Faenza, 28/2/2025
Dopo il rigetto del progetto di conversione e ampliamento dell'impianto di Granarolo Faentino, come era prevedibile, la società ha inviato all'Unione della Romagna Faentina le proprie osservazioni.
Dato che le principali ragioni della bocciatura erano prevalentemente sull'impatto (insostenibile) sulla viabilità locale, l'azienda ha intitolato le sue controdeduzioni Nota viabilità.
In tale documento, ha abbandonato la sommaria ipotesi di un percorso parzialmente alternativo su aree peraltro non nella loro disponibilità e punta invece su “un importante allargamento e adeguamento della sede stradale, tale da poter garantire il transito scorrevole dei mezzi in ingresso ed in uscita dall'impianto... Inoltre, nel'ottica di diminuire i possibili disagi arrecati ai ricettori prossimi all'impianto, la Società è disponibile a realizzare un nuovo accesso all'impianto, in modo tale da evitare il transito davanti all'unica abitazione presente sul tracciato precedentemente ipotizzato”.
In sostanza, propone di allargare via Fabbra e ipotizza uno svincolo per un nuovo accesso all'impianto, quest'ultimo dovrebbe essere realizzato su “particelle in disponibilità della Ricci Società Agricola srl attuale gestore dell'impianto...” mentre per l'allargamento di via Fabbra, dall'inizio della zona industriale di Granarolo fino all'impianto, servirebbe l'utilizzo di altri terreni di proprietà di privati, coi quali sarebbero state avviate intelocuzioni.
Al di là di queste complicazioni non risolte, le altre questioni insormontabili sono che, più del raddoppio del traffico di camion, trattori e carri bombolai, continuerebbe a passare nell'abitato di Granarolo e poi, che via Fabbra è interna all'impianto storico della centuriazione romana e quindi non può essere modificata, come recita, tra l'altro, l'art. 23 del RUE del Comune di Faenza in vigore.
A questo proposito come Legambiente abbiamo inviato una segnalazione alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Ravenna, per chiedere il rispetto del vincolo di tutela dell'area, ed impedire un intervento che riteniamo sia uno sfregio al patrimonio culturale, oltre che un impatto insostenibile per il territorio e i suoi abitanti.
Naturalmente anche tutti gli altri Enti deputati a rilasciare propri pareri sulla richiesta dell'azienda dovranno farlo e il termine per la conclusione è stato fissato per il 10 marzo prossimo, potrebbe essere utile che anche l'Amministrazione dell'URF ribadisse le ragioni contrarie alla proposta dell'azienda.
Come abbiamo più volte argomentato, la questione non è la contrarietà alla produzione di biometano, quando questo è fatto con tutti i crismi di sicurezza e sostenibilità, il problema invece è che un impianto con queste caratteristiche non può essere ampliato in quell'area.
Se la BYS è sul serio interessata all'impianto, progetti di realizzarlo in un'area più adeguata che può essere individuata nel nostro territorio, altrimenti rinunci a questo ampliamento.
Questa potrebbe essere la controproposta che l'Amministrazione dell'URF avanza alla BYS.
Circolo Legambiente Lamone Faenza