Commenti Le virtù salvifiche del più che costoso riarmo europeo sono cieco atto di fede: più che l’incerta difesa comune favorisce la superfetazione degli eserciti nazionali (ricattati sulle quote Nato)
Guerra- Illustrazione A. Martin/Getty Images – Illustrazione A. Martin/Getty Images
Dopo la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti hanno dispiegato in Europa un’imponente forza militare non principalmente per difendere i paesi del Vecchio continente e i loro “valori”, ma per arginare e tenere sotto scacco l’Unione sovietica, (del resto pienamente appagata dal controllo sui paesi dell’Est inquadrati nel patto di Varsavia e all’epoca proiettata piuttosto verso il terzo mondo), nonché per esercitare il proprio ruolo di superpotenza globale. Questo dispiegamento garantiva implicitamente una protezione di fatto degli stati europei da aggressioni e sconfinamenti, non senza imporre però controlli, condizionamenti e veti sul quadro politico dell’Europa occidentale.
Le basi americane e l’ombrello nucleare non sono scomparse con l’uscita di scena dell’Unione sovietica perché Washington non ha rinunciato e non rinuncerà mai al suo protagonismo globale e al potere imperiale che gli corrisponde. Può disprezzare l’Europa occidentale quanto vuole, ma non permetterà a nessun altro di mettervi piede. Da perfetto strozzino quale è Donald Trump pretende semplicemente che gli europei paghino salatamente la loro quota a una alleanza con gli Stati uniti che non è in discussione ma non sarà comunque mai alla pari e men che meno di reciproco vantaggio. E l’Europa, con la sua mediocre classe dirigente, mezza azzoppata e mezza opportunista, si precipita a pagare il conto, riempiendosi la bocca di missioni storiche, di orgogliose autonomie, di spiriti guerrieri e di immaginari baluardi dei valori occidentali dai quali sta invece ampiamente abdicando a partire dal diritto di asilo.
Primo tra tutti il presidente Macron, troppo generosamente paragonato dai russi a Napoleone e non al reuccio Luigi Filippo come meriterebbe, che si fa alfiere della futura grandeur militare europea ed offre l’inutile ombrellino nucleare della sua “force de frappe” ai paesi della Ue, mentre Olaf Scholz gli manda a dire che preferisce quello più sostanzioso della Nato. Perché mai la Russia si dovrebbe fermare? Si chiede e ci chiede il presidente francese. E perché no? Tutto è arbitrario, teatrale, indimostrabile e indimostrato. Perché la Russia dovrebbe voler invadere l’Europa? Nessuno è in grado di darne una spiegazione razionale. Dovrebbe essere Mosca a chiarircelo? E perché l’Europa sarebbe in grave pericolo, come sostiene Ursula von del Leyen?
Perché il mondo si è fatto spietato e brutale e noi non dovremmo essere da meno è la risposta di sconcertante vacuità della governance di Bruxelles. Le virtù salvifiche del costosissimo riarmo europeo sono un cieco atto di fede. E si tratta più che della problematica difesa comune di favorire soprattutto la superfetazione degli eserciti nazionali. Non a caso Trump medita di modulare la protezione Nato sulla base delle quote pagate dai singoli stati nazionali membri del club: offresi abbonamento premium alla difesa statunitense. Nella sostanziale inesistenza di un’Europa politica, affetta per di più dalla crescita esponenziale di forze nazionaliste e tendenzialmente antidemocratiche, che costituiscono il vero pericolo per l’Unione, è la peggiore delle strade che si potessero imboccare.
Se all’Eliseo sedesse qualcuno di migliore di un politico arrogante e presuntuoso a caccia del perduto consenso interno non sarebbe stata accantonata la storica e sana avversione francese per il riarmo della Germania, dove per giunta un partito di ultradestra come l’Afd è al 20 per cento dei consensi, non molto lontano dal poter condizionare in un modo o nell’altro la politica di Berlino. Ma, del resto, anche i governicchi borghesi messi in piedi da Macron in Francia sono tenuti per il collo dal Rassemblement national. È alle singole nazioni di questa Europa, per nulla al riparo da derive nazionaliste xenofobe e autoritarie, che dovremmo mettere in mano uno spaventoso arsenale bellico? E cioè ai veri nemici dell’Unione europea, che non mancheranno di sfruttare a proprio vantaggio il malcontento generato dai tagli della spesa sociale a favore dei programmi di riarmo, mobilitando così il risentimento popolare contro l’establishment di Bruxelles.
Qualcuno in pericolo, non nella retorica ma nella sostanza, però c’è davvero. Si tratta ovviamente dell’Ucraina. Il terreno sul quale Mosca non si fermerà spontaneamente e deve dunque essere fermata con un massiccio sostegno a Kiev senza però la pretesa di potere sconfiggere la Russia. Qui regna la confusione più assoluta: Washington tratta con Mosca senza Ucraina e senza Ue; l’Unione europea sostiene Kiev senza trattare con Mosca e mendicando, per ora invano, una interlocuzione con gli Usa. È incerto se mai questi piani riusciranno a incrociarsi e integrarsi. Quel che è certo è invece che dall’indipendenza dell’Ucraina e dal ripristino della sua autodeterminazione democratica non dipenderanno né i destini dell’Occidente, né quelli dell’Europa, ma il benessere degli ucraini e il ripristino di un principio di giustizia internazionale. Che sarebbe già, viste le premesse e la sequela di errori compiuti, un risultato più che sufficiente.