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Conti separati S&P cala del 5%, borsa di Milano in picchiata come l’11 settembre. Trump nega la realtà: «È il momento di diventare più ricchi che mai»

Il venerdì nero dei dazi. Per le borse è il giorno peggiore dal Covid-19 Una foto di Donald Trump e cappellini Maga alla borsa di New York – Ansa

È stata una giornata di picchiate in successione: la prima all’apertura di Wall Street – e delle borse di tutto il mondo – in continuità con la caduta libera inaugurata dai dazi del Liberation Day. Poi dopo la rappresaglia cinese (34% di tariffe sui beni Usa, e una decina di compagnie statunitensi bandite dal Paese), e infine dopo il discorso del capo della Fed Jerome Powell, che non ha raccolto l’invito espresso da Donald Trump tutto in maiuscolo su Truth Social – «Taglia i tassi d’interesse, Jerome, e smetti di giocare alla politica» – per poi ammonire che i dazi rischiano di accelerare l’inflazione e rallentare la crescita. Quando ha rivolto il suo diktat a «Jerome», Trump cavalcava ancora l’onda dell’entusiasmo per un video delirante postato su Tik Tok da un suo follower, che lo ha convinto di aver previsto e anticipato tutto. Anche il crollo dei mercati: deliberato da parte del presidente e strumentale, dichiara il video, a tagliare proprio i tassi di interesse e far scendere i prezzi. Strategia che ha il plauso di Warren Buffet, sostiene tale AmericanPapaBear lanciato sulla ribalta da Trump – mentre proprio Buffet aveva ammonito poche settimane fa che i dazi non li avrebbe pagati «la fatina dei dentini».

Per il mercato statunitense, e quelli europei, è stato infatti il giorno peggiore da marzo 2020, quando le borse raccoglievano l’ondata di panico per l’inizio della pandemia di Covid-19. L’indice azionario S&P ha aperto a quota -2.5%, per arrivare a -5% dopo il discorso di Powell. È già in zona di “correzione”, che nel linguaggio borsistico indica un calo del 10% rispetto al picco positivo precedente, e si avvicina al bear market (calo del 20%) già raggiunto da Nasdaq e dal Russell 2000, che raccoglie i principali titoli a bassa capitalizzazione.

ALLA CITY DI LONDRA il Ftse crolla di oltre il 4%, a Milano si registrano le perdite peggiori di tutte le borse europee: il Ftse Mib arriva al -7.5%, record negativo stavolta non dal Covid ma dall’11 settembre 2001. In tutta Europa sono stati bruciati, solo ieri, circa 820 miliardi di euro – in tutto 1.241 dalla vigilia del Liberation Day.
Una delle poche buone notizie è che a pagare il conto sono anche le Big Tech Usa che hanno fatto quadrato intorno a Trump: Meta (la casa madre di Facebook), Alphabet (Google), Nvidia, Microsoft, Apple sono in caduta libera. Oltre al crollo del 9% della compagnia di Tim Cook c’è quello analogo dell’azienda di Mark Zuckerberg, che ieri ha perso il 9% della sua capitalizzazione di mercato. La Tesla di Elon Musk, legata a doppio filo alla Cina e già azzoppata dall’odio crescente per il suo Ceo, non se la passa meglio.

MA TRUMP (e la tv dei suoi fedelissimi, Fox News) tratteggiano per tutto il giorno una narrazione ribaltata della realtà. Che dalle parti della Casa bianca inizia con un post rivolto agli «investitori che stanno arrivando negli Stati uniti»: «Le mie politiche non cambieranno mai. Questo è un gran momento per diventare più ricchi che mai!». Poi, dopo il report del Labor Department – 228.000 posti di lavoro in più il mese scorso – il tycoon ne approfitta per rappresentare un dato di gran lunga precedente al suo “giorno della liberazione” come un effetto positivo dei dazi, ignorando peraltro il fatto che le assunzioni degli stranieri che cerca instancabilmente di deportare sono in crescita. Infine, si scaglia contro i dazi cinesi: «La Cina se la sta giocando male, si è fatta prendere dal panico!».

Non lo scalfiscono né l’allarme del Fondo monetario internazionale – i dazi rappresentano «un rischio significativo» per l’economia globale – né quello dell’Organizzazione mondiale del commercio, che prevede una contrazione dell’1% del volume degli scambi globali e mette in guardia dalla potenziale «escalation in una guerra dei dazi, con un ciclo di misure di ritorsione che porteranno a un ulteriore calo del commercio». Intanto perfino gli stati americani cominciano a sfilarsi: il governatore della California Gavin Newsom si è appellato ai paesi colpiti dalle tariffe Usa – «La California non è Washington», ha detto chiedendo di risparmiare il suo stato dalla rappresaglia.

UNO DEGLI INDICATORI della gravità della situazione più citati nella stampa Usa è la decisione di Nintendo (l’azienda giapponese di videogiochi) di rimandare le prevendite della sua nuova console Switch 2. La prima versione della console ha venduto nel mondo 150 milioni di unità, di cui 50 solo negli Usa.
«Forse il prossimo film della saga di Terminator sarà Terminator: guerra dei dazi», ironizza il premio nobel per l’economia Paul Krugman. La trama: «Skynet (l’intelligenza artificiale che nella saga ha distrutto il mondo, ndr) non ha bisogno di spazzare via l’umanità con le bombe nucleari, può raggiungere i suoi obiettivi dando semplicemente dei cattivi consigli economici».