno individuato come “stakeholders primari” (ossia i primi portatori di interesse) gli ordini professionali, le Associazioni di categoria, gli Istituti bancari e finanziari. Come associazioni ambientaliste abbiamo obiettato di essere stati esclusi e che molti altri sono i portatori di interesse, sia nel mondo associativo (comitati di cittadini, sindacati dei lavoratori, dei consumatori, degli inquilini, ecc.) sia, in ultima analisi, soprattutto tutti i cittadini.
Nel merito delle prime bozze del Piano, abbiamo giudicato poco ambiziose e poco adeguate le azioni, con numerosi elementi di criticità, e avanzato diverse proposte alternative.
Alcune sono state, almeno in parte, prese in considerazione: sulla partecipazione delle associazioni e

Dichiarazione di Vincenzo Colla segretario generale Cgil ER:
“Ieri il Comune di Imola ha modificato il Patto di sindacato e lo statuto della multiutility Hera consentendo ai soci pubblici di passare dal 51% al 38% di proprietà pubblica della società di gestione.
Al sindaco di Imola, che è anche Presidente dell'Anci Emilia Romagna e Presidente del Comitato di sindacato Hera, che ha dichiarato non trattarsi di una privatizzazione, rispondo invece ribadendo che questa operazione apre le porte ad una privatizzazione vera e propria, che non garantisce il governo pubblico della multiutility.
Se non si tiene saldamente in capo ai comuni la funzione di garanzia per il territorio e per i cittadini, gli enti locali non potranno esercitare un forte ruolo di pianificazione e controllo dei servizi pubblici in forma associata, né definire una politica industriale dei servizi gestiti, per garantire la qualità dei servizi offerti ai cittadini così come la qualità del lavoro, la professionalità, la salute e sicurezza di tutti coloro che operano nella multiutility.
Per noi resta inaccettabile questa decisione e ci attrezzeremo per dare risposte sul terreno sociale e dell'iniziativa sindacale; vi state preparando per portare avanti un progetto che farà perdere consenso al ruolo istituzionale. Noi siamo per rafforzare il radicamento territoriale e la tenuta pubblica che è una scelta politica strategica del controllo e della gestione del sistema fondamentale delle reti. E' una soluzione finanziaria miope, per fare cassa oggi ma che non guarda al futuro e alla necessità di fare investimenti strutturali, nel tempo, nell'essenziale servizio idrico e in quello capitale del ciclo dei rifiuti”.  
Bologna, 26 marzo 2015

Comunicato stampa
(24 marzo 2015)

Il Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione aderisce alla manifestazione convocata a Roma dalla Fiom per il 28 marzo e dice sì ad una piena collaborazione con tutte le associazioni che si battono per l’attuazione della nostra Costituzione

Il Comitato di Faenza per valorizzazione e la difesa della Costituzione accetta l’invito della Fiom a confrontarsi con tutte le associazioni e le formazioni della società civile che si riconoscono nei valori indicati dalla nostra Costituzione per ricostruire insieme un tessuto sociale capace di elaborare e sostenere un progetto di attuazione di tali principi costituzionali.
Noi manteniamo scrupolosamente la nostra natura di organismo plurale ed aperto a tutti i cittadini ed a tutte le componenti sociali e politiche che condividano e pratichino coerentemente l’obiettivo della tutela della Costituzione sulla base del motto “Aggiornarla, non demolirla!”, ma riteniamo che nel rispetto dell’autonomia di tutte le associazione che perseguono, con il contributo volontario di semplici cittadini, obiettivi propri ma di valore ed interesse per tutta la collettività, sia necessario confrontarsi ed unire tutte le formazioni che non intendono subire passivamente l’attacco evidente e spudorato delle forze politiche ed economiche dominanti.
Questa offensiva si esprime:
- in un misto di riforma elettorale e costituzionale che vuole realizzare un disegno di democrazia plebiscitaria ed una visione oligarchica della società contrarie al progetto di democrazia partecipativa e pluralistica delineato nella Costituzione nata dalla Resistenza,
- in una compressione dei diritti dei lavoratori ridotti a variabili dipendenti delle scelte economiche

Promosso da:

ARCI Bologna, CGIL-CDLM Bologna, Comitati acqua bene comune Emilia Romagna, Libera, Federconsumatori, FIOM Forlì', FIOM Ravenna, ATTAC FORLI', Forum Nuova Finanza Pubblica e Sociale di Forlì, Coordinamento del Circondario Imolese del Forum Salviamo il Paesaggio

No alle privatizzazioni dell'acqua e dei servizi pubblici locali
Un altro colpo viene inferto alla volontà dei cittadini chiaramente espressa nei referendum del 2011: quando 26 milioni di concittadini hanno imposto che l'acqua e i servizi pubblici locali siano considerati beni comuni fuori dalle logiche del mercato e della finanziarizzazione.
Oggi, il premio che le norme contenute nella legge di stabilità concedono ai comuni è quello di utilizzare i proventi delle vendite delle azioni delle partecipate pubbliche fuori dal patto di stabilità.
Si tratta di un chiaro incentivo verso un percorso di privatizzazione dei beni comuni come l'acqua e dei servizi pubblici locali.

Noi cittadini firmatari di questo appello siamo contrari a questo processo.

Scendere sotto il  51% di proprietà pubblica in aziende come HERA o le altre società

 Comitati acqua bene comune Emilia Romagna

Lettera aperta ai Sindaci proprietari di HERA

Acqua:

Le comunità locali non hanno bisogno dei privati per gestire il servizio idrico

I Consigli Comunali al voto per privatizzare HERA ed il servizio Idrico

Uno schiaffo ai 27 milioni di cittadini che hanno votato nel 2011 ai referendum sull'acqua pubblica

Signor sindaco,

Nei prossimi giorni, i Consigli comunali voteranno le delibere che modificano lo statuto di HERA permettendo ai proprietari pubblici (I Comuni) di scendere sotto il 51%. 2 milioni di cittadini della nostra regione, 27 milioni in tutta Italia hanno votato quattro anni fa per abrogare il decreto Ronchi che sanciva la privatizzazione. I cittadini hanno bocciato questa ipotesi, i Sindaci ed i Consigli Comunali, intendono rispettare la volontà popolare?
Lei cosa pensa di fare, permettere l'affermazione della volontà popolare espressa democraticamente, o censurare con una delibera in Consiglio Comunale l'espressione democratica dei cittadini?
Con la vendita della maggioranza delle azioni di HERA, i Comuni alzano bandiera bianca e certificano l'incapacità di gestire pubblicamente il servizio idrico,