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SANITÀ. La Camera ha approvato con 171 sì e 122 no. Schlein: «Non sarà uno spot pre elettorale a limitare 10 milioni di prestazioni inevase»

 La corsia di un ospedale a Milano - Lapresse

Il decreto che punta a ridurre le liste d’attesa per visite e interventi medici è legge. Dopo l’ok del Senato, ieri la Camera ha approvato la conversione con 171 sì e 122 no. Il provvedimento punta a ridurre i tempi di attesa per i cittadini con l’estensione delle prenotazioni ai fine settimana e l’unificazione dei Cup, che dovranno prendere appuntamenti anche per le strutture private. Il decreto prevede incentivi fiscali per i medici che svolgeranno ore aggiuntive e abbatte alcuni tetti di spesa imposti alle Regioni. Infine, istituisce un osservatorio di monitoraggio delle liste d’attesa, anche se toccherà alle Regioni prendere l’iniziativa nei casi di inadempienza rispetto ai tempi stabiliti per legge per l’erogazione delle prestazioni.

PIÙ SODDISFATTO che creativo il ministro Schillaci: «Diamo risposte concrete ai cittadini e maggiore efficienza al servizio sanitario nazionale». La voglia di ombrellone è palpabile. Il rischio di una maratona agostana però è stato evitato. L’iter del provvedimento è stato più lineare di quanto temeva Palazzo Chigi. Non c’è stato bisogno di porre la questione di fiducia per la cinquantanovesima volta per rispettare la scadenza del 6 agosto, ultimo giorno utile per non far decadere il decreto. Dopo le scaramucce iniziali agitate dai governatori leghisti, le Regioni si sono accontentate del passo indietro del governo sui poteri ispettivi, che non verranno più avocati a Roma. Ma hanno messo da parte i malumori sullo scarso finanziamento del decreto, la questione che più impatta sui servizi ai cittadini.

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LE REGIONI potranno infatti acquistare prestazioni supplementari dai privati, chiedere gli straordinari ai medici e assumere nuovi medici, ma all’interno del perimetro fissato dal Fabbisogno Sanitario Nazionale di circa 130 miliardi assegnati dalla legge di bilancio e rimasti invariati. Come ha fatto notare più di un governatore, per tagliare le liste d’attesa sarà dunque necessario impoverire altri servizi, un gioco a somma zero con la salute. «Semmai aumenta la burocrazia, non prevede nuove risorse, nessun piano di assunzioni. È solo un grande bluff» dice Luana Zanella di Avs. «Pretende di risolvere le liste d’attesa senza spendere un euro». Lo conferma l’agitazione degli infermieri proclamata dal sindacato Nursind, che per bocca del segretario Andrea Bottega parla di «mancata attenzione riservata nel decreto» e annuncia uno sciopero in autunno.

PER ANNUNCIARE IL NO del Pd in aula è intervenuta la segretaria Elly Schlein, che ha ricordato il tempismo del decreto partorito nella settimana dalle europee. «Non sarà uno spot pre-elettorale – ha detto – a contenere 10 milioni di prestazioni inevase ad aiutare 4 milioni di persone che aspettano di curarsi». A smentire il ministro della Salute che parla di «misure che affrontano tutti i fattori che hanno contribuito a un aumento intollerabile delle liste d’attesa» ci pensa Giovanni Migliore, segretario della Federazione delle Aziende sanitarie ospedaliere, secondo cui il decreto non affronta il problema degli esami inutili che allungano i tempi: «È necessario lavorare con più determinazione per migliorare l’appropiatezza delle richieste di visite ed esami specialistici» sottolinea.

A FAVORE DEL GOVERNO c’è però la situazione di partenza: un’asticella bassissima che farebbe sembrare un successo anche il ripristino di condizioni appena dignitose. Ad esempio, non deve essere difficilissimo garantire un’ecografia all’addome in meno 498 giorni, ovvero quanto si attende oggi nella Asl di Udine secondo il periodico monitoraggio di CittadinanzAttiva. Il rapporto pubblicato ieri dall’associazione presenta diversi casi limite: in Liguria per una visita cardiologica non urgente si aspettano 427 giorni. Ma anche per le visite urgenti, dove l’impatto degli esami inutili è minore, le cose vanno male. A Bari il 91% delle visite in classe B (da erogare entro 10 giorni) avviene fuori tempo massimo. Nella Asl Napoli 1 l’86% di quelle oncologiche.

DA NORD A SUD, non mancano però le macchie di leopardo di colore opposto: in Calabria, ad esempio, prenotare una visita in tempi celeri è facilissimo, secondo i dati forniti dalla Regione. Merito dei medici cubani? CittadinanzAttiva ha qualche dubbio: «Ci si chiede se l’attendibilità della piattaforma sia reale o se siano necessari ulteriori approfondimenti»